Etiopia, otto elefanti uccisi in sole 24 ore: massacrati per l’avorio

Di Angelica Pansa
Pubblicato il 9 Giu. 2020 alle 16:45 Aggiornato il 9 Giu. 2020 alle 16:47
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Immagine di copertina
Un branco di elefanti è stato ucciso dai bracconieri in Etiopia(Credit: Twitter/ Greta Francesca Iori)

Etiopia, otto elefanti uccisi in sole 24 ore: massacrati per l’avorio

I bracconieri hanno ucciso otto elefanti nel giro di sole 24 ore in Etiopia. È il più grande massacro perpetrato ai danni dei pachidermi nella storia nazione dell’Africa orientale. Il branco si è avventurato fuori dal Parco Nazionale di Mago, nel sud del Paese, per cercare dell’acqua, ha riferito al Guardian Ganabul Bulmi, il capo guardiano del parco. Ma appena usciti dal territorio protetto gli elefanti sono stati assaliti dai bracconieri, che hanno tolto a tutti le zanne. “Un massacro di massa – lo definisce Blumi – Non abbiamo mai visto niente del genere”.

Gli esemplari si erano allontanati dal parco dove vivono in cerca di acqua. Oggi, con le misure introdotte nel Paese per contenere la pandemia di Coronavirus SARS-CoV-2, con le forze di sicurezza dirottate verso altri compiti in combinazione con la totale assenza di visitatori, le opportunità per i bracconieri sono cresciute enormemente. Gli elefanti sono stati uccisi nella notte. La mattina seguente le prime cinque carcasse sono state trovare subito mentre solo successivamente sono rinvenutele altre tre.

A tutti sono state staccate le zanne, per ricavare l’avorio. L’avorio è un materiale che viene comprato a peso d’oro nel mercato nero, soprattutto quello asiatico. Le zanne di elefante sono un bene molto prezioso e spesso vengono esibite da clienti ricchi come status symbol. Ma non solo: l’avorio, insieme a quello di molte altre parti di animali selvatici, talvolta rari e minacciati di estinzione, viene largamente usato nella medicina tradizionale. E anche in questo caso i funzionari sospettano che la maggior parte delle zanne di elefante e dei prodotti finiti siano stati spediti in Cina e in altri Paesi del sud-est asiatico. Nel 2015, i funzionari etiopi hanno bruciato 6,1 tonnellate di zanne di elefante illegali, gingilli d’avorio, sculture e varie forme di gioielli per scoraggiare il bracconaggio e il commercio di avorio.

Secondo i funzionari della fauna selvatica, l’Etiopia aveva più di 10.000 elefanti negli anni ’70, ma il bracconaggio e il degrado del loro habitat naturale ne hanno ridotto il numero a circa 2.500-3.000 negli ultimi anni. Daniel Palos, dirigente presso l’agenzia governativa Wildlife Conservation Authority, parla di bracconaggio organizzato: “L’anno scorso vi sono state fino a 10 uccisioni di elefanti”, ha detto. Ma ogni volta che c’è una domanda, questo scatena il bracconaggio illegale – riferisce Palos. – Ciò che rende diverso l’ultimo episodio di bracconaggio è l’alto numero di elefanti uccisi in un sol giorno”.

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