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Peter Thiel lancia “Objection”, il tribunale online basato sull’intelligenza artificiale che scheda e minaccia i giornalisti

Immagine di copertina
Credit: Unsplash

Un processo in 72 ore per valutare, attraverso l’intelligenza artificiale, il lavoro dei giornalisti investigativi, verificare inchieste e attribuire punteggi di affidabilità ai reporter

Un processo in 72 ore per valutare, attraverso l’intelligenza artificiale, il lavoro dei giornalisti investigativi, verificare inchieste e attribuire punteggi di affidabilità ai reporter: è l’obiettivo
di “Objection”, la nuova startup statunitense lanciata da Peter Thiel, fondatore di Palantir, e fautore della nuova “Repubblica tecnologica” tra AI e Stato. “Oggi, chiunque può pubblicare accuse. Quasi nessuno può permettersi di confutarle. Objection cambia le cose” è lo slogan con il quale viene presentata la piattaforma capeggiata dall’imprenditore australiano Aron D’Souza, già noto alle cronache per aver organizzato le “Olimpiadi dei dopati”, competizione che ha l’obiettivo esplicito di rendere legale l’utilizzo di farmaci illegali.

La piattaforma consente, pagando dai 2mila fino a un massimo di 10mila dollari, di contestare articoli e inchieste aggiungendo le proprie obiezioni. Gli articoli in questione vengono poi sottoposti a strumenti di intelligenza artificiale e a una squadra di consulenti privati, provenienti da apparati investigativi e di intelligence tra cui Cia e Fbi che eseguono il fact checking. Dopo appena tre giorni arriva il risultato finale che produce il cosiddetto “Honor Index”, un verdetto reputazionale che dà un punteggio all’affidabilità del giornalista sotto accusa. 
”È un tentativo di verificare i fatti. La saggezza della folla unita al potere della tecnologia 
per creare nuovi metodi di divulgazione della verità” ha dichiarato D’Souza.

Sulla carta, quindi, l’obiettivo è quello di contrastare fake news e campagne diffamatorie. Il vero rischio, però, è quello di silenziare i giornalisti preventivamente. Le più importanti inchieste degli ultimi anni, infatti, si sono basate su fonti anonime, testimonianze riservate e fughe di documenti. Sottoporre il lavoro giornalistico a una verifica basata sull’intelligenza artificiale rischia di trasformarsi in una vera e propria censura preventiva. Ostacolare di fatto la protezione delle fonti riservate significa mettere in pericolo il lavoro delle testate indipendenti.

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