Il presidente degli Usa Donald Trump minaccia: “Se l’Europa soccombe ai migranti, ci ritireremo”
L'inquilino della Casa bianca ha attribuito le violenze di piazza in Francia e Italia all'immigrazione e dal Kansas ha lanciato una nuova stoccata alla Nato: "Quando abbiamo chiesto aiuto in Iran, loro non ci hanno dato una mano: ce lo ricorderemo"
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha colto l’occasione dei recenti disordini di piazza in Francia e Italia per lanciare una nuova stoccata all’Europa e alla Nato, ventilando di nuovo l’ipotesi, assai poco realistica, di un ritiro delle truppe statunitensi dal Vecchio continente. Così, in vista delle elezioni di metà mandato per il Congresso del 3 novembre, Trump ha legato due suoi cavalli di battaglia alla campagna elettorale, la lotta all’immigrazione e gli strali contro gli alleati scrocconi, mentre i sondaggi interni delineano un quadro di crescente difficoltà per il suo Partito Repubblicano.
L’attacco all’Europa
“Ho visto quello che succede in Italia e in Francia, c’entra con l’immigrazione. E avevo detto a tutti che sarebbe successo”, ha detto ieri il presidente degli Stati Uniti dal prato della Casa bianca, rispondendo a una domanda del giornalista Iacopo Luzi. “È una polveriera pronta a esplodere, è molto triste per me assistervi”, ha aggiunto Trump. “Noi abbiamo chiuso le frontiere, non entra nessuno e stiamo facendo uscire tutti quelli che sono entrati illegalmente”, ha proseguito l’inquilino della Casa bianca. “Quello che è successo è che hanno lasciato entrare le persone, non le hanno fatte uscire e sono entrate a milioni. E sinceramente, sono Paesi diversi da quelli di dieci anni fa”, ha continuato il magnate repubblicano. “Parigi diventerà una città musulmana molto presto”, ha profetizzato. “Dovresti chiudere le tue frontiere, gliel’ho detto non appena l’ho incontrato”, ha concluso, riferendosi al presidente francese, Emmanuel Macron. “Ho detto: ‘Stai facendo un grande errore’. Noi abbiamo chiuso le nostre frontiere. Lui no”.
Trump ha poi ripetuto gli stessi concetti in serata durante un comizio tenuto in Kansas in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. “Politici di sinistra hanno importato milioni e milioni di migranti dal Terzo Mondo”, ha tuonato dal palco. “Non permetteremo che ciò accada al nostro Paese”. Ma discorso del presidente non si è fermato alle sole politiche migratorie, legando il tema ai già tesi rapporti con gli alleati europei, irritati dalle pressioni esercitate da Washington sull’Ucraina e dalle aperture alla Russia. Trump ha infatti avvertito che gli Stati Uniti saranno costretti a ritirarsi dall’Europa se il continente dovesse “soccombere all’invasione” dei migranti. “Se non troveranno presto la strada giusta”, ha detto, “non avremo altra scelta che andarcene”. Nel ripercorrere l’evoluzione dei rapporti tra la sua amministrazione e i Paesi europei, il magnate ha poi rispolverato i contrasti sulla gestione della guerra contro l’Iran, rinfacciando agli alleati la mancanza di sostegno nelle sue operazioni militari. “Quando abbiamo chiesto aiuto in Iran, loro non ci hanno dato una mano e noi spendiamo così tanto per la Nato”, ha dichiarato Trump. “È qualcosa che non potremo mai dimenticare”.
Sondaggi negativi
Ma mentre l’inquilino della Casa Bianca calca le scene internazionali con toni perentori, i dati interni fotografano una forte sofferenza politica. Secondo l’ultimo sondaggio condotto su scala nazionale da Ipsos per Reuters e chiuso ieri, il tasso di approvazione di Donald Trump è sceso ai minimi storici al 31%, registrando un calo di un punto percentuale rispetto a due settimane fa. Si tratta del livello più basso mai toccato durante entrambi i suoi mandati presidenziali.
Secondo la rilevazione, effettuata online nell’arco di quattro giorni su un campione di 1.679 adulti americani (tra cui 1.279 elettori registrati), i Democratici raccolgono il favore del 47% degli elettori registrati contro il 35% dei Repubblicani. Un distacco di 12 punti (due settimane prima era di appena 7 punti) a favore dell’opposizione che rappresenta il margine più ampio finora registrato durante questo ciclo elettorale e che rafforza le speranze dei Dem di conquistare il controllo sia della Camera dei Rappresentanti che del Senato, un esito che complicherebbe notevolmente l’agenda politica di Trump negli ultimi due anni di mandato.
Alla base della flessione del Partito Repubblicano vi è in larga misura il riposizionamento dell’elettorato femminile. Il 50% delle donne intervistate si è infatti detta più orientata a votare per i candidate democratici, a fronte del 32% ancora pronto a sostenere i repubblicani. Anche tra gli uomini i Dem risultano in testa, seppur con margini più contenuti.
A pesare in modo determinante sulla popolarità del presidente sono state le ripercussioni economiche legate alla guerra in corso da febbraio contro l’Iran. Il conflitto ha innescato una forte impennata dei prezzi della benzina che ha colpito duramente le finanze delle famiglie americane. I numeri del sondaggio mostrano che ben il 68% degli americani disapprova la gestione economica della Casa bianca, una quota che include persino il 37% degli intervistati che si identificano come Repubblicani. Di conseguenza, gli elettori coinvolti nel rilevamento hanno attribuito ai Democratici una maggiore affidabilità nella tutela dell’economia rispetto ai Repubblicani, con una preferenza del 40% contro il 33%. Anche per questo, forse, nelle ultime settimane Donald Trump sembra impegnato ad attribuire ad altri le motivazioni della crisi.