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Siria, forte esplosione a sud di Damasco. L’Osservatorio siriano: “Morti e feriti”

Il boato proviene da una delle più grandi arterie della Siria, la strada al-Motahalik al-Janobi

Di Anna Ditta
Pubblicato il 20 Gen. 2019 alle 13:16 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 17:15
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Immagine di copertina
La capitale siriana Damasco. Credit: LOUAI BESHARA / AFP

Una forte esplosione è stata sentita a sud Damasco, nelle vicinanze della strada al-Motahalik al-Janobi. La televisione di stato siriana ha dato la notizia parlando di un probabile “attentato terroristico”.

Secondo l’Osservatorio siriano per i Diritti umani, ci sono “morti e feriti”.

Fonti locali aggiungono che l’esplosione è stata causata da un’autobomba e ha colpito una postazione militare.

Tutte le strade attorno a quella colpita dall’esplsione, nel quartiere di Qazaz, sono state chiuse al traffico, mentre colonna di fumo nero si è levata sulla parte meridionale della capitale siriana.

La Al-Motahalik al-Janobi è una delle più grandi arterie della Siria. Collega Damasco con la Ghouta orientale.

Lo stesso giorno, Siria e Israele hanno denunciato raid aerei incrociati, entrambi sventati.

L’esercito israeliano ha riferito che il sistema difensivo Iron Dome ha intercettato un missile proveniente dalla Siria sulle alture del Golan. La notizia arriva dopo che fonti siriane hanno annunciato di aver fatto fallire un attacco aereo di Israele nel sud della Siria (qui la notizia completa).

La situazione in Siria – Il 16 gennaio 2019 cinque soldati americani sono morti a seguito di un attacco suicida nella città di Manbij, nel nord-est della Siria, controllata dalle milizie arabo-curde sostenute dagli Usa.

L’attentato, che è stato rivendicato dall’Isis poco dopo, ha provocato almeno 20 morti.

L’attacco sarebbe stato messo a punto per convincere Washington a non ritirare i propri soldati dal paese mediorientale, come annunciato invece dal presidente Donald Trump.

A Damasco, la capitale siriana, non risultano attacchi da ottobre 2017, quando 17 persone morirono in diversi attacchi nel quartiere di al-Midan.

Il regime di Assad, sostenuto da Russia e Iran oggi può vantare il pieno controllo sulla maggior parte del territorio siriano, mentre la tensione resta alta nella zona di Deir el Zor, dove è ancora presente l’Isis. 

Idlib è la roccaforte ancora nelle mani dei miliziani di al Nusra e dei ribelli appoggiati dalla Turchia, intorno alla quale è stata istituita da Ankara e Mosca una zona demilitarizzata; Afrin, nel nord ovest, rimane nelle mani dell’esercito turco e dei ribelli loro alleati; infine il Rojava, pari circa al 30 per cento della Siria, è sotto il controllo delle Forze democratiche siriane (FDS) curdo-arabe.

Leggi anche: Guerra in Siria: i curdi sono sempre più soli, ma la Turchia non li attaccherà

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