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Iran, sale la tensione con gli Stati Uniti: “Non negoziamo sotto costrizione”

Mohammad Javad Zarif, ministro degli Esteri iraniano, ha dichiarato che l'Iran non porterà avanti negoziati con gli Stati Uniti fino a quando il presidente Donald Trump non rispetterà gli impegni presi nell'ambito dell'accordo sul nucleare

Di Marta Facchini
Pubblicato il 21 Mag. 2019 alle 20:58 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 17:55
Immagine di copertina
Credit: Afp

Sale la tensione tra l’Iran e gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che il suo paese non negozierà con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a meno che gli Usa non mostrino a Tehran “rispetto” onorando gli impegni presi nell’ambito dell’accordo sul nucleare. 

Zarif si è mostrato critico soprattutto per quanto riguarda lo stazionamento della portaerei statunitense Abraham Lincoln e di altre forze nel Golfo. “Tenere tutti queste armi in un’area così piccola è un rischio già di per sé”, ha spiegato il ministro. “È un momento in cui serve estrema prudenza e gli Stati Uniti stanno giocando a un gioco molto molto pericoloso”. 

Secondo quanto affermato dal funzionario governativo, l’Iran non si piegherà alle minacce di Trump. “L’Iran non negozia mai sotto costrizione. Si dialoga con rispetto e non con le minacce”. Il ministro ha aggiunto che “ci saranno conseguenze dolorose se ci sarà un’escalation”, spiegando però che l’Iran non è interessato ad aumentare la tensione. 

Il presidente Rohani: “Nessuna diplomazia possibile”. Il presidente iraniano Hassan Rohani ha affermato che non è possibile percorrere la strada della diplomazia con l’amministrazione Trump. “La situazione odierna non è adatta al dialogo e la nostra unica scelta è la resistenza”, ha dichiarato il leader di Teheran.

Lo scorso 8 maggio l’Iran aveva annunciato un parziale abbandono dell’accordo sul nucleare firmato nel 2015, un anno dopo la decisione del presidente Trump di stracciare l’intesa. Nello specifico il paese – attraverso una lettera inviata agli ambasciatori di Regno Unito, Cina, Unione europea, Francia e Germania – aveva deciso di non rispettare più le limitazioni sulle riserve di acqua pesante e uranio arricchito precedentemente accettate.