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Pescatori italiani liberati in Libia, media pro Haftar: “È stato uno scambio di prigionieri”

Di Anna Ditta
Pubblicato il 18 Dic. 2020 alle 13:59
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Immagine di copertina
A sinistra i pescatori liberati, a destra il generale libico Khalifa Haftar

Il rilascio dei 18 pescatori di Mazara del Vallo annunciato ieri dopo oltre 100 giorni di prigionia in Libia è frutto di uno “scambio di prigionieri“: a sostenerlo sono fonti libiche citate dal quotidiano panarabo vicino al generale Khalifa Haftar, Asharq al-Awsat, secondo le quali in cambio dei marittimi (otto tunisini, sei italiani, due indonesiani e due senegalesi) sono stati rilasciati quattro libici. L’accordo sarebbe stato raggiunto “sullo sfondo di una mediazione regionale”, di cui però non stati dati dettagli.

Ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio erano volati a Bengasi poche ore prima dell’annuncio della liberazione dei 18 membri dell’equipaggio dei pescherecci Antartide e Medinea. I pescatori sono partiti la notte scorsa da Bengasi proprio a bordo delle due imbarcazioni e saranno scortati fino all’arrivo in Italia dalla fregata Margottini della Marina Militare – impegnata nell’Operazione nazionale Mare Sicuro – che li ha intercettati all’uscita delle acque territoriali libiche. La nave garantirà il transito in mare in sicurezza fino a Mazara del Vallo, nella Sicilia occidentale, dove l’arrivo è previsto per la mattina di domenica 20 dicembre.

Intanto, il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), ha chiesto l’audizione del presidente del Consiglio, del ministro degli Esteri e del direttore dell’Aise al Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica “al fine di chiarire nelle sedi competenti quali siano state le modalità della liberazione” dei pescatori.  “Ora è evidente quel che il governo ha sempre smentito: si è trattato di un rapimento politico che ha raggiunto il suo obiettivo, la sottomissione dell’Italia”, ha dichiarato Urso. “È quanto avevamo sempre sostenuto nei nostri interventi in Aula e nelle nostre interrogazioni ma il ministro degli Esteri, invece, caparbiamente insisteva che avevano sbagliato i pescatori a inoltrarsi, a loro rischio, in quel mare conteso e che il sequestro non aveva nulla a che fare con la sua missione in Libia che si svolgeva proprio in quelle ore e che mirava a delegittimare Haftar”.

“Il prezzo politico, altissimo, che l’Italia ha pagato per ottenere finalmente la liberazione, dopo 108 giorni, dei nostri pescatori, dimostra senza ombra di dubbio”, continua il senatore, “che il sequestro è stato effettuato solo al fine di costringere l’Italia a consacrare Haftar come unico interlocutore della Cirenaica conferendo a lui quel ruolo centrale nelle trattative di pace in corso, che ormai tutti gli negavano. L’Italia ne esce umiliata, relegata a comparsa laddove era sempre stata protagonista”.

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