Patrick Zaky, altri 15 giorni di detenzione: avvocati informati dopo 72 ore

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 5 Giu. 2020 alle 10:03 Aggiornato il 5 Giu. 2020 alle 10:27
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Immagine di copertina

La misura cautelare disposta per Patrick George Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna in carcere in Egitto da inizio febbraio, è stata rinnovata di altri 15 giorni. Una decisione purtroppo prevedibile quella del tribunale egiziano che ha fissato la prossima udienza per il 16 giugno. L’esito dell’ultima udienza – che era fissata al primo giugno – è stato appreso ieri dagli attivisti che si battono per la causa del ricercatore. Il rinnovo di custodia, scrivono su Facebook, è avvenuto senza la presenza né di Patrick né dei suoi avvocati.

“L’ultima volta che Patrick si è presentato davanti a un pubblico ministero è stata il 7 marzo, a un mese dal suo arresto” scrivono gli attivisti del gruppo ‘Patrick Libero’, “il che significa che Patrick è stato in detenzione preventiva senza presentarsi davanti a un pubblico ministero già da quasi tre mesi”. Patrick, 28 anni, frequentava a Bologna il master europeo Gemma ed è un attivista per i diritti umani e civili, in particolare Lgbti.

Zaky è in carcere da inizio febbraio con accuse che vanno dall’istigazione alla violenza al terrorismo basate su post su Facebook da un account che i suoi legali affermano sia falso. Nelle prime 24 ore del suo arresto avrebbe subito torture e minacce. La famiglia non lo vede dal 9 marzo. Amnesty International ha denunciato casi di Coronavirus nel complesso carcerario di Tora, dove Zaky è detenuto, alle porte del Cairo. Soggetto a rischio perché asmatico, gli attivisti chiedono la liberazione immediata del ricercatore anche per motivi di salute. “Nonostante le smentite ufficiali, i gruppi egiziani per i diritti umani denunciano la diffusione del Covid-19 nella prigione di Tora”, ha scritto su Twitter Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Intanto – aggiunge – per l’Eid sono stati scarcerati 3000 detenuti tra cui ladri e almeno un assassino ma non Patrick Zaky e gli altri”.

La Regione Emilia Romagna interrompe un accordo con l’Egitto

L’Emilia-Romagna stoppa l’accordo con l’Egitto in materia di educazione e formazione, perché “non ci sono le condizioni per la ratifica”. Il motivo? La mancata verità sul caso di Giulio Regeni e la detenzione di Patrick Zaki. Lo spiega Elly Schlein, vicepresidente della Regione: “Non possiamo considerare normali le nostre relazioni col Governo egiziano”, dice chiaro e tondo.
“La Giunta ha deciso di chiedere la sospensione dell’esame di questo provvedimento che riguarda un accordo su educazione e formazione professionale che coinvolge un fondo che fa capo al Consiglio dei ministri egiziano”. In questo momento, afferma Schlein, “non ravvisiamo le condizioni per ratificare l’accordo, perché non possiamo considerare normali le nostre relazioni col Governo egiziano quando da 52 mesi ancora chiediamo verità e giustizia per Giulio Regeni, senza ottenere risposte, e quando dal 7 febbraio Patrick Zaki, iscritto all’Alma Mater di Bologna, è detenuto in un carcere egiziano fino a data da destinarsi senza avere chiarezza sulle ragioni di questa detenzione e senza notizie sulle sue condizioni psico-fisiche, che ci preoccupano”.

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