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Home » Esteri

Siria, cinque soldati americani sono morti in un attacco suicida a Manbij: almeno 20 vittime

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Secondo Erdogan l'attacco punta a convincere Washington a non ritirare i propri soldati dalla Siria

Il 16 gennaio 2019 cinque soldati americani sono morti a seguito di un attacco suicida nella città di Manbij, nel nord-est della Siria, controllata dalle milizie arabo-curde sostenute dagli Usa.

L’attentato, che è stato rivendicato dall’Isis poco dopo, ha provocato almeno 20 morti.

Inizialmente, era stato riferito che i soldati americani morti erano 4. A fornire il nuovo bilancio è stato il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, secondo quanto riporta il Daily Sabah.

L’attacco, secondo il presidente turco, potrebbe essere stato messo a punto per convincere Washington a non ritirare i propri soldati dal paese mediorientale. Erdogan si è detto, però, convinto che la decisione presa da Donald Trump sarà mantenuta.

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’attacco è avvenuto di fronte ad un ristorante nel centro della città, vicino al quale si trovavano alcuni soldati della coalizione internazionale.

“Un attacco suicida ha colpito una pattuglia della coalizione internazionale a Manbij”, ha riferito l’agenzia di stampa del Califfato, Amaq.

L’attacco è avvenuto in una zona della Siria ancora in mano alle Forze democratiche siriane, l’alleanza curdo-araba appoggiata dagli Usa e osteggiata dalla Turchia, che considera i curdi dei “terroristi”.

La città di Manbij in particolare è stata al centro di un duro braccio di ferro tra Ankara e Damasco: il presidente turco Erdogan, subito dopo l’annuncio del ritiro delle truppe americane, aveva minacciato di attaccare al più presto possibile i curdi, ma ha dovuto desistere.

I miliziani delle FDS, per evitare un attacco, hanno chiesto aiuto al presidente Assad, invitando le truppe siriane ad entrare nel loro territorio in cambio di protezione.

Intanto le Forze democratiche siriane, guidate dai curdi del Pyd-Ypg, si sono dette favorevoli alla creazione di una zona cuscinetto al confine tra Siria e Turchia, come suggerito dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo nel corso del suo tour in Medio Oriente.

L’idea era stata subito apprezzata dal presidente turco, che ha cercato di imporre le proprie condizioni per la creazione della buffer zone al confine.

> Guerra in Siria: i curdi sono sempre più soli, ma la Turchia non li attaccherà

L’Isis e il ritiro Usa – L’attacco del 16 gennaio a Minbij smentisce ancora una volta le dichiarazioni del presiedente americano Trump secondo cui l’Isis in Siria è stato sconfitto. Proprio questa teoria è alla base del ritiro delle truppe americane dal paese mediorientale.

Il senatore repubblicano Lindsey Graham ha detto di auspicare che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ripensi alla propria decisione di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria alla luce dell’attentato suicida avvenuto oggi a Manbij nella Siria settentrionale.

“Non saremo mai al sicuro qui se non difenderemo le persone che stanno lì da questa ideologia radicale” ha detto Graham durante un’udienza del Comitato giudiziario da lui presieduto, in cui ha ipotizzato che il ristorante colpito nell’attentato rivendicato dall’Isis sia lo stesso da lui visitato durante un tour diplomatico dello scorso luglio.

> “Abbiamo combattuto l’Isis in Siria, ma per l’Italia siamo pericolosi. Adesso rischiamo di perdere la nostra libertà”
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