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Un’inchiesta svela il piano della Russia per influenzare l’Africa

Alcuni documenti trapelati al Guardian rivelano un'operazione di Mosca volta a trasformare l'Africa in un hub strategico ai suoi interessi

Di Anna Ditta
Pubblicato il 11 Giu. 2019 alle 17:06 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:47
Immagine di copertina
Il presidente russo Vladimir Putin. Credit: Olga MALTSEVA / AFP

Piano Russia per influenzare Africa

Mosca sta cercando di rafforzare la sua presenza in almeno 13 paesi dell’Africa costruendo relazioni con i governi esistenti, stringendo accordi militari e formando una nuova generazione di “leader” e agenti sotto copertura. A rivelarlo è un’inchiesta del quotidiano The Guardian, che si basa su alcuni documenti trapelati.

I documenti sono stati ottenuti dal Dossier Center, gruppo investigativo con sede a Londra e finanziato da Mikhail Khodorkovsky,  imprenditore russo in esilio, ritenuto nel 2003 l’uomo più ricco in Russia.

Al centro dell’operazione di Mosca volta a trasformare l’Africa in un hub strategico ai suoi interessi, c’è Yevgeny Prigozhin, imprenditore russo nel settore catering legato al Cremlino e soprannominato “lo chef di Putin”.

Gli obiettivi, secondo i documenti, sono sia di “intimidire” gli Stati Uniti e le ex potenze coloniali nella regione, sia evitare possibili rivolte filo-occidentali.

I documenti mostrano la scala delle recenti attività collegate a Prigozhin in Africa.

Diverse società collegate all’oligarca, inclusa la Wagner, vengono chiamate dai dipendenti genericamente “la società”.

Le sue attività inoltre sono coordinate con alti funzionari all’interno dei ministeri russi degli Esteri e della Difesa della Russia, come i documenti sembrano evidenziare.

Una mappa datata dicembre 2018 e visionata dal Guardian mostra il livello di cooperazione tra “la società” e i governi africani, paese per paese.

Alcuni simboli indicano legami militari, politici ed economici, addestramento della polizia, progetti mediatici e umanitari e “rivalità con la Francia”. Il cinque è il livello più alto, l’uno è il più basso.

I rapporti più stretti sono quelli in corso con la Repubblica Centrafricana, il Sudan e il Madagascar (tutti con punteggio 5). La Libia, lo Zimbabwe e il Sud Africa hanno 4 punti, secondo la mappa, con il Sud Sudan a 3, mentre Repubblica Democratica del Congo, Ciad e Zambia hanno un punteggio di 2.

Altri documenti citano l’Uganda, la Guinea equatoriale e il Mali come “paesi in cui abbiamo in programma di lavorare”.

La Libia e l’Etiopia, inoltre, sono contrassegnate come nazioni “dove la cooperazione è possibile”. L’Egitto è descritto come “tradizionalmente di supporto”.

La Russia non ha mai dimostrato particolare interesse diplomatico verso l’Africa, finché le sanzioni occidentali imposte per l’annessione della Crimea nel 2014 non l’hanno spinta a cercare nuovi alleati.

Il Cremlino ha recentemente intensificato le operazioni a terra in Libia.

A novembre 2018 Khalifa Haftar si è recato a Mosca e ha incontrato il ministro della difesa, Sergei Shoigu. Prigozhin è stato avvistato durante i colloqui.

Piano Russia per influenzare Africa | Chi è Yevgeny Prigozhin

Prima di diventare miliardario e uomo d’azione del Cremlino, Yevgeny Prigozhin vendeva hot dog.

Nato a San Pietroburgo nel 1961, ha trascorso 9 anni in prigione dopo essere stato condannato per una rapina e altri reati.

Dopo il carcere, ha deciso di entrare in affari, aprendo prima una bancarella di hot dog e poi aprendo un ristorante.

Nel 2001 Prigozhin ha servito personalmente il nuovo presidente della Russia, Putin, e il primo ministro giapponese, Yoshirō Mori.

Due anni dopo, si occupò del catering per i banchetti del Cremlino e per la festa di compleanno di Putin. Per questo si è guadagnato il soprannome di “chef di Putin”.

In seguito, Prigozhin si è assicurato ricchi contratti statali per le mense scolastiche e militari e divenne un oligarca, con un palazzo a San Pietroburgo, uno yacht, un aereo privato, l’eliporto.

Prigozhin è stato collegato da diverse inchieste giornalistiche sia alla fabbrica di troll russi di San Pietroburgo, uno dei centri che secondo Robert Mueller hanno interferito nelle elezioni del 2016, sia al gruppo Wagner, società militare privata , operativa in Siria e nell’est dell’Ucraina.

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