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Home » Esteri

I religiosi pakistani si schierano contro la legge per la protezione delle donne

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La legge approvata dalla provincia del Punjab, dove nel 2013 sono stati riportati quasi 6.000 casi di violenze, è stata bollata come anti-islamica e anticostituzionale

Un potente istituto religioso pakistano che si occupa di fornire consulenze al governo sulla compatibilità tra le leggi e l’Islam ha dichiarato giovedì 3 marzo che la nuova legge che criminalizza la violenza contro le donne è “anti-islamica”.

La Legge per la protezione delle donne, approvata dalla provincia del Punjab (la più grande del Pakistan) la settimana scorsa, fornisce una protezione legale senza precedenti alle donne vittime di violenza domestica, psicologica e sessuale. Inoltre, richiede la creazione di una linea telefonica gratuita per le denunce e di rifugi per le donne.

Ma da quando la legge è passata all’assemblea del Punjab, molti leader religiosi conservatori hanno decretato che la legge è in conflitto con il libro sacro dell’Islam, il Corano, e con la costituzione pakistana.

Tra di loro anche Fazlur Rehman, il capo di uno dei partiti religiosi più grandi del Pakistan, la Jamiat-i-Ulema Islam. “Questa legge rende un uomo insicuro”, ha dichiarato ai giornalisti, “questa legge rappresenta il tentativo di rendere il Pakistan nuovamente una colonia occidentale”.

“L’intera legge è sbagliata,” ha dichiarato il capo del Consiglio dell’Ideologia Islamica, Muhammad Khan Sherani, durante una conferenza stampa, citando versi del Corano per dimostrare quanto la legge fosse “anti-islamica”.

Il consiglio, che esiste da oltre cinquant’anni, è noto per le sue decisioni controverse. In passato ha stabilito che il DNA non può essere utilizzato come prova primaria nei casi di stupro, e ha sostenuto una legge che richiede alle donne che denunciano di esserne state vittime di portare quattro testimoni uomini a deporre in tribunale prima che il caso possa essere instaurato.

La decisione del consiglio, presa a gennaio, di ostacolare una proposta di legge per imporre pene più severe per il matrimonio di bambine dell’età di otto o nove anni ha fatto infuriare gli attivisti per i diritti umani.

La nuova legge stabilisce che giurie distrettuali si occupino di investigare le denunce di abusi, e prevede l’uso di braccialetti elettronici per controllare i responsabili dei crimini violenti.

Nel 2013, sono stati registrati quasi seimila casi di violenza contro le donne nel solo Punjab, secondo il gruppo in difesa dei diritti delle donne Aurat Foundation.

Quei casi rappresentavano il 74 per cento di quelli sull’intero territorio nazionale, ma i dati relativi al 2013 sono gli ultimi disponibili.

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