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Cosa c’entra la donna che sventola il suo hijab con le proteste di piazza in Iran

La foto di una donna che sventola il suo hijab per chiedere che vengano allentate le rigide regole di abbigliamento nel paese ha fatto il giro del mondo. Ecco perché non ha a che fare con le altre proteste che hanno provocato oltre 400 arresti

Di Laura Melissari
Pubblicato il 2 Gen. 2018 alle 17:08 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 17:58
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Immagine di copertina

Una ragazza iraniana senza il velo che sventola il suo ‘hijab’ bianco nel mezzo di una strada affollata è diventata il simbolo delle proteste delle donne che chiedono maggiori diritti, in parallelo alle proteste di altra natura che stanno sconvolgendo il paese.

La donna, un’attivista che si batte contro l’obbligo dell’hijab, è stata arrestata mercoledì 27 dicembre mentre sventolava il suo velo, con i capelli.

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La giovane aveva aderito a “My stealthy Freedom”, il movimento partito su Facebook e promosso dalla giornalista e attivista iraniana Masih Alinejad, che promuove i diritti delle donne.

Nel luogo dove è stata arrestata la donna, in piazza Enghelab, sono stati lasciati fiori e lettere che esprimono ammirazione per il suo gesto coraggioso.

Le proteste in Iran degli ultimi giorni non sono da confondere, o da associare con quelle delle donne che chiedono l’allentamento delle rigide regole sull’abbigliamento in vigore.

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Come spiega Le monde, la foto che ha fatto il giro del mondo, è antecedente alle massicce proteste scoppiate il 28 dicembre.

La donna che sventola il suo hijab è stata arrestata infatti il giorno prima che si diffondessero le manifestazioni, e il contesto in cui ha sventolato il suo velo bianco non era quello di una manifestazione, come si può notare dal video.

Le manifestazioni di piazza, in cui sono morte 20 persone e ne sono state arrestate oltre 400, hanno beneficiato della foto simbolo e la campagna contro il velo obbligatorio ha beneficiato dell’attenzione dei media riservata alle massicce proteste, ma le motivazioni delle proteste e i contesti sono completamente diversi.


“L’hijab è un problema globale, dal momento che tutte le donne che visitano l’Iran sono costrette a indossarlo”, spiega il movimento.

Le donne che stanno protestando in questi giorni chiedono maggiore eguaglianza, giustizia e diritti.

Sulla pagina Facebook del movimento è stato questo video che riassume anni di proteste delle donne iraniane.

In Iran, il 30 marzo 1979 venne proclamata la Repubblica islamica, la cui costituzione si ispira alla legge coranica shari’a.

Il principale animatore della rivoluzione che portò alla caduta dello Shah Mohammad Reza Pahlavi la figura carismatica dell’Ayatollah Khomeyni.

L’ayatollah Khomeini, l’allora Guida suprema del paese, era decisamente contrario all’occidentalizzazione inaugurata dalla dinastia Pahlavi.

Dal 1979 vennero inaugurate una serie di misure restrittive della libertà delle donne, dalla probizione di alcuni mestieri, come il giudice, a un rigido codice di abbigliamento.

Tutte le donne, simbolo di seduzione, dovevano portare il velo per coprire i capelli ed il corpo ad eccezione della faccia e delle mani, e non potevano usare cosmetici in pubblico. Queste imposizioni sono tuttora in vigore. Chi si mostra in pubblico senza velo rischia il carcere.


Anche altre donne hanno aderito alla campagna, in diverse parti del paese:


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