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Nei centri di detenzione per migranti in Libia

Alimentazione e servizi igienici insufficienti, sovraffollamento e mancanza di assistenza. La situazione dei profughi bloccati in Libia nel rapporto Unicef

Di TPI
Pubblicato il 10 Mar. 2017 alle 14:55 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 09:22
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Nel 2016 oltre 181mila migranti, tra cui più di 25.800 bambini non accompagnati, hanno messo la loro vita nelle mani dei trafficanti per raggiungere l’Italia. Il dato è contenuto nel rapporto del fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), intitolato “Un viaggio fatale per i bambini” e pubblicato il 28 febbraio 2017.

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La parte più pericolosa di questa rotta è rappresentata dall’itinerario di mille chilometri che va dal confine meridionale del deserto della Libia alla sua costa mediterranea, insieme alla tratta marittima di 500 chilometri fino alla Sicilia.

Nel 2016 oltre 4.500 persone sono morte durante la traversata, ovvero 1 su 40 di coloro che l’hanno tentata. Si stima che tra le vittime almeno 700 fossero bambini.

In Libia, la sicurezza è precaria, le condizioni di vita sono difficili e la violenza è ordinaria. Il paese è lacerato da conflitti, dato che le milizie continuano a combattere tra loro o contro le forze governative. Regioni diverse sono controllate da milizie contrapposte che creano ognuna le proprie regole, controllano i valichi di frontiera e detengono i migranti per sfruttarli.

Le donne trattenute in centri di detenzione nella Libia occidentale intervistate dall’Unicef, hanno riferito di condizioni difficili, come alimentazione e servizi igienici insufficienti, significativi sovraffollamenti e mancanza di accesso ad assistenza sanitaria e legale.

La maggior parte dei bambini e delle donne ha detto di aver previsto di trascorrere lunghi periodi di lavoro in Libia per pagarsi la tappa successiva del viaggio, sia per tornare nel paese d’origine che per raggiungere la propria destinazione in Europa.

“Cinquanta milioni di bambini sono in fuga; alcuni scappano dalla violenza, dalla guerra, dalla povertà e dal cambiamento climatico”, ha detto Afshan Khan, Direttore Regionale e Coordinatore speciale per la crisi di rifugiati e migranti in Europa dell’Unicef.

“Non dovrebbero essere costretti a mettere la propria vita nelle mani dei responsabili di tratta e traffico”, ha aggiunto. “Dobbiamo affrontare i fattori scatenanti della migrazione a livello globale e attuare provvedimenti più efficaci per proteggere i bambini in transito attraverso un sistema di passaggio sicuro per tutti i rifugiati e i bambini migranti. Se questi bambini fossero i nostri, soli e spaventati, agiremmo”. 

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