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Argentina, Macri sconfitto alle primarie presidenziali

Non si è trattato solo di primarie per scegliere i candidati dei partiti, ma di un importante sondaggio per le prossime elezioni a livello nazionale

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 12 Ago. 2019 alle 08:12 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 17:09
Immagine di copertina
Alberto Fernandez Credit: Mariano Gabriel Sanchez / Anadolu Agency

Argentina, Macri sconfitto alla primarie presidenziali

Nelle elezioni primarie in Argentina di domenica 11 agosto il grande sconfitto è il presidente Mauricio Macri. Le elezioni, svoltesi in vista delle presidenziali del prossimo 27 ottobre, hanno visto il repubblicano Macri ampiamente superato dal candidato dell’opposizione peronista Alberto Fernandez.

Con il 100 per cento delle schede scrutinate la coalizione ‘Fronte di tutti’ di Fernandez e dell’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha raccolto 10,6 milioni di voti (48,86 per cento), mentre la coppia Macri-Miguel Angel Pichetto di ‘Insieme per il cambiamento’ ha ottenuto 7,2 milioni di voti (33,27 per cento).

Primarie in Argentina, prove generali per le presidenziali

In realtà ogni partito ha già nominato al proprio interno i candidati: le primarie in Argentina sono state soprattutto una prova per capire la forza relativa di ciascuna formazione e per misurare il sostegno dell’attuale presidente conservatore Mauricio Macri.

Gli analisti hanno sottolineato che se questo fosse stato il risultato ufficiale di ottobre, l’opposizione avrebbe conquistato la Casa Rosada presidenziale al primo turno, senza bisogno di ballottaggio.

Il primo irreversibile verdetto offerto dalle primarie è che soltanto quattro ‘ticket’ presidenziali avendo superato almeno l’1,5 per cento dei voti potranno sfidarsi nelle presidenziali del 27 ottobre.

Primarie in Argentina, il successo per l’opposizione peronista

Il sistema delle primarie fu introdotto nel 2009 dall’allora presidente Cristina Kirchner, dopo una sconfitta imprevista nelle elezioni di metà mandato. Il sistema si chiama “primarie simultanee obbligatorie” (“PASO”, in spagnolo) e obbliga tutti i partiti che intendono partecipare alle elezioni presidenziali a presentare almeno un candidato.

Il sistema obbliga anche gli elettori e le elettrici a votare: non votare, senza una valida giustificazione, rischia di portare a una multa. Voteranno 33,8 milioni di argentini e ciascun candidato dovrà ottenere almeno l’1,5 per cento dei voti per potersi poi presentare alle elezioni vere e proprie.

Senza celare la propria delusione Macri è stato il primo ad affrontare i giornalisti in campagna elettorale, dichiarando di riconoscere “di aver avuto una cattiva elezione”, rivolgendo comunque un appello alla coalizione da lui guidata a “raddoppiare gli sforzi” per vincere la sfida elettorale di ottobre.

Raggiante dopo aver appreso il margine del suo successo, Fernandez ha invece assicurato che gli argentini hanno inviato un messaggio che è il primo passo per “costruire un’altra storia” e fare “una Argentina migliore”.

Il successo a livello nazionale dell’opposizione peronista è stato molto significativo anche nella provincia di Buenos Aires, principale bacino elettorale, dove il candidato del ‘Fronte di tutti’, Axel Kicillof ha sconfitto ampiamente la governatrice uscente alleata di Macri, Maria Eugenia Vidal.

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