“Non esistono arabi gay”: in Israele polemica per la legge sull’orientamento sessuale

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 27 Lug. 2020 alle 16:36
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Credit: PIxabay

In Israele sta facendo molto discutere un disegno di legge che vieta le cosiddette terapie di conversione, trattamenti psicologici che mirano sostanzialmente a cambiare l’orientamento sessuale di omosessuali, lesbiche e transessuali. Il ddl è stato approvato in prima lettura, ma mancano ancora due passaggi alla Knesset, il parlamento israeliano.

La legge – presentata da Partito laburista e Meretz – è sostenuta dall’ala sinistra del parlamento, mentre è avversata dall’ala più conservatrice. Il partito Likud, guidato dal premier Benjamin Netanyahu, ha votato contro, così come sono contrari gli ultra-ortodossi ebrei, mentre la coalizione Bianco e Blu, che appoggia il governo, si è schierata a favore. Ma il ddl sta creando forti divisioni in particolare nella Lista Araba Unita, coalizione che raggruppa i pariti arabi.

Il sostegno alla legge da parte del leader della coalizione, Ayman Odeh, ha mandato su tutte le furie Walid Taha, membro della lista ed esponente del Movimento Islamico, e Mansour Arbbas, leader di Balad, altro partito della lista unitaria. I due hanno messo in guardia Odeh, sottolineando che la tenuta della coalizione è messa a rischio da prese di posizione di questo tipo.

Intervistato dall’emittente nazionale Kan, Taha ha affermato che il sostegno del leader al disegno di legge “è particolarmente problematico e va contro il punto di vista della maggioranza che lo ha eletto”. Secondo il parlamentare del Movimento Islamico, il “fenomeno dei gay è quasi inesistente nella società araba” e, se esiste, lo è “di dimensioni limitate”. Per Kaha, le relazioni omosessuali sono innaturali e gli omosessuali “hanno il diritto di sottoporsi a cure per cambiare il loro orientamento sessuale”. “Questa legge impedisce loro di ricevere un trattamento che li riporti in uno stato normale”, ha osservato il parlamentare arabo.

Il disegno di legge vieta agli psicologi di praticare la terapia di conversione e prevede per i medici che vi fanno ricorso il ritiro della licenza e una multa (c’è anche la reclusione, in caso di recidiva).

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