Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 13:09
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Libia: il Parlamento di Bengasi approva l’accordo marittimo con la Turchia. Cosa cambia per l’Italia?

Immagine di copertina
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

Le autorità della Libia orientale hanno approvato all'unanimità il controverso memorandum del 2019 tra Tripoli e Ankara, contestato anche dall’Italia, azzerando così le risoluzioni del 2020 e riaprendo le porte ai progetti energetici e militari di Erdogan. Ma la dura reazione di Grecia, Cipro e dell'Unione europea rischia di accendere nuove tensioni nel Mediterraneo

Con una mossa che riscrive gli equilibri del Mediterraneo, la Camera dei Rappresentanti della Libia, con sede a Bengasi, ha approvato all’unanimità il memorandum d’intesa sulle zone marittime siglato nel 2019 tra la Turchia e l’allora Governo di accordo nazionale di Tripoli, cancellando la risoluzione che nel 2020 aveva respinto l’accordo, contestato allora anche dall’Italia, e disposto l’interruzione delle relazioni politiche con Ankara.
L’intesa, sottoscritta il 27 novembre 2019 dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dall’allora premier libico Fayez al Sarraj quando Ankara sosteneva militarmente Tripoli contro l’offensiva del generale Khalifa Haftar, stabilisce le rispettive giurisdizioni marittime nel Mediterraneo orientale, un’area strategica per l’esplorazione e lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi.

La svolta di Bengasi
Il voto del Parlamento della Libia orientale rappresenta un vero e proprio cambio di rotta nei rapporti con la Turchia. Per anni l’amministrazione di Bengasi, legata al comandante Khalifa Haftar, era rimasta ferma nel rifiutare l’intesa, arrivando persino a boicottare le relazioni con Ankara. Oggi però il clima è completamente cambiato, rivelando la profondità raggiunta dai rapporti tra la Turchia e la Libia orientale.
Questo passaggio è stato facilitato dalla recente sostituzione dello storico presidente della Camera dei Rappresentanti, Aguila Saleh, in carica da 12 anni, a lungo fedele alleato del clan Haftar e da sempre considerato vicino all’Egitto, con un nuovo leader. Al-Salhin Abdulnabi al-Obeidi, rappresentante della città orientale di Tobruk, è stato eletto il 7 ottobre scorso e proviene dalla stessa tribù del suo predecessore, ma in passato aveva presieduto il comitato di amicizia turco-libico. La defenestrazione di Saleh fa seguito alla firma, avvenuta il 30 agosto a Tripoli, dell’accordo del Comitato 4+4, mediato dalla Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil), tra i rappresentanti delle fazioni politiche rivali, che punta alla convocazione delle elezioni presidenziali e legislative entro due anni.
Ma dietro la sua sostituzione, seguita a un voto che limita il mandato della presidenza dell’assemblea di 170 deputati a soli 12 mesi, si cela anche l’ascesa di Saddam Haftar, figlio e vice del generale, che sta consolidando la propria linea di comando, piazzando fedelissimi in tutta l’amministrazione della Libia orientale. Non a caso, il militare è stato tra i primi ad applaudire all’approvazione dell’intesa con Ankara, definita uno strumento utile non solo a “proteggere i diritti e gli interessi economici della Libia nel Mediterraneo” ma anche a “rafforzare le opportunità di costruzione di interessi comuni con la Repubblica di Turchia, in quanto Stato regionale influente”. Da parte sua, il Governo di Tripoli ha espresso soddisfazione dopo il voto del Parlamento di Bengasi, considerandolo un passo verso il consolidamento della cooperazione politica in Libia.

L’opposizione dell’Unione europea
Questa mossa ha provocato un’immediata levata di scudi in Europa. Il memorandum traccia infatti una linea di delimitazione che per Ankara tutela i propri interessi marittimi e la ricerca di idrocarburi offshore, ma che ha incontrato l’opposizione di Grecia, Cipro ed Egitto. Nel 2020 Atene e Il Cairo avevano risposto firmando un accordo simile per una zona economica esclusiva, mentre lo scorso anno la Grecia ha autorizzato attività esplorative a sud di Creta, affidandole a un consorzio guidato dal colosso statunitense Chevron, scatenando così le proteste turche. La ratifica dell’accordo tra Tripoli e Ankara, inoltre, potrebbe ora spianare la strada a una presenza militare turca anche nell’est della Libia, ampliando il raggio d’azione turco nel Mediterraneo.
Per questo, la Grecia ha prontamente rigettato il voto di Bengasi, definendo l’accordo privo di qualsiasi effetto giuridico. In un comunicato del ministero degli Esteri, Atene ha ribadito che il testo viola il diritto internazionale del mare e calpesta i diritti sovrani degli Stati della regione, ricordando come Turchia e Libia non condividano tratti marittimi né abbiano coste adiacenti che possano giustificare una simile delimitazione. Il governo greco ha invitato Tripoli ad astenersi da ogni azione che destabilizzi la regione, confermando di aver informato i partner internazionali e di voler adottare ogni misura a tutela della propria sovranità. Anche il governo di Nicosia, tramite il proprio ministero degli Esteri, ha condannato il voto di Bengasi, definendo l’accordo con la Turchia “illegale, nullo e privo di qualsiasi effetto giuridico” perché “viola i diritti sovrani di Stati terzi ed è contrario ai principi riconosciuti della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e al diritto internazionale consuetudinario in materia di diritti delle isole sulle zone marittime, comprese la zona economica esclusiva e la piattaforma continentale”.
Durissima la condanna dei vertici dell’Unione europea. Il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen hanno espresso in una nota congiunta il loro profondo rammarico. “Ricordiamo che la posizione dell’Unione europea su questa questione è stata espressa con chiarezza dal Consiglio europeo nel 2019 e rimane invariata. Questo accordo viola i diritti sovrani di Paesi terzi, non è conforme al diritto del mare ed è nullo e privo di effetti”, si legge nel comunicato firmato dai due leader, che hanno riaffermato la piena solidarietà delle istituzioni comunitarie di Bruxelles a Grecia e Cipro, ribadendo la ferma contrarietà a qualsiasi ingerenza esterna in Libia.

