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I pescatori italiani in cambio del silenzio su Regeni? L’intervento di Al Sisi che avrebbe sbloccato il caso Libia

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Partiamo dalla fine. I due pescherecci di Mazara del Vallo con pescatori al seguito sono in navigazione verso l’Italia. I 18 uomini dell’equipaggio sono stati liberati ieri dal governo del generale Haftar dopo la missione lampo in Libia del premier Conte e del ministro degli Esteri Di Maio. Le imbarcazioni hanno lasciato il porto di Bengasi solo in nottata, un ritardo dovuto alla necessità di ricaricare le batterie dei motori rimaste ferme per 108 giorni dopo il sequestro avvenuto il primo settembre scorso.

Nonostante il successo dell’operazione, il viaggio a Bengasi di Giuseppe Conte e Luigi Di Maio fa sorgere più di qualche domanda. Solitamente operazioni di questo calibro vengono svolte sul campo dal personale diplomatico e agenti dei Servizi e non dai rappresentanti di governo, che in genere accolgono gli ostaggi liberati all’aeroporto militare di Ciampino. Il rapimento di Silvia Romano ne è un esempio.

Ma c’è di più. Di Maio e Conte, una volta atterrati, sono stati accolti dal generale Haftar, il cui governo non è riconosciuto ufficialmente dalla comunità internazionale che ha invece ‘puntato’ sull’esecutivo di Tripoli, guidato da Fayez al Serraj e riconosciuto dall’Onu. “Il fatto che un presidente del Consiglio e un ministro degli Esteri si siano mossi per andare a sancire la liberazione da un generale, il generale Khalifa Haftar, che non ha alcun riconoscimento internazionale o che non dovrebbe averne, è naturalmente il prezzo implicito che abbiamo pagato per risolvere questa situazione”, dice all’Adnkronos Arturo Varvelli dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr).

Nella notte la versione di Haftar parla di “scuse ufficiali” che il premier avrebbe fatto al maresciallo della Cirenaica per lo sconfinamento dei pescherecci italiani. All’agenzia Nova una fonte di Haftar dice che le “autorità italiane faranno sì che non avvengano altre violazioni del genere”. E poi passa a parlare dei 4 calciatori/scafisti libici detenuti in Italia: Haftar gli ha chiesto la liberazione, Conte avrebbe promesso che “se ne occuperà”, anche se il governo in Italia non ha autorità sulla magistratura. Ma “si impegnerà a migliorare le loro condizioni di detenzione”.

Ma il peso politico di questo incontro è stato probabilmente sottostimato. “La visita lampo di ieri è qualcosa di politicamente rilevante ma va inquadrata in un contesto più ampio che è quello dei rapporti che l’Italia – in maniera altalenante – ha intrattenuto con le due fazioni concorrenti in Libia, continuando a sfruttare il proprio peso da una parte e dall’altra. Sicuramente Haftar non è mai uscito di scena e l’Italia è sempre stata consapevole della necessità di avere un rapporto bilanciato. Dal punto di vista politico, Haftar rimane un riferimento nel Paese, qualunque equilibro futuro della Libia non potrà prescindere da lui. La visita di Conte e Di Maio ha in sé un valore politico ben superiore e ben evidente alla luce dell’incontro con Haftar, l’Italia in questo modo ha lanciato un segnale chiaro: non ha problemi a tenere un canale di dialogo aperto nei confronti del generale della Cirenaica. Lo spiega a TPI Silvia Colombo, responsabile di ricerca nel programma Mediterraneo e Medio Oriente dell’Istituto Affari Internazionali.

“Ci sono vari livelli di analisi per leggere quello che è avvenuto”, prosegue Colombo. “Sicuramente c’è la questione contingente della liberazione di 18 ostaggi, frutto di un lavoro diplomatico. Ma c’è un’ulteriore livello di analisi che tiene conto della tempistica e di un tempismo significativi: noi come Italia, per bocca del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, abbiamo fatto dichiarazioni sulla volontà di andare a fondo della questione del non rispetto dei diritti umani anche da parte del regime egiziano, in particolar modo riferito al caso di Giulio Regeni. Sapendo che Haftar è legato a doppio filo con il regime di Al Sisi, è possibile vedere in questa mossa della liberazione dei pescatori un’azione da parte di Al Sisi che, influendo su Haftar, ha così voluto lanciare un segnale di distensione verso l’Italia. Le tensioni tra Italia ed Egitto potrebbero aver trovato nella sponda libica uno spazio ulteriore per dipanarsi ma anche per trovare una soluzione.

