Da Padre Dall’Oglio a Padre Maccalli: chi sono gli altri italiani sequestrati in Africa e Medio Oriente ancora vittime dei rapitori

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 11 Mag. 2020 alle 14:14 Aggiornato il 11 Mag. 2020 alle 23:03
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Padre dall’Oglio e gli altri: chi sono gli italiani rapiti in Africa e Medio Oriente

Silvia Romano, la giovane cooperante italiana rapita un villaggio kenyota il 20 novembre 2018 da uomini affiliati al gruppo jihadista al Shabaab, è stata liberata il 9 maggio 2020 dai servizi segreti italiani dopo 18 mesi di prigionia tra il Kenya e la Somalia. Ma la 24enne ora giunta in Italia non era l’unica italiana tenuta in ostaggio da gruppi estremisti in Africa o in Medio Oriente, e il pensiero in queste ore va anche agli altri italiani rapiti, i cui casi sono ancora irrisolti.

Italiani rapiti in Africa e Medio Oriente: padre Dall’Oglio

Tra gli italiani rapiti per mano di gruppi terroristi il caso più noto è quello di Padre Dall’Oglio, il gesuita romano sequestrato il 29 luglio del 2013 in Siria. L’uomo sarebbe stato rapito a Raqqa da un gruppo di estremisti islamici vicino ad al-Qaeda. La stessa città che un anno dopo, nel 2014, sarebbe diventata “capitale” dell’autoproclamato “califfato” di Abu Bakr al-Baghdadi e poi liberata nel 2017. Ma anche dopo la liberazione di Raqqa, di Padre Paolo non sono state trovate tracce. Nel febbraio 2019 il ‘Timesriportò che fuggendo dalla Siria l’Isis aveva offerto alcuni ostaggi, tra cui Paolo Dall’Oglio, alle forze curdo-arabe sostenute dagli Stati Uniti in cambio di un passaggio libero per uscire dal paese. Ma Padre Dall’Oglio non è stato mai riconsegnato.

A luglio e a novembre dello scorso anno il governo statunitense ha lanciato una campagna per liberare gli ostaggi religiosi in mano all’Isis offrendo un riscatto. “Cinque milioni di dollari” è la scritta che campeggiava in arabo al centro dell’immagine diffusa dal Dipartimento di Stato Usa per la giustizia sui social. La reiterata offerta per ricevere informazioni su Dall’Oglio e sugli altri quattro sembrava indicare che il governo americano avesse motivo di pensare che tutti o qualcuno di loro fossero ancora in vita, eppure l’offerta non è stata accolta. Prima di scomparire nel nord della Siria in guerra nel 2013, Dall’Oglio aveva vissuto per più di trent’anni nel Paese mediterraneo, fondando la comunità monastica di San Mosè e dedicando la sua vita al dialogo inter-comunitario tra cristiani e musulmani.

“Paolo aveva denunciato questioni di guerra, armamenti, cose importanti e poteva essere dentro a un gioco più grande di lui”, ha detto lo scorso 29 luglio la sorella Francesca nella sede dell’Associazione della Stampa Estera a Roma, a sei anni dalla sua scomparsa. Il prossimo 29 luglio di anni ne saranno passati sette.

Italiani rapiti in Africa e Medio Oriente: Padre Maccalli e Nicola Chiacchio

Chi sono gli altri italiani rapiti in Africa, oltre Silvia Romano? Padre Maccalli è stato catturato nella notte tra il 17 e il 18 settembre del 2018 in Niger, dove era attivo come missionario della Società delle Missioni Africane (Sma) nella diocesi di Niamey. Il religioso di Crema è stato rapito nella missione di Bomoanga, a circa 150 km dalla capitale nigerina Niamey, ma nessuno ad oggi ha rivendicato il sequestro o avanzato richieste per il rilascio del missionario. L’ultima prova che Padre Maccalli sia vivo è un filmato di appena 23 secondi in cui è ripreso insieme a Nicola Chiacchio, un altro ostaggio dei gruppi jihadisti scomparso a inizio febbraio nel nord del Mali mentre affrontava un viaggio solitario in bicicletta.

“Mi chiamo Pier Luigi Maccalli, di nazionalità italiana, oggi è il 24 marzo 2020”. “Mi chiamo Nicola Chiacchio…”, dicono i due ostaggi nel filmato consegnato durante i primi giorni di aprile a un giornalista nigeriano che dirige un piccolo sito di informazione, Air info. In poche ore lo screenshot dei due italiani rapiti seduti su una stuoia davanti a un telo colorato ha fatto il giro del mondo. Era dal loro sequestro, infatti, che non erano apparse immagini di padre Gigi e di Nicola Chiacchio.

Come scrive Andrea De Giorgio su Internazionale, non è chiara la matrice che si nasconde dietro ai gruppi jihadisti artefici del rapimento, ma la pista più probabile è quella che vede coinvolto il Gruppo di sostegno dell’islam e dei musulmani (Gsim) affiliato ad Al Qaeda e vero e proprio padrone del nord del Mali, che vanta una pluriennale esperienza nei rapimenti di italiani. Si tratta infatti dello stesso gruppo che aveva rapito, nel 2011-2012, Rossella Urru e Maria Grazia Mariani, insieme ad altre decine di occidentali. A infittire il mistero concorre poi la mancata rivendicazione di tali sequestri, un modo di fare del tutto nuovo per le operazioni dei jihadisti in Sahel.

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