Gli interessi dell’Italia
La vicenda tocca da vicino anche il nostro Paese, per cui la stabilità dell’area è fondamentale sia dal punto di vista della sicurezza che degli approvvigionamenti energetici. D’altronde il Governo aveva già contestato l’intesa nel 2020. Il 29 gennaio di quell’anno l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il suo omologo cipriota Nikos Christodoulides definirono il testo “inaccettabile e privo di effetti giuridici”, una posizione poi ribadita il 4 febbraio successivo nell’incontro a Roma tra l’allora responsabile della Farnesina e il ministro greco Nikos Dendias. In quell’alveo si inserì anche l’accordo bilaterale sui confini marittimi firmato dall’Italia e dalla Grecia il 9 giugno 2020 ed entrato in vigore l’8 novembre 2021, citato come esempio di concertazione nel rispetto delle norme internazionali.
Anche se la ratifica dell’accordo con la Turchia da parte del Parlamento della Libia orientale non sposta i confini marittimi italiani né assegna ad Ankara diritti opponibili a Roma, trattandosi di una convergenza bilaterale tra le sponde turca e libica, gli aspetti più delicati riguardano la stabilità del quadro operativo in cui si muovono i grandi progetti energetici.
Il flusso di idrocarburi verso l’Italia viaggia sul gasdotto sottomarino GreenStream diretto in Sicilia, anche se l’anno scorso i volumi esportati sono scesi a circa un miliardo di metri cubi per via dell’aumento dei consumi interni libici e di alcune criticità infrastrutturali. Ma la presenza italiana in Libia fa perno soprattutto su Eni, attiva nel Paese dal 1959. Qui, nel 2025, la produzione del Cane a sei zampe aveva toccato i circa 162mila barili equivalenti di petrolio al giorno. Nel marzo di quest’anno poi il gruppo ha annunciato la scoperta di altri due giacimenti di gas offshore, Bahr Essalam South 2 e Bahr Essalam South 3, a circa 85 chilometri dalla costa a nord-ovest della capitale Tripoli, con risorse stimate in oltre 28 miliardi di metri cubi a soli 16 chilometri dal giacimento principale di Bahr Essalam, attivo dal 2005. A febbraio, inoltre, insieme a QatarEnergy, Eni aveva rilevato la licenza per il blocco esplorativo O1 nel bacino della Sirte, sempre in Tripolitania, pari a un’area di 29 mila chilometri quadrati. Trattandosi di risorse situate in aree non sovrapposte alla mappa tracciata dal memorandum tra Turchia e Libia, questi giacimenti non vedono modificati i diritti di sfruttamento assegnati a Eni, ma l’Italia sarà costretta a monitorare ancora di più le possibili ripercussioni dell’accordo e della profondità raggiunta dai rapporti tra Ankara, Tripoli e Bengasi sulla stabilità complessiva della regione e del Mediterraneo.

Ti potrebbe interessare
Esteri / L'Iran respinge negoziati con Usa mediati da Qatar e Pakistan e Israele pianifica nuovi raid
Esteri / L’Iran abbatte un drone Usa e due petroliere saltano sulle mine a Hormuz. Ma continua la mediazione di Qatar e Pakistan
Esteri / AfD cambia rotta sull’Europa: ecco il piano per riscrivere dall’interno le regole dell’Ue e dell’euro
Ti potrebbe interessare
Esteri / L'Iran respinge negoziati con Usa mediati da Qatar e Pakistan e Israele pianifica nuovi raid
Esteri / L’Iran abbatte un drone Usa e due petroliere saltano sulle mine a Hormuz. Ma continua la mediazione di Qatar e Pakistan
Esteri / AfD cambia rotta sull’Europa: ecco il piano per riscrivere dall’interno le regole dell’Ue e dell’euro
Esteri / Il presidente degli Usa Donald Trump minaccia: “Se l’Europa soccombe ai migranti, ci ritireremo”
Esteri / Bolsonaro attacca Lula: "Perché il 75% dei carcerati vota per te?". La replica: "Voglio anche il voto di tuo padre"
Esteri / La NIAF celebra 51 anni di eccellenza italoamericana
Cronaca / A Washington la quarta edizione degli Italpress Awards: premiati Attilio Fontana, Giorgio Marrapodi, Marco Peronaci, Gianni Riotta, Tommaso Tanzilli
Esteri / Elezioni in Israele, l’ambasciatore Peled vota a Roma: “Sarei molto sorpreso da una vittoria schiacciante di uno dei due schieramenti”
Esteri / I libri di Sally Rooney non saranno più distribuiti nel Regno Unito per il suo sostegno a Palestine Action
Esteri / Save the Children, un bambino su quattro al mondo sotto i 5 anni vive in condizioni di grave povertà alimentare