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Le proteste di Hong Kong rischiano di peggiorare le relazioni tra Cina e Stati Uniti

I manifestanti sono scesi in piazza per l'ottavo fine settimana consecutivo: chiedono riforme democratiche e protestano contro le violenze delle polizia

Di Marta Facchini
Pubblicato il 29 Lug. 2019 alle 16:20 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:04
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Immagine di copertina
redit: Afp

Hong Kong, continuano le proteste per l’ottavo fine settimana consecutivo

“I manifestanti hanno iniziato ad assumere un atteggiamento provocatorio nei confronti della polizia”, scrive Shibani Mahtani sul Washington Post per commentare l’ottavo fine settimana consecutivo di proteste ad Hong Kong. “La scorsa domenica uno di loro, che indossava una maschera anti-gas, ha raccolto una bomboletta di gas lacrimogeno, arrivata ai suoi piedi, e l’ha lanciata verso gli agenti”, prosegue il giornalista. Un punto, quello sottolineato dal quotidiano statunitense, condiviso anche da analisti internazionali, che hanno messo in evidenza come, nell’ultimo weekend anti-Pechino, i cittadini dell’ex colonia britannica si siano rivolti anche contro gli agenti. 

La polizia è accusata di non avere protetto chi è sceso in piazza, in particolare dopo una protesta non autorizzata a Yuen Long, vicina al confine con la Cina continentale, in cui gli agenti hanno sparato lacrimogeni e proiettili di gomma contro la folla.

Le critiche nei confronti del sistema di sicurezza si sono intensificate dopo una violenta aggressione, compiuta da uomini mascherati, e armati, in una stazione ferroviaria di Hong Kong. A essere aggrediti erano stati pendolari e attivisti di ritorno da una manifestazione: in quell’occasione, secondo alcuni, la polizia non avrebbe preso le misure necessarie per arginare l’agressione, chiudendo un occhio. “I manifestanti si sono infuriati con la polizia e il governo che, a loro parere, invece di difenderli, stanno assecondando Pechino”, aggiunge Mahtani.

Le proteste contro l’emendamento alla legge sull’estradizione, come ricorda Ispi, costituiscono solo una parte di un più profondo conflitto tra Hong Kong e la Cina in vista dell’avvicinarsi della data in cui terminerà l’autonomia dell’ex colonia dalla Cina, negoziata dal Regno Unito nel 1997. E Pechino, scrive Ispi, “ha già dimostrato l’intenzione di erodere, anche se in modo quasi impercettibile, il grado di autonomia di Hong Kong”.

La sollevazione popolare si è poi estesa alla richiesta di dimissioni del governo guidato da Carrie Lam e di maggiori garanzie democratiche. In particolare l’applicazione delle garanzie del modello ‘Un Paese, due sistemi’, sottoscritto al momento della restituzione di Hong Kong alla Cina da parte della Gran Bretagna e valido, in teoria, fino al 2047.

I dimostranti chiedono anche il suffragio universale e il diritto di voto per tutti i residenti di Hong Kong e di far cadere ogni accusa a carico dei manifestanti che sono stati fermati o arrestati in oltre un mese di proteste. Lam ha sospeso la legge ma questo non ha fermato le proteste.

Le contestazioni, inoltre, non sono una novità nel panorama politico del paese: già nel 2014 Hong Kong era stata attraversata da proteste durate quasi tre mesi. In quel caso, le manifestazioni erano derivate dalla decisione del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo di portare avanti una riforma sul sistema elettorale. La proposta, non adottata, era stata percepita come una misura estremamente restrittiva dell’autonomia della regione.

Le poteste nell’ex colonia britannica e l’ombra degli Stati Uniti

Il  Washington Post ha sottolineato che lo scontro tra Pechino e l’ex colonia britannica rischia di peggiorare i rapporti tra la Cina e gli Stati Uniti, rivalità accentuata dalla guerra commerciale lanciata dal presidente americano Donald Trump, oltre che dal suo costitutivo carattere ideologico conflittuale. Nel caso delle poteste contro la legge sull’estradizione, la prima a reagire era stata la presidente della Camera Nancy Pelosi, avanzando la possibilità che il Congresso riconsideri lo status speciale di cui gode Hong Kong a livello economico internazionale.

Pechino, da parte sua, ha accusato Washington di mantenere un’eccessiva ingerenza negli affari di Hong Kong, e di utilizzare l’ex colonia come ponte per sovvertire il governo cinese. Hong Kong, come sottolineato dal quotidiano statunitense, potrebbe essere la nuova vittima dello scontro tra le due superpotenze, aumentando la frattura tra i due lati dell’oceano. Con la possibilità che Trump impugni la causa dei manifestanti per portare avanti anche una battaglia culturale contro Pechino.

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