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Home » Esteri

Dalla tregua all’embargo sulle armi: cosa prevede l’accordo di Berlino sulla Libia

Immagine di copertina
ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI - FILIPPO ATTILI

Dalla tregua all’embargo sulle armi: cosa prevede l’accordo di Berlino sulla Libia

La conferenza di Berlino, che si è riunita ieri nella capitale tedesca, ha approvato un accordo finale sulla Libia. Il documento, che spiana la strada a un cessate il fuoco duraturo, a un embargo sulle armi e alla fine delle ingerenze straniere, non è stato tuttavia firmato dalle due parti direttamente coinvolte: il premier libico al-Sarraj e il generale Haftar, che rimangono diffidenti.

S&D

L’accordo è contenuto in quasi sei pagine, articolate in sette titoli e 55 punti e punta ad aprire un negoziato politico che porti la Libia a nuove elezioni e a un nuovo governo “unico, unificato, inclusivo ed effettivo”. Il percorso dovrà avvenire sotto l’egida delle Nazioni Unite, che garantiscono un “forte impegno per la sovranità, l’indipendenza, l’integrità territoriale e l’unità nazionale”.

Ecco i punti principali dell’accordo sulla Libia approvato alla conferenza di Berlino:

Cessate il fuoco

Tutte le parti del conflitto libico devono cessare le ostilità dismettendo armi pesanti, artiglieria, mezzi aerei e “tutti i movimenti militari o quelli in supporto nell’intero territorio libico”. L’Onu dovrà agevolare i negoziati per la tregua, monitorare e verificare la tenuta attraverso l’immediata creazione di “comitati tecnici”.

Embargo sulle armi

L’accordo sulla Libia prevede il rispetto assoluto dell’embargo sulle armi previsto dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu. Rivolge inoltre un appello a tutti gli attori affinché si astengano da “attività che aggravino il conflitto o non siano conformi con l’embargo sulle armi o il cessate il fuoco, incluso il finanziamento di capacità militari o il reclutamento di mercenari”. Viene chiesta l’applicazione delle sanzioni Onu contro coloro che “violino l’embargo sulle armi o il cessate il fuoco”.

Un governo “unico”

Dopo la tregua, si passa all’attivazione di un processo politico. L’accordo chiede “la creazione di un Consiglio presidenziale funzionante e di un singolo, unitario, inclusivo ed effettivo Governo nazionale libico approvato dal Parlamento”.

Sicurezza

Nel documento si legge l’intenzione di “ripristinare il monopolio dello Stato sull’uso legittimo della forza” in Libia e di fornire sostegno “alla creazione di forze nazionali libiche di sicurezza, di polizia e militari sotto il controllo centrale della autorità civile”.

Riforme e petrolio

L’accordo sulla Libia propone la creazione di una Commissione di esperti per rilanciare il Paese e ribadire che solo la Noc (la Compagnia petrolifera nazionale libica, ndr) è la compagnia energetica libica legittimata. Si chiede che tutte le parti continuino “a garantire la sicurezza delle infrastrutture petrolifere, rigettando ogni azione mirata a danneggiarle”.

Diritti umani e centri di detenzione

Il documento “sollecita a rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario e i diritti umani, a proteggere i civili e le infrastrutture civili”. Prevista anche la graduale chiusura “dei centri di detenzione”.

Monitoraggio

Viene riaffermato il ruolo dell’Onu ed un impegno della missione Unsmil nel processo, mentre è prevista la creazione di un Comitato internazionale di raccordo per seguire il processo.

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