Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 04:02
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Rio 2016, il maratoneta etiope che rischia la vita per un gesto di protesta contro il suo governo

Immagine di copertina

Feyisa Lilesa, con quel gesto ha voluto denunciare gli atti di forza compiuti contro la comunità degli Oromo. Molti dei suoi membri sono stati uccisi o imprigionati

Sulla XXXI edizione dei Giochi Olimpici a Rio de Janeiro è calato il sipario, ma non sulle storie degli atleti che vi hanno preso parte. È il caso del maratoneta etiope e del suo gesto compiuto al traguardo che non è passato inosservato.

Domenica 21 agosto, Feyisa Lilesa stava disputando la 42 chilometri e nel momento in cui ha tagliato il traguardo – arrivando secondo e aggiudicandosi la medaglia d’argento – ha incrociato le braccia mimando il gesto dei polsi ammanettati. Lo ha fatto come segno di protesta contro il governo del suo paese, l’Etiopia, e a sostegno del suo popolo, gli Oromo. 

Gli Oromo sono una comunità etnica africana diffusa in Kenya e soprattutto in Etiopia dove rappresentano il 32 per cento della popolazione. Negli ultimi mesi, la popolazione degli Oromo in Etiopia è stata sottoposta a continue vessazioni e violenze da parte del governo. 

Nell’ultimo anno, gli Oromo sono stati protagonisti di numerose proteste e rivolte soffocate nel sangue. Centinaia gli oppositori uccisi in maniera indiscriminata per mano del governo etiope. Secondo Human Rights Watch, più di 400 persone sono state uccise a partire dal mese di novembre. Come segno di protesta contro queste uccisioni, attivisti e membri della comunità degli Oromo sono scesi per le strade di Adis Abeba incrociando le braccia a X. 

(Una protesta della comunità etiope degli Orom. Gli attivisti incrociano le braccia simulando dei polsi ammanettati. Credit Reuters)

Quel gesto compiuto dal maratoneta, ripreso dalle telecamere e trasmesso in mondo visione ha assunto un significato più ampio. Proprio per questo motivo, Lilesa rischia ora la vita passando da eroe nazionale per aver partecipato alle Olimpiadi a nemico da stanare.

Ma lui è pienamente consapevole dei rischi ai quali potrebbe andare incontro, dopo quest’episodio, ma non si è lasciato intimorire. Alla fine della gara, nel corso di una conferenza stampa, ha ribadito la sua posizione di sfida verso il governo etiope. “Stanno uccidendo il mio popolo, così sostengo ogni forma di protesta e ogni atto solidale in difesa degli Oromo”. 

“Molti dei miei parenti sono finiti in carcere, e se si parla di diritti democratici si viene uccisi”. 

Non solo uccisi, ma anche imprigionati nelle carceri del paese. “Se torno in Etiopia forse mi uccideranno. Se non lo faranno, probabilmente finirò in prigione. Per il momento non ho ancora deciso cosa farò una volta lasciata Rio”, ha sottolineato Lilesa. 

La condizione degli Oromo e l’uso della forza da parte del governo etiope contro i civili hanno richiamato una certa attenzione solo di recente, ma non ha ricevuto lo stesso peso rispetto al gesto di sfida compiuto da Feyisa. Dall’ufficio dell’ambasciata degli Stati Uniti di Adis Abeba solo una breve nota è stata diramata nella quale si legge “la profonda preoccupazione per episodi recenti di violenze verso i manifestanti”. 

Sui social media, Lilesa con il suo gesto ha ricevuto attestati di stima e di solidarietà divenendo per certi versi il nuovo eroe popolare. 

Ti potrebbe interessare
Esteri / Quando Trump accusava Obama: “Attaccherà l’Iran per ottenere un vantaggio alle elezioni”
Esteri / Pedro Sanchez a Trump: "Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone"
Esteri / Il figlio di Ali Khamenei “curato per mesi nel Regno Unito per impotenza”: il documento degli 007 Usa
Ti potrebbe interessare
Esteri / Quando Trump accusava Obama: “Attaccherà l’Iran per ottenere un vantaggio alle elezioni”
Esteri / Pedro Sanchez a Trump: "Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone"
Esteri / Il figlio di Ali Khamenei “curato per mesi nel Regno Unito per impotenza”: il documento degli 007 Usa
Esteri / L’ex direttore della Cia Panetta: “Trump non sa cosa vuole, non si cambia un regime con le bombe”
Esteri / Continuano i raid Usa e di Israele sull'Iran. Contrattacchi su Kuwait, Emirati Arabi e sulla raffineria saudita di Ras Tanura. Francia abbatte alcuni droni. Nato intercetta un missile in Turchia: "Ma era diretto a Cipro". Giallo sull'elezione del figlio di Khamenei a Guida Suprema. Tel Aviv: "Chiunque sia sarà un bersaglio". Rinviati i funerali di Stato a Teheran. Idf bombarda e avanza in Libano: 72 vittime in 3 giorni. Hezbollah risponde con i missili. Usa affondano una fregata iraniana: 87 morti e 60 dispersi. Cina manderà un inviato speciale in M.O.
Esteri / “Cristiano Ronaldo è scappato dall’Arabia dopo l’attacco iraniano”: il suo jet privato ha raggiunto la Spagna
Esteri / Gli americani bocciano Trump: solo un cittadino Usa su quattro approva l’attacco all’Iran
Esteri / Dietro le quinte: ecco come è stato pianificato il raid aereo di Usa e Israele che ha ucciso Ali Khamenei in Iran
Esteri / Missili, droni e autonomia tattica: dentro la strategia di rappresaglia dell'Iran contro Usa, Israele e i loro alleati
Esteri / Macron rafforza il nucleare francese e allarga l’ombrello a 8 Paesi europei: l’Italia rifiuta