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Cosa sappiamo finora dell’attacco a Las Vegas

Almeno 59 persone sono state uccise e più di 500 sono rimaste ferite quando Stephen Paddock, un 64enne statunitense, senza legami con gruppi politici o religiosi, ha sparato su una folla radunata per un concerto country

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 2 Ott. 2017 alle 17:55 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:35
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Immagine di copertina
Credit: LVMPD

Almeno 59 persone sono state uccise e 515 sono rimaste ferite a Las Vegas, negli Stati Uniti, quando un uomo ha sparato dal 32esimo piano dell’hotel del Mandalay Bay Casino, verso una folla di persone che assisteva a un concerto durante un festival country nelle vicinanze.

La sparatoria è stata la più letale della storia degli Stati Uniti, superando quella di Orlando, avvenuta in Florida tra l’11 e il 12 giugno 2016, quando 49 persone furono uccise nella discoteca Pulse da Omar Mateen, un terrorista statunitense ispiratosi agli ideali del sedicente Stato Islamico.

Anche l’attacco di Las Vegas è stato rivendicato dall’Isis, una notizia messa in dubbio dall’FBI e da alcuni funzionari statunitensi, che hanno affermato come al momento non ci siano prove di un legame tra il responsabile e il gruppo terroristico internazionale.

La sparatoria è stata la 273esima del 2017 avvenuta negli Stati Uniti secondo il Gun Violence Archiveun’organizzazione no-profit che raccoglie dati sugli incidenti causati dalle armi da fuoco nel paese nord americano.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha definito l’attacco a Las Vegas, un “atto di pura malvagità” e ha annunciato la propria visita nella città del Nevada per mercoledì 5 ottobre. Trump aveva già espresso su Twitter le proprie condoglianze alle vittime. Nel suo discorso alla nazione, Trump ha chiesto al paese di mostrare unità.

Chi è stato

Il responsabile della sparatoria è stato ritrovato morto dalle squadre speciali della polizia intervenute sulla scena. Si tratta di Stephen Paddock, un uomo di 64 anni, originario di Mesquite, a 130 chilometri a nord est da Las Vegas, che si è ucciso prima dell’irruzione della polizia nella stanza di albergo da dove ha sparato. Qui sono state trovate almeno dieci armi da fuoco automatiche.

La polizia ha detto che l’uomo ha agito da solo, descrivendolo come un “lupo solitario”, non essendo affiliato ad alcun gruppo politico, ma i motivi del suo gesto non sono ancora noti. La sua abitazione e i veicoli a lui intestati sono oggetto di perquisizione da parte delle autorità.

Dopo aver lanciato un ordine di ricerca per la compagna di Paddock, Marilou Danley, le autorità hanno riferito di averla localizzata. La donna è stata definita come persona “associata” al crimine, ma non è sospettata di aver partecipato all’attacco.

Il fratello dell’assalitore, Erick Paddock, ha riferito al quotidiano della Florida Orlando Sentinel di non avere idea di cosa sia successo a suo fratello. “Siamo completamente sconvolti dal massacro”, ha detto Paddock parlando a nome di tutta la famiglia. “Non sappiamo cosa sia successo”. Erick Paddock vive a Orlando, in Florida, dove secondo i media locali, ha vissuto anche il fratello Stephen Paddock, almeno fino al 2015, quando si è trasferito, dopo aver venduto la propria casa attraverso un’agenzia immobiliare.

Dove è avvenuto l’attacco

I colpi esplosi dall’hotel del Mandalay Bay Casino hanno colpito le persone che stavano assistendo al concerto. L’area, occupata dal festival di musica country Route 91 Harvest, si trova proprio tra il viale dei casino di Las Vegas, all’altezza del Mandaly Bay e l’aeroporto McCarran.

Ecco la mappa:

Le vittime

Stephen Paddock ha ucciso almeno 58 persone e ne ha ferite oltre 515. L’uomo ha sparato sulla folla di almeno 22mila persone che erano presenti al concerto country, durante il festival Route 91 Harvest, una manifestazione della durata di tre giorni a cui hanno partecipato almeno 40mila persone.

Tra le vittime ci sono anche due poliziotti che non erano in servizio al momento dell’attacco, mentre altri due agenti sono rimasti feriti gravemente. La polizia ha evacuato l’area interessata dall’attacco, isolato l’albergo Mandalay Bay, chiuso una parte della Las Vegas Strip e perquisito alcuni hotel e casino nei paraggi.

Dopo aver inizialmente deciso di bloccare i voli da e per la città, le autorità aeroportuali di Las Vegas hanno deciso di far riprendere in parte le attività dell’aeroporto McCarran. Almeno 20 voli però, destinati a Las Vegas, sono stati dirottati verso altre città statunitensi.

Il Dipartimento della Sicurezza nazionale statunitense ha detto che non c’è alcun pericolo di nuovi attacchi nell’area di Las Vegas.

La rivendicazione dell’Isis

Come riporta l’agenzia di stampa Reuters, il sedicente Stato Islamico, attraverso la propria agenzia di stampa ufficiale Amaq, ha rivendicato l’attacco di Las Vegas. “L’attentato è stato portato a termine da un soldato dello Stato Islamico”, si può leggere nel comunicato diffuso da Amaq. “L’attentatore si era convertito all’Islam pochi mesi fa”.

Due funzionari del governo statunitense hanno però smentito che Stephen Paddock avesse alcun legame con qualsiasi gruppo internazionale. Secondo uno dei due funzionari intervistati dall’agenzia di stampa Reuters, l’uomo responsabile dell’attacco a Las Vegas aveva una storia clinica di problemi psicologici pregressi.

Le agenzie di intelligence statunitensi stanno comunque esaminando le affermazioni dell’agenzia Amaq. Oltre alla polizia di Las Vegas, sull’attacco stanno indagando anche l’Fbi e il dipartimento per la Sicurezza nazionale statunitense.

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