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Home » Esteri

Le mine antiuomo che minacciano i migranti

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Le oltre 50mila mine inesplose ancora presenti sul territorio croato mettono a rischio la vita dei migranti che scelgono il Paese come punto di transito verso la Germania

Pozor Mine. “Attenzione mine”. È questo il cartello che i migranti più fortunati potrebbero trovare sulla propria strada, lungo il cammino dalla Serbia alla Croazia, e verso l’Europa centrale. I meno fortunati, invece, potrebbero non vederlo o non comprenderlo, e finire per camminare tra i campi croati con il pericolo di innescare uno degli oltre 50mila ordigni antiuomo e anticarro che sono ancora presenti nel Paese dalla fine delle guerre jugoslave nel 1995.

Dopo essere scappati dai conflitti in Siria e Afghanistan, dopo aver affrontato lunghi viaggi in condizioni critiche attraverso la Turchia o il mar Mediterraneo, dopo aver visto la propria strada sbarrata dalla polizia macedone o dalla barriera di filo spinato ungherese, per i migranti in viaggio verso l’Europa che conta, le mine antiuomo rappresentano una nuova minaccia. Questa volta mortale.

Bloccati dall’alto muro ungherese eretto dal primo ministro Viktor Orbán e scoraggiati dalle sue nuove severissime leggi anti-immigrazione, molti profughi hanno deciso di virare attraverso gli stati dell’Europa dell’est, e dalla Serbia si dirigono verso la Croazia, il membro più giovane dell’Unione europea.

La Croazia però – che non è inserita nell’area Schengen di libero transito per le persone – il giorno dopo aver annunciato l’apertura dei propri confini per agevolare il transito dei migranti, ha fatto marcia indietro quando nel Paese sono entrate più di 11mila persone in soli due giorni, chiudendo sette delle otto frontiere che la collegano alla Serbia.

Il più grande problema che però si trova a dover affrontare il governo croato sono i 50.966 esplosivi che ancora oggi minano il territorio del Paese, e in particolar modo le zone di confine con la Serbia e la Bosnia. Il pericolo per i migranti è quello di tentare l’ingresso in Croazia evitando le strade principali e inoltrandosi nei campi ad altissimo rischio mine per sfuggire ai controlli, innescando involontariamente un’esplosione. 

Le mine qui vennero poste soprattutto durante il conflitto che, nel 1990 e 1991, fu combattuto tra le forze indipendentiste croate e dai soldati – in maggioranza serbi – dell’ex repubblica socialista della Jugoslavia. L’evento più disastroso e simbolico di questo conflitto fu il lungo assedio della città di confine Vukovar, contesa dalle due fazioni e ora territorio croato.

Dalla fine della guerra nel 1995, più di 500 persone sono morte in Croazia per aver calpestato le mine antiuomo inesplose.

Il governo croato ha inviato sul territorio diversi esperti antimine per evitare possibili incidenti, ma rimane la minaccia per i migranti, che rischiano di trovare la morte per gli strascichi di una guerra che non è la loro.

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