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Home » Esteri

Saudite al volante

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In Arabia Saudita è norma diffusa che una donna non possa guidare. Ma un gruppo di attiviste si ribella

Le donne che guidano potrebbero avere ripercussioni sulla salute, in particolare alle ovaie, all’apparato riproduttivo e dare alla luce figli con malformazioni.

Questo è quanto ha dichiarato lo shaykh saudita Saleh al-Luhaydan. A riportare e diffondere la notizia è il sito panarabo ”Al-Arabiya”.

Seppure la proibizione non trovi alcun fondamento all’interno della sharia, della giurisprudenza o dell’Islam stesso, l’Arabia Saudita è l’unico paese al mondo che vieta al 52 per cento dei suoi cittadini, le donne, di guidare l’automobile.

La tesi sostenuta da al-Luhaydan, priva di ogni riscontro scientifico, giunge a meno di un mese dall’inizio della mobilitazione prevista per il 26 ottobre prossimo nella capitale, Riyad.

Centinaia di attiviste, e non, si daranno appuntamento per protestare contro l’imposizione dell’ormai pluridecennale divieto e per chiedere che venga consentito il libero accesso a regolari esami di guida. “Oct. 26th, Driving for Women”, questo il nome dell’iniziativa a cui 6mila donne hanno già aderito firmando la petizione lanciata sul sito oct26driving.com.

È circa un ventennio che si assiste a iniziative di mobilitazione per dire no a qualsiasi discriminazione di genere, sia nella legge che nella prassi. Già nel 1990 un corteo di 47 donne in possesso di patente internazionale sfilò per le vie principali della capitale al volante della propria automobile. La conseguenza fu l’emanazione di una fatwa che rimane tuttora l’unica traccia scritta del divieto.

Recentemente a ottenere grande risalto a livello internazionale è stata la campagna “Women2driving”, lanciata 2 anni fa. Grazie al web e ai social network, le attiviste sono riuscite a organizzare la più grande protesta degli ultimi 20 anni. Molti i messaggi di solidarietà e sostegno provenienti da tutto il mondo. La reazione di Re Abdullah: durissima. Licenziamenti, arresti e torture.

In un clima ultraconservatore come quello saudita, sorprendente è stato l’annuncio dello scorso anno quando il monarca promise di estendere alcuni dei diritti fondamentali anche alle donne.

Dal 2015, secondo quanto affermato da Re Abdullah, le donne avranno diritto al voto, possibilità di candidarsi alle elezioni municipali ed essere nominate a far parte del Consiglio della Shura.

Nonostante queste incerte e ancora inapplicate aperture, non si scorge alcun accenno di abbandono di quella che può essere definita più come una proibizione sociale che legale.

Shaykh Saleh al-Luhaydan, le cui dichiarazioni sono state considerate come un tentativo di dissuadere dalla campagna, non è l’unica voce ad avere pubblicamente sostenuto che il divieto è fondato su basi concrete di «natura fisiologica».

Secondo dichiarazioni risalenti al maggio scorso e denunciate da attivisti per i diritti umani, il gran muftì d’Arabia, Abdul Aziz bin Abdullah al-Ash Shaykh, avrebbe affermato che le donne alla guida farebbero aumentare il numero di incidenti perché incapaci di reagire adeguatamente in caso di pericolo.

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