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Home » Esteri

Spagna ma non troppo

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Esordiscono oggi nel torneo i campioni d'Europa, ma non tutti i giocatori sono riuniti sotto una sola bandiera

Jordi Alba, Gerard Piqué e Cesc Fabregas sono tre campioni
della nazionale spagnola, detentrice del titolo di Campione d’Europa, che oggi
scenderà in campo per il match d’esordio contro la Repubblica Ceca.

Jordi, Gerard e Cesc, però, sono soprattutto tre ragazzi
catalani, provenienti da quella parte di Spagna che non si considera Spagna.

“Una Nazione, una lingua” e “Catalogna nuovo stato
d’Europa” sono gli slogan principali che accompagnano puntualmente le
manifestazioni in favore dell’indipendenza di questa regione autonoma.

Negli ultimi periodi, gli scontri tra Barcellona e Madrid
non hanno investito soltanto il calcio, ma anche e soprattutto la politica. Nel
capoluogo catalano sono stati esperiti diversi tentativi per intraprendere
definitivamente la strada dell’indipendenza. 

Nel settembre 2012 un grande corteo ha invaso le strade di Barcellona, con
circa due milioni di persone intente a invocare il distacco da
Madrid attraversando le zone più famose della città di Gaudì, come La
Rambla, Placa de Catalunya e la Barceloneta.

Al centro delle proteste la
questione fiscale, con il popolo catalano che ha inasprito la sua posizione a
causa della crisi economica che ha coinvolto la Spagna e non soltanto. La
richiesta è quella legata al trattenimento nel territorio delle imposte versate
dai catalani, gestite da Madrid e poco usate per investimenti pubblici nella regione. 

Secondo il quotidiano La
Vanguardia
, dopo il 2008 la percentuale di persone favorevoli
all’indipendenza per queste ragioni è salita al 51,1 per cento.

Nella seconda parte del 2014 c’è stato il tentativo più serio di affermare
l’indipendenza della Catalogna, attraverso un referendum. Il Parlamento di
Barcellona, dopo aver approvato a maggioranza la “Dichiarazione di
sovranità e del diritto di decidere del popolo della Catalogna”, ha
stabilito i quesiti per la consultazione referendaria legata all’indipendenza.

Come prevedibile, il parlamento nazionale di Madrid ha
rigettato quasi all’unanimità la richiesta di referendum proveniente da
Barcellona, in quanto contrario alla Costituzione spagnola.

Mariano Rajoy, primo ministro iberico, ha tuttavia aperto ad
una possibile riforma della Costituzione, mentre gli intellettuali catalani si
sono appellati al principio di autodeterminazione dei popoli. Questo principio
di diritto internazionale, in realtà non sarebbe applicabile alla
situazione catalana, dal momento che può essere invocato solo in casi di
colonizzazione, occupazione straniera o apartheid.
Come spesso accade è quindi il calcio ad unire una nazione.

Quando oggi
pomeriggio, a Tolosa, risuonerà la Marcha Reàl (per altro l’unico inno del
mondo a non avere un testo) le divisioni saranno messe da parte per
novanta minuti, nei quali tutti, catalani e non, lotteranno per gli stessi
colori della stessa Patria.

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