Professore pakistano condannato a morte dopo una lezione sui diritti delle donne

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 29 Gen. 2020 alle 10:48 Aggiornato il 29 Gen. 2020 alle 15:14
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Immagine di copertina
Junaid Hafeez, il professore pakistano condannato all'impiccagione

Il professore pakistano che difende i diritti delle donne condannato all’impiccagione

“Non impiccate il professor Junaid Hafeez” è la petizione per salvare l’insegnante pakistano condannato all’impiccagione per blasfemia il 21 dicembre scorso. La sua colpa? Avere insegnato ai suoi studenti i diritti delle donne.

A lanciare la petizione su Change.org per salvare il giovane insegnante pakistano è Helen Haft, una ricercatrice statunitense.

Il professore Junaid Hafeez, 33 anni, attivista dei diritti umani, insegnava all’università Bahauddin Zakariya a Multan, una città situata nel Pakistan centrale nella regione del Punjab. Dopo essere tornato nel suo Paese di origine dal Mississippi, dopo si è trattenuto per un soggiorno accademico come borsista del Programma Fulbright, il professore pakistano Junaid Hafeez ha voluto trasmettere agli studenti del suo Paese l’amore per la giustizia sociale e per la letteratura.

“Junaid e io abbiamo preso entrambi parte al programma di scambio accademico Fulbright – scrive nella petizione Helen Haft – giorni prima di aver appreso della sua condanna a morte avevo pubblicato un pezzo sulla blasfemia in Pakistan. Il codice di procedura penale del Pakistan stabilisce la pena di morte “per chiunque a parole, sia per iscritto che a voce, denigra il sacro nome del Santo Profeta Maometto (su di Lui la pace)”. Da quando in Pakistan è stata introdotta la pena di morte per blasfemia negli anni 80 si sono verificate 1500 accuse di blasfemia. Un’accusa che equivale a una sentenza di morte”

Il professore è stato accusato di aver pronunciato parole blasfeme durante le sue lezioni. Inoltre, secondo un gruppo di studenti conservatori Junaid Hafeez avrebbe anche insultato il Profeta Maometto sui social.

Il giovane insegnante è stato arrestato nel 2013 e da quel momento è stato sempre recluso in isolamento. Il suo avvocato, Rashid Rehman, è stato assassinato nel 2014 per aver deciso di difenderlo.

“Il caso di Junaid verrà sicuramente impugnato in appello tuttavia nel mentre il professore rischia di essere ucciso in qualsiasi momento. Non c’è garanzia che il verdetto verrà ribaltato ed è imperativo che la comunità globale prenda posizione contro questa violazione dei diritti umani”.

#GiustiziaPerJunaidHafeez è l’appello della petizione che chiede l’abrogazione delle leggi sulla blasfemia in Pakistan. “Sono uno strumento che può essere utilizzato contro chiunque in qualsiasi momento. Le leggi impediscono alle persone di parlare non solo riguardo alla religione ma anche su tematiche come i diritti delle donne. Le leggi ad oggi hanno ridotto al silenzio attiviste e attivisti per i diritti delle donne, per i diritti umani, giornalisti, professori e cittadini comuni. Mentre minoranze religiose, dissidenti politici, liberi pensatori e intellettuali sono spesso presi di mira, le prime vittime sono gli stessi musulmani”.

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