Non si ferma l’emergenza in Siria

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 11 Ago. 2020 alle 10:44 Aggiornato il 11 Ago. 2020 alle 11:19
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Immagine di copertina
Credit Image: © Mouneb Taim/ZUMA Wire

Le cronache di questi tempi sono quasi completamente incentrate su altre questioni, non dobbiamo però dimenticare che in Sira la guerra c’è ancora. Dall’ormai lontano 2011 sono passati 9 anni, durante i quali in Siria è imperversata la guerra, con alterne vicende. Quest’anno Aleppo è stata liberata, ma sono ancora molte le città nelle mani della dittatura. Si calcola che le vittime, durante questi anni, siano state oltre 400.000; oltre a questo milioni di cittadini, tra cui uomini, donne e tantissimi bambini, sono sfollati, privati non solo dei diritti civili ma anche di qualsiasi bene.

La situazione in Siria oggi
I primi segnali della guerra civile siriana si sono avuti oltre 9 anni fa, con precisione il 15 marzo 2011. Quel gioco sono scoppiate alcune rivolte a Deera, città nel sud del Paese. Nel corso del tempo però la rivolta si è diffusa un po’ ovunque, costringendo gli abitanti a fuggire. Alcuni verso i Paesi vicini, in cerca di una vita migliore; tanti altri sono semplicemente sfollati all’interno del loro Paese, proprio come accadde ai nostri nonni e bisnonni durante la seconda guerra mondiale. Solo che in Siria la guerra non è ancora finita, anzi, oggi i bombardamenti congiunti, portati da più forze militari, anche dei Paesi vicini, sono costanti nel tempo. Alcune tra le città nelle mani della dittatura sono nel frattempo state liberate, come dicevamo appunto di Aleppo. Questo però non significa che la vita sia tornata alla normalità. Più di 6 milioni di sfollati si trovano in condizioni di completo bisogno: senza cibo, senza acqua, farmaci o un luogo dove soggiornare.

Cosa possiamo fare
Purtroppo il conflitto siriano ad oggi sembra ancora difficile da ricomporre. I vari tentativi di stabilire un cessate il fuoco e di far tornare il Paese ad una quasi normalità sono tutti falliti. Per altro ad oggi il conflitto ha una serie di appoggi, all’uno e all’altro schieramento, che rischiano di prolungarlo per gli anni a venire. Noi che viviamo in una situazione decisamente privilegiata possiamo però aiutare la popolazione siriana, i genitori ma anche e soprattutto i bambini. Per dare loro la speranza in un mondo migliore e la possibilità di tornare a vivere, andare a scuola, sentirsi protetti, imparare cosa sia la pace. Purtroppo molti bambini siriani sono nati durante la guerra, questa è l’unica realtà che conoscono. Se anche tu vuoi sperare in un futuro migliore , non serve donare cifre esorbitanti, è sufficiente un piccolo sforzo di tanti per fare la differenza.

Il Covid-19 in Siria
In una situazione già precaria, con la guerriglia che può acuirsi in ogni momento, chiaramente lo scoppio di una pandemia non può che portare ulteriori problematiche. A inizio anno era stato pattuito un cessate il fuoco in varie parti del Paese, che ha portato molti sfollati a tornare nelle loro case, in molti casi distrutte dei bombardamenti. Senza acqua, elettricità, cibo e farmaci il Covid-19 ha facile diffusione, in un Paese già martoriato da 9 anni di guerra. La situazione, anche sotto questo punto di vista, è sconfortante e aggiunge emergenza all’emergenza.

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