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Massimo Cacciari: “Riempiamo le piazze per il clima, ma non si trovano due cani per manifestare per i curdi”

Immagine di copertina
Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia. Credit: ANSA/GIORGIO BENVENUTI

In un lungo articolo pubblicato dall'Espresso il filosofo ex sindaco di Venezia parla dell'attuale offensiva turca in Siria e della drammatica incapacità dell'Europa di difendere i curdi

Massimo Cacciari: in Europa manifestiamo per il clima ma non per i curdi

Massimo Cacciari è intervenuto sulla questione dei curdi, sull’attacco di Erdogan in Siria e sull’immobilità europea nello scacchiere globale in un articolo pubblicato dall’Espresso domenica 20 ottobre.

Il filosofo ex sindaco di Venezia attacca, da un lato, l’Europa, per aver tradito il “patto non scritto” con il popolo curdo, e, dall’altro, i cittadini  italiani, che a differenza di 20 anni fa non scendono in piazza per le ingiustizie ma manifestano solo per valori “universali” (come il clima e l’ambiente) e non di lotta politica. Perché incapaci di decidere e capire da che parte stare.

“Il tradimento in politica è un atto decisivo, l’equivalente del giuramento. Il giuramento rovesciato. Con conseguenze irreparabili, poiché chi tradisce diviene un nemico per coloro che avevano creduto in lui. Il popolo curdo aveva creduto in noi. Avevamo invocato il suo aiuto e il suo sacrificio”, scrive Cacciari sull‘Espresso.

Il popolo curdo aveva creduto in noi. Avevamo invocato il suo aiuto e il suo sacrificio. Il terrorismo del sedicente Stato islamico colpiva l’Europa con effetti più dirompenti e destabilizzanti che in qualsiasi altro Paese. I curdi sono scesi in lotta anche per noi”, spiega il filosofo.

“È intervenuto un patto, evidente come la luce del sole, innegabile, non importa nulla se scritto o meno: che saremmo stati al loro fianco nella loro sacrosanta rivendicazione di uno Stato nazionale. E questo patto noi lo abbiamo stracciato.

“L’Occidente che ha smarrito ogni capacità di parlare al mondo un linguaggio diverso da quello del proprio interesse economico, commerciale, materiale”, osserva ancora Massimo Cacciari, convinto del fatto che l’idea di una Europa capace di svolgere un proprio ruolo nella storia del mondo, sia finita.

“L’Europa abbandona i curdi alle decisioni che verranno prese su tavoli dove brillerà per la sua totale assenza, quei curdi che essa aveva esplicitamente chiamato a combattere. E che poteva fare – chiedono gli immancabili “realisti”? Che poteva fare oltre al ricorrere all’eterna finzione degli “embargo”, oltre al non vendere le armi già vendute, ecc. ecc.? probabilmente nulla – e proprio questa è la tragedia, miserabili stenterelli della Realpolitik”.

“Potete credere a una futura Europa senza difesa comune, senza alcun ruolo politico internazionale, impotente a qualsiasi intervento autonomo in aree di crisi e che, alla fine, non unisca in toto la sua voce a quella degli alleati quando un esercito nemico li attacca per distruggerli? È questa per voi una visione “realistica” dell’Europa? Benvenuti alla festa per il suo definitivo funerale“.

E sui cittadini che non fanno nulla per opporsi alle decisioni dei propri leader e all’attuale ordine globale che aumenta le crisi e alimenta le sofferenza, Cacciari scrive: “Ricordate i giorni della guerra in Iraq, della caccia a Saddam e alle sue micidiali armi segrete? In tutte le nostre città milioni di finestre con le bandiere della pace, migliaia di manifestazioni, la diffusa coscienza che quella guerra avrebbe portato alla proliferazione di fondamentalismi e terrorismi. Bisogno di contare, di essere ascoltati, di discutere e comprendere”, racconta il filosofo veneziano.

“Non è stupefacente che milioni di giovani scendano in piazza per la salute della madre Terra e neppure mezzo sciopero per quella delle madri curde, dei loro bambini, dei migranti annegati nel Mare nostro? Può esservi salute della Terra se quella parte della natura che è l’uomo soffre inenarrabilmente in metà del pianeta?”, si chiede Cacciari.

“Vedete un po’ il caso: come sembra facile da noi la mobilitazione via web, media, ecc., quando si tratta di inquinamento e clima, e quanto difficile, se non impossibile, quando il problema è specificatamente politico, di lotta politica, quando cioè non si tratta di “valori universali”, ma di capire chi è l’amico e chi il nemico e organizzarsi contro quest’ultimo”.

“Allora ci vuole appunto, o ci vorrebbe, organizzazione, informazione vera, sedi di discussione democratica, assemblee e congressi che decidano linee concrete di condotta, dirigenti autorevoli, rappresentanze forti. Ma il post-moderno insegna e impera: la politica si fa con tweet e like, insulti e idiozie in rete, fake news e piattaforme Rousseau. Il resto è passato”, scrive l’accademico di Venezia

E conclude: “E i curdi crepino pure, basta che Erdogan si tenga i migranti, naturalmente a un equo canone”.

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