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Hong Kong, la leader dell’esecutivo Carrie Lam annuncia il ritiro formale della legge sull’estradizione

Dopo mesi di proteste, la leader di Hong Kong è pronta a ritirare la legge della discordia

Di Nicola Simonetti
Pubblicato il 4 Set. 2019 alle 13:30 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:03
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Immagine di copertina
Il leader di Hong Kong annuncia il ritiro della legge sull'estradizione. Credit: AFP

La leader di Hong Kong Carrie Lam annuncerà il ritiro formale della legge sull’estradizione

La leader di Hong Kong Carrie Lam ha annunciato il ritiro formale della controversa legge sull’estradizione che è stata alla base di mesi di proteste. La governatrice di Hong Kong ha dato la notizia in un video messaggio trasmesso dalle tv dell’ex colonia britannica.

“È Hong Kong un posto ancora sicuro? Persone che hanno differenti vedute sono prevaricate”, ha detto Lam aprendo il suo messaggio. “Quello che è accaduto negli ultimi due mesi ha sconvolto molti. In merito alle 5 richieste sollevate dai dimostranti, ho annunciato già la sospensione della proposta di legge e chiarito che è morta”.

Lo stesso provvedimento è adesso “del tutto ritirato”, secondo l’impegno dell’amministrazione.

Lam ha espresso pieno supporto all’Independent Police Complaints Council (Ipcc), l’organismo che ha il compito istituzionale di fare luce sui reclami contro l’operato della polizia di Hong Kong, invece dell’avvio di un’indagine ad hoc sulla condotta delle forze dell’ordine degli ultimi due mesi.

“In merito alla costituzione di un’inchiesta indipendente, pensiamo di non dover mettere a punto una commissione a dovremmo lasciare il caso alla Ipcc”, ha detto Lam, secondo cui gli attacchi del 21 luglio alla stazione di Yuen Long da parte di uomini delle Triadi “costituiranno un focus” dell’Ipcc.

Cosa dice la legge sull’estradizione?

La legge sull’estradizione, introdotta lo scorso aprile, avrebbe concesso ai sospetti criminali l’estradizione verso Paesi con cui Hong Kong non detiene chiari accordi. La legge è stata inizialmente presentata nel caso di un cittadino taiwanese responsabile per l’omicidio della fidanzata, e difesa dal capo dell’esecutivo di Hong Kong Lam.

Ma a scatenare l’insurrezione è stata la menzione della Cina continentale tra i Paesi coinvolti, che ha scatenato nuove tensioni tra Pechino e l’ex colonia britannica.

A seguito degli scontri degli ultimi mesi, a giugno la Lam aveva sospeso la legge, rifiutando tuttavia di ritirarla del tutto. Il ritiro formale è una delle cinque richieste dei manifestanti, che esigono anche pieni diritti democratici, amnistia per gli arrestati e nuove riforme politiche. Lunedì 2 settembre, in un audio registrato di nascosto, la Lam si sarebbe addossata la colpa della crisi politica.

La novità di oggi

Dopo 14 settimane di proteste ininterrotte, sfociate in uno scontro violento tra attivisti e forze dell’ordine lo scorso weekend, la leader di Hong Kong ha deciso di fare un passo indietro. Il ritiro della norma rappresenta la prima vittoria dei manifestanti.

Secondo l’attivista Joshua Wong, la scelta di ritirare la legge, però, è “troppo poco” e arriva troppo tardi”. “Basta chiamarci rivoltosi, chiediamo un’inchiesta indipendente della polizia e libere elezioni!”, ha dichiarato l’attivista.

Subito dopo la notizia del ritiro, la Borsa di Hong Kong è salita del 3 per cento. La comunità di Hong Kong, preoccupata per le conseguenze degli scontri sulla città, ha tirato un sospiro di sollievo, ma non si dice ancora fuori pericolo. Sembra infatti improbabile che la scelta della Lam sia risolutiva.

Nel frattempo si avvicina anche un’importante data per il governo cinese. Il primo ottobre si festeggerà il settantesimo anniversario della Repubblica Popolare, e si temono nuove rivolte.

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