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Caso MSC Meraviglia, la denuncia: “Noi italiani ‘tenuti in ostaggio’ a bordo della nave da crociera senza sapere che fine avremo fatto”

Di Marta Vigneri e Clarissa Valia
Pubblicato il 28 Feb. 2020 alle 21:15 Aggiornato il 28 Feb. 2020 alle 21:23
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Immagine di copertina

L’odissea della MSC Meraviglia, la nave da crociera con oltre 4mila passeggeri che dal 23 febbraio attendeva un porto in cui attraccare nel mare dei Caraibi, sembra essere finita.

Dopo essere stata rifiutata dalla Giamaica (ne abbiamo parlato qui) e dalle Cayman (ne abbiamo parlato qui) per paura che un passeggero a bordo avesse contratto il Coronavirus, l’imbarcazione ha ottenuto l’autorizzazione a sbarcare al porto di Cozumel, in Messico, perché il tampone effettuato sul passeggero sospetto di aver contratto il virus, un cittadino di origini filippine, è negativo. Ma prima che quel test fosse reso noto dai membri dell’equipaggio, le persone a bordo, tra cui 355 italiani, sono state tenute quasi in “ostaggio”: per tre giorni prima che venisse effettuato il tampone, e per altre 24 ore, da quando l’uomo di origini filippine ha fatto il test, alla comunicazione del risultato.

Una delle italiane a bordo della MSC Meraviglia, M., ha raccontato a TPI che durante l’attesa dell’esito del tampone i passeggeri si sono sentiti completamente abbandonati dalla capitaneria, che si rifiutava di dare informazioni o tranquillizzare l’equipaggio.

“Quando chiedevamo di parlare con il capitano, Stefano Battinelli, il suo staff ci diceva che lui aveva di meglio da fare. Così abbiamo dovuto farci giustizia da soli“.

“Ho dovuto contattare il ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, perché informasse il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sulla situazione di noi italiani a bordo della MSC Meraviglia. Ero sconvolta e ho pensato ‘faccio da sola”, racconta M. a TPI.

“Il Capitano non si è mai fatto vedere, in tre giorni di ostaggio non è mai sceso. E le autorità locali del Messico che hanno fatto i tamponi hanno annunciato che non si trattava di Coronavirus solo alla fine”, dice ancora M.

“Giorni in ostaggio senza informazioni, ci dicevano che la nostra richiesta di chiarimenti sulla situazione non era giustificata”, racconta.

Alla fine un sottufficiale ha dato loro udienza.

“Il sottufficiale è sceso dopo che abbiamo insistito, e ci ha comunicato che quella del passeggero filippino era una normale influenza. Poi se ne è andato via insultandoci, dicendo che la nostra situazione era diversa da quella della Princess – la nave con 3.700 persone a bordo rimasta per settimane in quarantena in Giappone – e quindi alla fine non ci hanno mai dato spiegazioni”.

Oltre al danno, la beffa. “Il direttore ci ha anche preso in giro all’altoparlante, ha detto ‘divertitevi con questa crociera gratis’, perché ci rimborseranno al 100 per cento, e quindi ci siamo beccati anche la presa in giro”, continua M.

“Io ho dovuto arrangiarmi da sola per contattare un ministro per sentirmi rassicurata, è scandaloso. Loro invece non hanno fatto nulla, noi eravamo in ostaggio senza sapere se dovevamo fare la quarantena. E siamo stati sempre noi a insistere perché ci dessero il rimborso”, conclude M.

L’attesa è stata infernale non solo per la paura di contrarre il Coronavirus e per l’incertezza rispetto all’arrivo in un porto di attracco, ma anche perché, come raccontato in esclusiva da TPI, durante la notte di giovedì 27 febbraio, poco prima che lo staff comunicasse i risultati del test, a bordo della nave è esplosa una rissa, organizzata dalle persone distrutte dall’ansia e preoccupate.

Ora i passeggeri sono liberi di scendere dalla nave al porto di Cozumel. In alternativa, possono scegliere di rimanere a bordo, ma non è chiaro se proseguiranno la crociera verso le Bahamas o se ritorneranno a Miami. M. è sicura di non voler mettere più piede a bordo della nave.

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