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Home » Esteri

Trump ha detto che accetterà il risultato delle elezioni solo in caso di vittoria

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Ancora polemiche per il candidato repubblicano: un'altra donna lo ha accusato di molestie, mentre il direttore della campagna elettorale ha annunciato il suo disimpegno

A poche ore dal duello televisivo finale tra i due candidati alle presidenziali americane, che secondo molti ha visto ancora una volta Hillary Clinton uscire vincitrice, Donald Trump continua con le provocazioni, agitando lo spettro di “elezioni truccate”.

“Accetterò totalmente il risultato di queste storiche elezioni… ma solo se vinco io”, ha dichiarato il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Una frase che l’attuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha definito “pericolosa”, in quanto semina dubbi tra gli elettori sulla legittimità delle elezioni, favorendo così i nemici degli Stati Uniti.

“Trump non può avere i codici nucleari, è inadatto a fare il presidente e lo dimostra ogni singolo giorno”, ha rincarato Obama durante un comizio a Miami a favore di Hillary Clinton.

Al di là delle schermaglie politiche, a 19 giorni dal voto arrivano altre due grane per Trump. Giovedì 20 ottobre una donna ha accusato il magnate newyorkese di molestie sessuali, aggiungendosi alla lunga schiera di denunce arrivate nelle ultime settimane.

La donna, Karena Virginia, ha raccontato ai media che Trump l’avrebbe abbracciata toccandole i seni e facendo commenti sessuali espliciti durante un incontro casuale agli US Open di tennis del 1997.

I guai per il candidato repubblicano sembrano non avere fine: il direttore della sua campagna elettorale, Jim Murphy, ha infatti annunciato in un’intervista al quotidiano americano Politico che lascerà il suo incarico, adducendo motivi personali senza però entrare nei dettagli.

Murphy aveva giocato un ruolo chiave nel tentativo di conquistare i cosiddetti “swing state” – ovvero gli stati con il maggior numero di indecisi – che ora vedrebbero Trump in svantaggio, e aveva rappresentato un’importante figura di raccordo tra il tycoon e il partito repubblicano.

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