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Home » Esteri

L’Iraq sta preparando un’offensiva contro il Kurdistan iracheno

Immagine di copertina
Credit: Reuters

L'autorità regionale del Kurdistan iracheno sostiene che Baghdad stia “preparando un forte attacco” contro i curdi nella zona di Kirkuk

Le forze governative irachene e le milizie paramilitari iraniane stanno “preparando un forte attacco” contro i militari curdi nella zona di Kirkuk, secondo quanto riferito dall’autorità regionale del Kurdistan iracheno, dove lo scorso 25 settembre si è tenuto un referendum per l’indipendenza che ha visto il 93 per cento dei votanti esprimersi favorevolmente.

“Stiamo ricevendo segnali pericolosi che le forze irachene, inclusa la Mobilitazione Popolare e la polizia federale, stanno preparando un forte attacco contro il Kurdistan”, ha scritto l’autorità regionale in un tweet confermato da un ufficiale curdo all’agenzia Reuters.

L’offensiva in corso di preparazione riguarderebbe l’area di Kirkuk e Mosul.

“Ci saranno probabilmente scontri a Kirkuk con le milizie Al-Sha’abi, che ufficialmente sono diventate parte dell’esercito iracheno ma rispondono all’Iran”, aveva detto a TPI in una precedente intervista il dottor Aziz Hassan, specialista in Studi strategici, e che vive a Erbil, nel Kurdistan iracheno. “Questi scontri avverranno probabilmente dopo la battaglia di Hawija contro l’Isis, ma a quel punto ci aspettiamo che gli Stati Uniti non restino in silenzio”, aveva aggiunto.

Il referendum era stato annunciato il 7 giugno scorso da Massoud Barzani, consigliere del presidente della regione autonoma e leader del Partito Democratico del Kurdistan (PDK). Il voto è arrivato poco prima rispetto al rinnovo del parlamento e all’elezione del presidente del Kurdistan iracheno.

Fin dall’inizio, Baghdad – così come gli stati confinanti con l’Iraq – non ha mostrato l’intenzione di riconoscere questa consultazione: il 18 settembre il primo ministro iracheno Haider al-Abadi aveva formalmente chiesto che il referendum venisse sospeso.

Oltre a questo, Turchia, Iran, Stati Uniti, Regno Unito e Nazioni Unite hanno più volte espresso obiezioni sull’opportunità di tenere questo referendum e sulla sua legalità: secondo questi stati e secondo l’Onu, infatti, tenere adesso un simile voto può creare disordini in un paese impegnato direttamente nella lotta all’Isis.

Nonostante queste proteste, il referendum sostenuto da Massoud Barzani ha ottenuto l’approvazione, anche se resta un voto legalmente non vincolante. I curdi infatti sostengono che il voto sia semplicemente un primo passo verso quello che dovrebbe essere un “divorzio amichevole” dall’Iraq.

Non è dello stesso parere il primo ministro di Baghdad, Haider al-Abadi, che durante un discorso televisivo alla nazione ha definito il voto curdo “una decisione unilaterale che va contro la Costituzione e la pace sociale”.

– LEGGI ANCHE: “Noi curdi iracheni siamo sicuri che Europa e Stati Uniti non ci abbandoneranno”

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