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In India i contadini protestano contro la riforma agraria voluta da Modi. Le autorità bloccano internet per “mantenere la sicurezza pubblica”

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Protesta dei contadini a Kolkata, in India. Credit: Snehasish Bodhak/Pacific Press via ZUMA Wire

Negli scontri dello scorso 26 gennaio un manifestante è morto, circa 200 sono stati arrestati, mentre 300 agenti sono rimasti feriti

In India una grande protesta organizzata dai contadini contro la riforma agraria voluta dal primo ministro Narendra Modi sta scuotendo il Paese da settimane. Ieri i contadini hanno annunciato uno sciopero della fame, in coincidenza con l’anniversario della morte di Mahatma Gandhi, per mostrare l’intenzione di manifestare pacificamente, e il governo indiano ha sospeso i servizi di connessione mobile in tre aree intorno alla Capitale. Il blocco di internet proseguirà nella giornata di oggi per “mantenere la sicurezza pubblica”.

Lo scorso 26 gennaio, in occasione della festa nazionale della Giornata della repubblica, si sono verificati una serie di scontri nella capitale indiana, Nuova Deli. Decine di migliaia di contadini indiani hanno invaso Nuova Dehli con trattori, cavalli, moto o a piedi in segno di protesta. La manifestazione era stata consentita a patto che restasse confinata ad alcune aree periferiche della capitale e non disturbasse le parate militari e il traffico cittadino.

Fin da subito, tuttavia, sebbene la maggioranza dei contadini con trattori abbia rispettato le consegne, alcune sezioni della protesta si sono riversati su strade laterali, bloccando strade e piazze, e hanno puntato con decisione verso il centro. La polizia è intervenuta in vari luoghi con cariche, idranti e lacrimogeni.

Alcuni dei manifestanti hanno inoltre assalito il sito storico del Forte Rosso, patrimonio dell’umanità Unesco, finché la polizia non li ha respinti. Un manifestante è morto, circa 200 sono stati arrestati, mentre 300 agenti sono rimasti feriti, come riporta la Bbc.

Cosa prevede la riforma contestata dai contadini

I contadini, che da settimane si sono accampati alla periferia della capitale, protestano contro la riforma agricola voluta dal governo di Narendra Modi che prevede la liberalizzazione del mercato agricolo, con la fine della tutela governativa su prezzi e servizi. Molti contadini temono che col tempo la riforma possa portare all’ingresso massiccio dell’industria privata nel settore, a discapito dei lori redditi.

In India l’agricoltura dà lavoro a circa la metà della popolazione indiana, composta da 1,3 miliardi di persone. In particolare, gli stati settentrionali indiani del Punjab e di Haryana, hanno quasi il 3 per cento dei terreni coltivabili del Paese ma producono il 50 per cento circa delle sue eccedenze di riso e grano.

Si stima che le proteste riguardino complessivamente circa 150 milioni di agricoltori proprietari terrieri: una delle maggiori sfide per il governo del primo ministro Narendra Modi da quando è arrivato al potere nel 2014.

Finora undici cicli di colloqui tra i sindacati agricoli e il governo non sono riusciti a sbloccare la situazione. Il governo si è offerto di sospendere le leggi per 18 mesi, ma gli agricoltori affermano che non porranno fine alle loro proteste se non dopo una completa abrogazione.

Leggi anche: 1. Polonia, entra in vigore il bando quasi totale dell’aborto: un giorno nero per i diritti delle donne /2. Decine di minori stranieri rischiano la vita in Bosnia Erzegovina: l’allarme di Save The Children

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