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Home » Esteri

La rivelazione del New York Times: “Israele voleva uccidere i negoziatori iraniani, gli 007 Usa avvertirono Teheran”

Immagine di copertina
Credit: AGF

Tel Aviv avrebbe cercato di sabotare l'accordo di pace tra Washington e Teheran

Nel bel mezzo delle trattative per la fine della guerra tra Usa e Iran, Israele avrebbe cercato di uccidere i due mediatori iraniani, Abbas Araghchi e Mohammad Ghalibaf, con l’obiettivo di far naufragare il negoziato. Lo rivela il New York Times che cita funzionari statunitensi 
e fonti dell’intelligence americana. Si tratta di indiscrezioni che, se confermate, evidenzierebbero ulteriormente le tensioni tra Washington e Tel Aviv nella gestione del dossier iraniano. I due negoziatori iraniani, già nella fase calda della guerra, sarebbero stati considerati da Tel Aviv obiettivi da colpire, al pari di altri vertici iraniani poi effettivamente assassinati come, tra gli altri, il capo della sicurezza Ali Larijani e l’ex ministro degli Esteri Kamal Kharazi.

Quando sono iniziate le trattative con l’Iran per il cessate il fuoco, però, le cose sono radicalmente cambiate. Colpire Araghchi o Ghalibaf, o entrambi, avrebbe potuto compromettere qualsiasi possibilità di accordo tra Washington e Teheran. Per questo gli 007 statunitensi si sarebbero attivati per avvisare l’Iran del possibile pericolo. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano statunitense, il momento più delicato si sarebbe tra l’11 e il 12 aprile quando Ghalibaf si è recato a Islamabad, in Pakistan, per un round di colloqui con il vicepresidente Usa JD Vance. Composta da oltre settanta persone, all’andata la delegazione iraniana è stata scortata 
da caccia pachistani fino al confine. Al ritorno, però, le forze di sicurezza iraniane avrebbero avvisato l’aereo su cui viaggiava Ghalibaf di un’informazione di intelligence secondo la quale due caccia israeliani sarebbero entrati nello spazio aereo iraniano, al confine con l’Iraq, con l’obiettivo, secondo Teheran, di colpire proprio quell’aereo. Il velivolo, quindi, è stato fatto atterrare a Mashad, l’aeroporto più vicino al confine pachistano, con i mediatori che hanno poi proseguito il loro viaggio verso la capitale via terra.

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