Il ruolo di Al Sisi nella liberazione dei pescatori

Dopo una settimana di silenzio dalla chiusura dell’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, il ministro Di Maio ha parlato apertamente per coinvolgere l’Europa sul caso, “Vedremo ora quali mosse porterà avanti l’Italia in questo senso”, afferma Colombo. “Il fatto che dal 10 dicembre a oggi non si sia fatto altro che parlare del caso Regeni e che l’Italia possa agire sul versante europeo, ha fatto sì che forse in quest’ultima settimana qualcosa si sia messo in moto, che tutti i fattori si siano attivati per la risoluzione del caso, compreso l’intervento di Al Sisi su Haftar. Sicuramente un collegamento c’è, non è possibile negarlo, anche solo per come si sono messi in ordine gli eventi, anche perché le vicende precedenti corroborano questa ipotesi. Noi ora vediamo solo la punta dell’iceberg, bisognerà attendere l’evoluzione delle relazioni diplomatiche”, aggiunge Colombo.

I rapporti Egitto-Libia-Italia sono sicuramente in un momento caldo e complicato, è una fase importante, delicata ed è giusto farsi domande. Non dimentichiamo anche che tutti i negoziati sulla Libia attualmente sono in una fase di rallentamento e il ruolo giocato dell’Italia può avere un valore da questa prospettiva. L’incontro del premier e del ministro Di Maio con Haftar ha certamente dato visibilità al generale della Cirenaica e l’Egitto avrebbe potuto voer fare la propria parte mandando un segnale a Roma. “Segnali reciproci – spiega Colombo – in cui l’Egitto aiuta l’Italia sui pescatori facendo pressioni su Haftar e chiedendo in cambio meno rumore sul caso Regeni”, tornato proprio negli ultimi tempi sui tavoli diplomatici dell’intera Europa.

“Sulla vicenda dei pescatori c’è sicuramente un iter di negoziati e trattative che hanno portato a questa liberazione, che poi siano intervenuti dei fattori ulteriori – alcuni dei quali riguardano le relazioni bilaterali tra Italia ed Egitto, e che quindi in qualche modo l’Egitto abbia voluto fare la propria parte mandando un segnale a Roma – non è da escludere. Il tempismo lascia spazio a questo tipo di ragionamenti. Siamo però ancora nell’alveo del plausibile ma non provato“, prosegue Colombo.

Che la detenzione dei pescatori italiani fosse diventata ben presto una questione politica era sotto gli occhi di tutti. Il prezzo per la loro liberazione, invece, resta ancora un’incognita. Molto dipenderà dai prossimi passaggi diplomatici. “Ma l’Italia deve chiarire la propria posizione: non può esporsi sui diritti umani in Egitto e poi dall’altra parte scendere a patti con il regime. Bisogna capire quali fattori sono intervenuti in questo processo. Il prezzo della liberazione si andrà via via chiarendo: osservando quanto margine di azione avrà la diplomazia italiana sul caso Regeni si potrà giungere a conclusioni. Se le cose non andranno avanti ci sarà sicuramente qualcosa che ha spinto l’Italia a fare un passo indietro”.

Leggi anche: 1. Conte in Libia, liberati i pescatori italiani. L’armatore a TPI: “Siamo con le lacrime agli occhi” /2. Chi sono i pescatori italiani liberati in Libia /3. “Libia: forze di Haftar fermano nave turca, liberata dopo 4 giorni” /4. Pescatori italiani sequestrati in Libia, sit in a Mazara del Vallo vicino alla casa dei genitori del ministro Bonafede: “Liberateli” | VIDEO

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