Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Ultimo aggiornamento ore 10:18
Immagine autore
Lucarelli
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Di Battista
Home » Esteri

La Macedonia considera la possibilità di cambiare nome

Immagine di copertina

Lo ha riferito il premier Nikola Grueski che vorrebbe porre fine alla disputa sul nome con la Grecia

Il primo ministro della Macedonia Nikola Gruevski ha dichiarato di essere disposto a valutare la possibilità di cambiare nome al proprio Paese, in modo di porre fine a una disputa con la Grecia lunga oltre 20 anni che ha logorato i rapporti tra i due Paesi confinanti.

Nel 1991, infatti, la Macedonia dichiarò la propria indipendenza dalla Jugoslavia e prese questo nome. La Grecia, tuttavia, non accettò di buon grado la cosa, dal momento che Macedonia è il nome di una storica regione del nord del Paese, di cui era originario Alessandro Magno, uno dei più celebri greci della storia noto anche come Alessandro il Macedone.

I greci, per questa ragione, chiamano la Repubblica di Macedonia Fyrom, che sarebbe la sigla di Former Yugoslavian Republic of Macedonia, ovvero ex repubblica iugoslava di Macedonia.

Il primo ministro macedone Grueski ha riferito al quotidiano britannico Guardian di essere disponibile a riaprire il dialogo con la Grecia sul nome del Paese, chiarendo però che ogni cambio di denominazione dovrà per forza di cose passare attraverso un referendum popolare.

La Grecia ha sempre accusato la Macedonia di appropiarsi di gran parte del patrimonio culturale greco, non solo per il nome. Ad Alessandro Magno, ad esempio, è stato dedicato l’aeroporto della capitale macedone Skopjie, così come il sole di Vergina che campeggia sulla bandiera della repubblica ex iugoslava è un simbolo proveniente dalla cultura greca.

Il tutto quando la Macedonia è uno stato la cui storia è legata principalmente ai popoli slavi e non alla cultura ellenica.

La disputa sul nome è qualcosa che va oltre il patrimonio culturale. Per via di questa, infatti, la Grecia ha posto il veto nei confronti dell’ingresso della Macedonia sia nell’Unione europea che nella Nato.

Nell’ultimo anno, tuttavia, non sono mancati i segnali che lasciano pensare a una lenta ma possibile soluzione della crisi tra i due paesi. Grecia e Macedonia hanno dovuto, ad esempio, affrontare insieme la crisi dei migranti attraverso il corridoio balcanico.

Lo scorso giugno, inoltre, il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias si è recato in visita in Macedonia e ha riferito che la Grecia vorrebbe che tutti i suoi vicini entrassero a far parte dell’Unione europea.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Svizzera, vincono i sì al referendum sui matrimoni gay: favorevoli quasi due terzi degli elettori
Esteri / A San Marino l’aborto è diventato legale
Esteri / Elezioni Germania, crolla la Cdu. Spd avanti: per governare serve l'accordo con Verdi e Liberali
Ti potrebbe interessare
Esteri / Svizzera, vincono i sì al referendum sui matrimoni gay: favorevoli quasi due terzi degli elettori
Esteri / A San Marino l’aborto è diventato legale
Esteri / Elezioni Germania, crolla la Cdu. Spd avanti: per governare serve l'accordo con Verdi e Liberali
Esteri / Elezioni in Germania, proiezioni: Spd in leggero vantaggio sulla Cdu
Esteri / I talebani appendono i cadaveri di 4 uomini a una gru nella piazza di Herat: “Ecco la pena per i rapitori”
Esteri / Nel Regno Unito mancano cibo e benzina, la colpa è della Brexit e nessuno lo dice
Esteri / Afghanistan, attentato esplosivo a Jalalabad: 8 morti
Esteri / “Tassate noi ricchi”: a TPI parla l’ereditiera tedesca che propone la patrimoniale per colmare le disuguaglianze
Esteri / Tunisia: il presidente Saied si attribuisce poteri quasi illimitati. “È un colpo di stato”
Esteri / Draghi: "L'Italia donerà 45 milioni di vaccini ai Paesi più poveri"