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“Russia responsabile dell’assassinio di Litvinenko”: la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo

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“Russia responsabile dell’assassinio di Litvinenko”: la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo

“La Russia è responsabile dell’assassinio di Aleksander Litvinenko” l’ex spia avvelenata nel 2006 con il polonio 210, un isotopo radioattivo raro. Lo ha dichiarato la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), condannando Mosca a risarcire di 100.000 euro Marina Litvinenko, che aveva presentato un ricorso contro il governo russo.

La corte di Strasburgo ha dichiarato che è stato stabilito “al di là di ogni ragionevole dubbio” che l’assassinio è stato compiuto dall’ex guardia del corpo del KGB Andrei Lugovoy e da un altro cittadino russo, Dmitri Kovtun, dicendosi d’accordo con le conclusioni di un’indagine britannica del 2016, che aveva ricondotto l’uccisione a un’operazione presumibilmente condotta dall’Fsb, i servizi segreti russi.

“L’operazione pianificata e complessa che prevedeva il reperimento di una sostanza velenosa rara e mortale, l’organizzazione del viaggio per i due e i ripetuti e prolungati tentativi di somministrare il veleno indicano che Litvinenko è stato l’obiettivo dell’operazione”, ha aggiunto.

Tra i sette componenti del collegio che si è pronunciato sulla vicenda, solamente il giudice russo Dmitri Dedov si è detto contrario alla decisione, affermando che l’analisi fatta dall’inchiesta britannica e dalla Cedu presenta “molte carenze”.

Il Cremlino, che ha sempre negato ogni coinvolgimento nella morte di Litvinenko, ha definito “infondate” le conclusioni della corte di Strasburgo. “La Cedu difficilmente ha l’autorità o la capacità tecnologica per possedere informazioni in materia”, ha detto il portavoce Dmitri Peskov. “Non ci sono ancora risultati da questa indagine e fare affermazioni del genere è quantomeno infondato”, ha aggiunto.

Secondo l’inchiesta britannica, l’Fsb era stata informata dell’inizio della collaborazione di Litvinenko con i servizi britannici. L’ex spia russa, fortemente critica del presidente russo Vladimir Putin, aveva ricevuto la cittadinanza britannica un mese prima della sua morte, avvenuta il 23 novembre 2006.

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