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India e Cina, scontro tra militari al confine: morti 20 soldati indiani

Lo scontro, il primo a registrare vittime in oltre 40 anni, è avvenuto nella notte in un'area contesa del Kashmir e si è svolto corpo a corpo

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 16 Giu. 2020 alle 11:44 Aggiornato il 16 Giu. 2020 alle 19:58
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Immagine di copertina

Nuove tensioni in Kashmir tra India e Cina: almeno 20 soldati indiani sono rimasti uccisi nella notte in alcuni scontri con i militari cinesi a guardia del confine conteso tra le due superpotenze asiatiche. La notizia, confermata da fonti indiane, sottolinea l’inasprimento delle tensioni tra New Delhi e Pechino. Le vittime sono le prime registrate alla frontiera dal 1975, quando quattro soldati indiani rimasero uccisi in un’imboscata tesa dalle forze cinesi in una regione dell’attuale stato nord-orientale dell’Arunachal Pradesh, una zona considerata da Pechino parte del Tibet.

Il bilancio delle vittime militari indiane è salito a 20 unità dopo prime informazioni sulla morte di tre persone, un ufficiale e due soldati. Secondo le fonti indiane sarebbero deceduti anche 43 soldati cinesi. Pechino non ha però confermato vittime. I morti indiani sono deceduti a causa delle ferite riportate e all’esposizione alle rigidissime temperature ad alta quota.

“Durante il processo di de-escalation in corso nella Valle di Galwan, ieri sera si è verificato un violento scontro che ha causato alcune vittime da entrambe le parti”, si legge nel comunicato rilasciato da Nuova Delhi in un primo momento. “Il bilancio dei morti della parte indiana include un ufficiale e due soldati: le parti si stanno attualmente incontrando nelle sedi competenti per disinnescare l’escalation”. Fonti dell’esercito indiano, riportate dai media locali, affermano che gli scontri sarebbero avvenuti non a colpi di arma da fuoco ma in una serie di combattimenti corpo a corpo, con l’uso di bastoni e pietre. Secondo l’agenzia di stampa Afp, Pechino ha accusato i militari di Nuova Delhi di aver attraversato il confine, “attaccando il personale cinese”. Il ministero degli Esteri della Cina, che non ha ancora confermato vittime cinesi nello scontro, ha invitato l’India “a non intraprendere azioni unilaterali o a creare problemi” alla frontiera.

I militari indiani e cinesi si trovano da settimane in una vera e propria situazione di stallo a Pangong Tso, nella valle di Galwan, a Demchok e a Daulat Beg Oldie, tutte località del Ladakh orientale, in Kashmir, un’area contesta tra India, Pakistan e Cina. Un numero significativo di soldati cinesi è stato recentemente ammassato da Pechino nella zona dopo l’annuncio da parte indiana della costruzione di una serie di nuove infrastrutture. In passato, la Cina aveva infatti ritirato le proprie truppe dalla valle di Galwan e da altre zone del Ladakh orientale, complice l’apparente disinteresse mostrato da Nuova Delhi per l’area. La situazione è mutata con l’annuncio da parte del governo guidato dal premier indiano Narendra Modi di una serie di nuovi progetti infrastrutturali. L’India prevede infatti di realizzare oltre una sessantina di nuove strade nell’area entro la fine del 2022, una delle quali passa proprio vicino alla valle di Galwan e la collega con la base aerea di Daulat Beg Oldi, inaugurata lo scorso ottobre.

L’aumento degli scontri tra India e Cina al confine aveva già provocato una serie di violenze sulle rive del lago Pangong, causando diversi feriti da entrambe le parti, un’escalation disinnescata da vari colloqui militari condotti ad alto livello nella zona. Il confine tra Cina e India non è definito ma segue una linea di demarcazione lunga oltre 3.380 chilometri, intervallata dai territori di Nepal e Bhutan. I due Paesi hanno combattuto una guerra nel 1962 proprio a causa delle dispute sulla frontiera, un conflitto tuttora aperto, vista la mancanza di un trattato di pace tra New Delhi e Pechino. Le tensioni si riverberano poi sul vicino Pakistan, impegnato sin dalla propria indipendenza in dispute di confine con l’India, preoccupata dai recenti investimenti cinesi e dal sostegno di Pechino a Islamabad.

L’escalation preoccupa la comunità internazionale, visto che coinvolge direttamente due potenze nucleari, le uniche ad aver incrementato le proprie scorte di armamenti atomici nell’ultimo anno. Secondo un recente rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute, l’India ha infatti aumentato il proprio arsenale nucleare da 130 a 150 testate tra il 2019 e il 2020, mentre la Cina ha aumentato la proprie scorte di armamenti atomici da 290 a 320 testate nello stesso periodo. Se Pechino sta modernizzando il proprio arsenale, “sviluppando per la prima volta la cosiddetta triade nucleare, composta da nuovi missili terrestri e marittimi e da velivoli con capacità di lancio di armi atomiche”, l’India sta aumentando sia le dimensioni che la diversificazione dei propri armamenti.

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