Cosa è successo a Parigi durante l’attacco in Prefettura: 4 poliziotti sono stati uccisi, morto anche l’aggressore

Anche l'aggressore è stato ucciso durante l'assalto. Diciotto mesi fa si era convertito all'Islam

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 4 Ott. 2019 alle 13:23 Aggiornato il 4 Ott. 2019 alle 14:52
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Immagine di copertina
La Préfecture di Parigi dopo l'attentato (Credits: AFP)

Parigi, attacco in Prefettura: cosa è successo

Quattro funzionari di polizia, tre uomini e una donna, sono stati massacrati a colpi di pugnale da un collega nella centralissima sede della Préfecture de Police di Parigi, di fronte alla cattedrale di Nôtre-Dame. La Préfecture corrisponde in Italia alla nostra Questura.

Ieri, 3 ottobre 2019, tra le 12.30 e le 13, l’aggressore, Michael Harpon, ha fatto irruzione negli uffici del primo piano della Préfecture armato di un coltello in ceramica. Prima ha attaccato tre agenti in due uffici situati al primo piano della Préfecture, a due passi dalla Senna. Si è poi incamminato in altre zone dell’edificio colpendo sulle scale altre due funzionarie.

Una volta sceso nel cortile, ha incontrato un altro poliziotto che lo ha invitato a lasciare quel coltello da cucina con cui aveva già ucciso i quattro colleghi. Di fronte al rifiuto di Harpon, l’agente ha aperto il fuoco, mirando alla testa. E lo ha ucciso.

Oltre ai quattro morti, e all’assalitore, un ferito è stato operato nel pomeriggio, ma le notizie sul suo stato di salute sarebbero “rassicuranti”.

Parigi, attacco in Prefettura: chi è il killer

Michael Harpon, 45 anni, prestava servizio come esperto informatico alla Drpp, la Direction du Renseignement de la préfecture de police de Paris, ovvero i servizi di intelligence.

Era nato a Fort-de-France, in Martinica, territorio francese d’oltremare. Da piccolo gli avevano diagnostica una forma di sordità e aveva difficoltà di linguaggio. Con la moglie, Ilham Eddibes, comunicava attraverso la lingua dei segni. I due avevano un figlio.

L’aggressore secondo quanto riferito da colleghi e diversi testimoni, non aveva “mai presentato difficoltà comportamentali” né “il minimo segno di allerta”.

Con venti anni di servizio alle spalle, viene descritto come “un impiegato modello” della Préfecture. Al di sopra di ogni sospetto, ma c’è chi racconta che spesso “non veniva preso sul serio”.

Secondo diverse fonti citate dai media transalpini, si era convertito all’Islam 18 mesi prima dell’attentato. Anche la moglie è di fede musulmana. Ma, a poche ore dall’attacco in prefettura a Parigi, nessun elemento consente di concludere, al momento, che si fosse radicalizzato.

Gli agenti hanno perquisito il suo domicilio di Gonesse, in Val d’Oise, e hanno posto la moglie in stato di fermo.

Parigi, attacco in Prefettura: attentato terroristico?

Al momento, la procura antiterrorismo non ha ritenuto opportuno occuparsi dell’inchiesta. Gli inquirenti propendono piuttosto per un movente personale, legato a un conflitto sul luogo di lavoro.

L’ipotesi “attentato terroristico”, quindi, è un’ipotesi che, così come le altre, “non viene scartata” ma nemmeno confermata.

“Non è perché sei musulmano che sei terrorista. Convertirsi all’Islam non è un segno automatico di radicalizzazione”, ha precisato la portavoce del governo francese, Sibeth Ndiaye, fedelissima del presidente Emmanuel Macron, intervistata da France Info.

Ndiaye tra l’altro mette in guardia dalle “elucubrazioni” che impazzano sui social network circa il profilo di Michael Harpon. “Contrariamente a un certo numero di ‘fake news’ che circolano sui social network, non c’è alcuna indicazione su un’eventuale radicalizzazione”, ha insistito. E ha concluso: “L’inchiesta deve proseguire”.

Secondo la moglie il killer aveva “avuto delle visioni e udito delle voci” la notte precedente. Interrogata dagli inquirenti e tuttora in stato di fermo, Ilham Eddibes ha detto che il marito aveva pronunciato delle frasi “confuse”.

Parigi, attacco in prefettura: la città a lutto

Blindata per tutto il giorno la centralissima Ile-de la Cité, una delle zone più frequentate della città, con i ponti sulla Senna chiusi al traffico, mentre un elicottero sorvolava la zona. Ingente lo schieramento di forze intorno alla Préfecture, con automezzi della polizia e dei vigili del fuoco.

Proprio ieri 25 mila poliziotti erano scesi in piazza a Parigi per una ‘marcia della rabbia’. Una manifestazione contro la pressione sempre più forte cui sono sottoposti gli agenti, fra terrorismo, scontri con i black bloc, mancanza di mezzi e progetti di riforma delle pensioni di categoria.

A far da detonatore a questa manifestazione unitaria degli agenti, il malessere delle divise, testimoniato dal crescente numero di suicidi: 52 soltanto dall’inizio dell’anno, e spesso con l’arma di servizio. Una manifestazione senza precedenti negli ultimi 20 anni.

Il presidente Emmanuel Macron si è rapidamente recato sulla scena del crimine per “testimoniare sostegno e solidarietà all’insieme del personale”. Presenti, sull’Ile-de-la-Cité blindata dopo il massacro, anche il premier Edouard Philippe e il ministro dell’Interno Christophe Castaner. Oltre che il prefetto di Parigi Rémy Heitz e la sindaca Anne Hidalgo.

La sindaca Hidalgo ha deplorato quello che ha definito come un “attacco spaventoso” e un “pesante tributo”: Hidalgo ha aggiunto che un tributo alle vittime sarà dato dal Consiglio di Parigi.

L’Assemblea Nazionale ha osservato un “momento di silezio” in apertura della sessione pomeridiana. I deputati si sono alzati in piedi, poi il custode dei sigilli, Nicole Belloubet, ha detto poche parole per commemorare la strage della Préfecture. E soprattutto, per “assicurare alle vittime e alle loro famiglie tutti i nostri pensieri”.

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