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Perché Trump ha fatto saltare l’accordo sul commercio globale raggiunto al G7

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Il presidente degli Stati Uniti ha in mente un superamento del G7 per far posto a un G3 che comprenda Stati Uniti, Cina e Russia, escludendo così i paesi europei, in particolare la Germania

Mentre era in volo verso Singapore per partecipare allo storico incontro con il leader nordcoreano Kim Jong Un, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha seguito la conferenza stampa che ha chiuso il vertice G7 del premier canadese Trudeau, in cui veniva criticato per i dazi commerciali imposti agli altri paesi.

“Abbiamo combattuto al fianco degli americani, dovrebbero ringraziarci invece di attaccarci”, ha detto Trudeau. Che ha aggiunto: “Noi canadesi siamo educati e responsabili, ma non ci lasceremo spintonare”.

Trudeau ha quindi confermato l’intenzione di rispondere alle tariffe Usa con nuovi dazi, che scatteranno all’inizio di luglio.

A quel punto Trump ha ordinato ai suoi rappresentati di non firmare il comunicato finale del G7, annunciando la sua decisione con due tweet:


“Sulla base delle false dichiarazioni di Justin durante la sua conferenza stampa, e il fatto che il Canada sta imponendo massicce tariffe doganali ai nostri contadini, lavoratori e compagnie, ho istruito i rappresentanti americani di non appoggiare il comunicato finale del G7, mentre noi valutiamo dazi sulle automobili che inondano il nostro mercato”.


“Il premier canadese Trudeau ha agito gentilmente durante il G7, per poi tenere una conferenza stampa in cui ha detto che ‘le tariffe Usa sono offensive’, e ‘noi non ci lasceremo spintonare’. Molto disonesto e debole. I nostri dazi sono in risposta al 270 per cento di tariffe che lui impone sul latte americano”.

Ma perché Trump ha deciso di far saltare l’accordo arrivato dopo due giorni di difficili negoziati terminati con un documento condiviso da tutti i paesi del G7 che abbozzava un’intesa per regolare il commercio mondiale?

Il presidente statunitense è convinto che nell’immediato il sistema multilaterale limiti le potenzialità economiche del suo paese, che invece non avrebbe rivali in un modello basato sui rapporti bilaterali.

Se tutte le tariffe venissero eliminate, viste le loro dimensioni e la loro capacità innovativa, le aziende made in Usa ne trarrebbero evidenti vantaggi.

Ma, come scrive Paolo Mastrolilli sulla Stampa, nel lungo periodo la questione non è così certa.

Il sistema oggi in vigore ha consentito che gli Stati Uniti rimanessero l’unica superpotenza al mondo, con un’economia da 20 trilioni di dollari all’anno.

Se da un lato la globalizzazione ha sfavorito una fetta di quel popolo americano che ha votato per Trump, non è certo che demolire il modello esistente sia la soluzione più efficace, in particolare nell’incertezza che il presidente ne abbia in testa un altro migliore con cui rimpiazzarlo.

In effetti, i 150 miliardi di surplus commerciale che Trump rimprovera all’Unione europea sono nulla rispetto al bilancio degli Stati Uniti e ci si chiede se per così poco sia giusto rischiare di compromettere l’alleanza che ha aiutato Washington a stabilire il suo primato globale.

Tra l’altro, i posti di lavoro che sono andati in fumo nel Midwest trumpiano non sono certo stati trasferiti nel Vecchio continente, bensì in Cina, che insieme alla Russia, come scrive Mastrolilli, si avvantaggerà più di tutti della discordia tra gli Stati Uniti e i loro alleati.

Alla luce di tutto ciò, sembra che Trump abbia in mente un superamento del G7 che faccia posto a un G3 che comprenda Stati Uniti, Cina e Russia, escludendo così i paesi europei, in particolare la Germania.

In questo senso, le parole di Trump lasciano spazio a poco margine di interpretazione: “Preferisco avere la Russia dentro che averla contro”.

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