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Home » Esteri

I segreti di Francesco I

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Bergoglio è ben conosciuto in Argentina. Nel bene e nel male. Un'inchiesta lo accusa per la vicenda di due sacerdoti torturati

Mentre Jorge Bergoglio era a Roma per partecipare al Conclave che lo ha coronato Papa, un centinaio di persone, provenienti dai quartieri più poveri di Buenos Aires, hanno occupato la cattedrale metropolitana della capitale argentina. Chiedevano maggior e migliore educazione, e dopo qualche ora di negoziazioni hanno tolto il disturbo. Dovevano approfittare dell’assenza dell’Arcivescovo. Con Bergoglio presente sarebbe stato impossibile compiere un atto del genere. Perché il nuovo Papa argentino ha sempre avuto tutto sotto controllo nella diocesi di cui era incaricato. Sin dal suo arrivo nel 1998 (ossia dopo la morte del polemico Antonio Quarracino, suo predecessore a Buenos Aires e espressione ecclesiastica della destra di Carlos Menem che allora governava il Paese).

Dalle finestre di quella cattedrale Bergoglio ha visto nel 2001 sfasciarsi l’architettura politica e sociale dell’Argentina. L’entrata si affaccia direttamente sulla Plaza de Mayo, la piazza che sta di fronte alla casa di governo e che è stata lo scenario delle rivolte di quel dicembre in cui l’Argentina ha cambiato cinque presidenti in una settimana. Secondo le leggi locali ogni capo dello Stato deve ricevere la benedizione della massima autorità della Chiesa e solamente Bergoglio è riuscito a farlo con l’ultimo, il conservatore Eduardo Duhalde, che è rimasto in carica fino al 2003 per cedere la fascia presidenziale al suo pupillo, Nestor Kirchner.

Quella stessa cattedrale, di cui il neo-eletto Francesco I era la massima autorità, ha ricevuto nei primi anni del XXI secolo decine di organizzazioni di quartiere, disperate di fronte alla fame e la miseria scatenatesi dopo il default. Alcune sono state benvenute proprio dall’Arcivescovo, e in alcuni casi hanno anche ottenuto aiuti cospicui.

Ma non si trattava di semplice carità. Bergoglio è sempre stato un abile stratega, capace di tessere equilibri politici eccezionali in diverse situazioni. E in alcune di esse, gli è anche andata male. Come negli anni Settanta, quando è cominciata quella storia che oggi riportano vari giornali e che ha a che fare col suo ruolo durante la sanguinosa dittatura militare cominciata nel marzo del 1976. Allora, Bergoglio era stato appena nominato Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina, e uno dei suoi primi atti era stato quello di espellere dall’ordine dei gesuiti due frati che si erano insediati nelle baraccopoli della capitale, Orlando Yorio e Francisco Jalics.

Bergoglio avrebbe anche chiesto all’allora Arcivescovo di Buenos Aires di revocare loro l’autorizzazione per dire la messa, un atto che sarebbe stato interpretato dalle autorità militari come un ritiro della protezione che la Chiesa esercitava sui preti di quartiere. Fu così che Yorio e Jalics furono sequestrati e torturati con l’accusa di essere “sovversivi”, e poi rilasciati dopo cinque mesi in una campagna fuori città. Sempre sotto pressione del Vaticano.

Pochi minuti dopo l’annuncio della scelta di Bergoglio come nuovo pontefice, la famiglia di Jalics ha diffuso una copia del documento dei servizi segreti di allora con i dettagli del sequestro dell’ex sacerdote. Si afferma testualmente che l’informazione era stata somministrata dal “padre Bergoglio, firmatario della nota con speciale raccomandazione di non concedere le richieste” dei due preti sequestrati, i quali avevano sollecitato che gli fossero restituiti i rispettivi passaporti.

In quel tempo Bergoglio aveva coltivato forti interessi nella vibrante politica argentina. Aveva fatto parte della Guardia di Ferro, un gruppo della destra peronista che prendeva il nome dal movimento legionario rumeno di estrema destra. I contatti stabiliti in quel periodo gli permisero di avanzare a passi da gigante dentro il mondo ecclesiastico argentino, strettamente legato ai settori militari e ultra conservatori. Lo stesso Bergoglio é stato uno dei promotori del documento che la curia di Buenos Aires ha reso pubblico poco tempo fa, dove si ammettono le relazioni che esistevano tra il mondo cattolico e la dittatura. Solo nel 2012, la chiesa argentina ha ammesso che dal 1978 era al corrente delle sparizioni e gli assassinii che commettevano i militari.

Allora Bergoglio non era di certo uno dei massimi esponenti della cupola ecclesiastica, ma sosteneva un ruolo importante all’interno di questa come principale rappresentante della Compagnia di Gesù, e in quanto tale è accusato di aver taciuto le violazioni ai diritti umani commessi persino nelle proprietà della Chiesa. Per questo il suo nome appare in diverse cause ancora aperte in Argentina.

Ma questo passato poco chiaro è emerso solamente negli ultimi anni, principalmente attraverso le investigazioni del giornalista Horacio Verbitsky, che dal 1999 fustiga l’ex Arcivescovo dalle pagine del quotidiano Página/12. Nel frattempo Bergoglio è arrivato a rivestire la carica di cardinale, principalmente grazie alla sua capacità di gestire la fitta rete di sacerdoti sparsi nelle baraccopoli di Buenos Aires e dintorni, e la sua fama è andata in crescendo col tempo. Negli ultimi anni è addirittura arrivato a essere uno dei personaggi mediatici più rilevanti del Paese per la sua ferrea opposizione all’approvazione della legge sul matrimonio gay.

Nel 2010, aveva definito il progetto come “una guerra contro Dio”, mobilitando l’intera comunità cattolica argentina che in alcuni casi ha portato in piazza tutti gli alunni delle elementari private e religiose di diverse città. La sua posizione gli è valsa il ripudio della presidente Cristina Fernández, che lo ha definito “medievale, dei tempi dell’inquisizione”, trasformandosi in uno dei nemici più potenti dell’attuale governo.

Con un discorso incentrato sulla crudeltà della miseria in America Latina, un lavoro capillare di sacerdoti e volontari in diverse parti del Paese – e relazioni politiche costanti con gli attori più influenti – Bergoglio ha costruito un equilibrio che lo ha portato dalla cattedrale metropolitana al Vaticano. Dove probabilmente si aspettano un disimpegno simile.

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