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Hong Kong, Pechino ammette: “La peggiore crisi dal 1997 ad oggi”

Ancora tensioni e disordini nelle manifestazioni contro la legge sull'estradizione

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 7 Ago. 2019 alle 18:29 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:04
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(Foto Twitter/Credits: Ayana-AFP Correspondent)

Hong Kong, Pechino: “Situazione grave”

Ancora tensioni e disordini a Hong Kong. Oggi, 7 luglio, migliaia di avvocati e professionisti legali sono scesi in piazza per chiedere al Dipartimento di Giustizia di mantenere la sua indipendenza. E al governo di formare una commissione d’inchiesta indipendente per indagare sugli eventi che si sono verificati durante le proteste contro la legge sull’estradizione.

Da più di due mesi, ormai, nel paese asiatico, la popolazione protesta per la legge sull’estradizione in base alla quale chi è sospettato di un reato può essere estradato e processato in Cina.

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Anche il governo cinese oggi è stato costretto ad ammettere che la situazione a Hong Kong è “la più grave dal suo ritorno sotto la sovranità cinese”, nel 1997. Lo ha affermato il capo dell’ufficio di gabinetto di Pechino, responsabile per gli affari di Hong Kong, Zhang Xiaoming.

Zhang Xiaoming ha detto che il governo cinese è “molto preoccupato” per le proteste che vanno avanti da due mesi contro le autorità locali, e che “sta valutando le decisioni da prendere, a tutti i livelli”.

Le proteste in piazza delle ultime ore

Anche la notte scorsa a Hong Kong c’è stata tensione, con tafferugli tra polizia e un centinaio di manifestanti.

Un rappresentante studentesco, Keith Fong, è stato fermato per aver portato con sé un puntatore laser. La polizia, rende noto il Guardian, lo ha trattenuto, accusandolo di possesso di armi, ma l’unione studentesca dell’Università Battista di Hong Kong ha affermato che le accuse sono state fabbricate per compiere un arresto arbitrario.

Tale arresto, hanno scritto stamane su Telegram, “dimostra chiaramente il potere della legge sull’estradizione”, contro cui i manifestanti si battono da mesi.

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E oggi è toccato anche alla protesta degli avvocati che, vestiti di nero, hanno marciato silenziosamente dalla sede della Corte di appello finale centrale fino alle vicinanze del Dipartimento di Giustizia. I professionisti legali, che solitamente evitano le manifestazioni, sono alla loro seconda marcia in due mesi.

“Ci sono stati molti i casi in cui la polizia ha sparato gas lacrimogeni in aree residenziali altamente popolate, colpendo anziani e bambini. Questo è inaccettabile”, ha dichiarato un avvocato tra i manifestanti, indossando una maschera antigas.

Hong Kong, pericoloso andarci

Le conseguenze della crisi hanno ripercussioni anche all’estero. Il governo australiano ha invitato i connazionali a fare “molta attenzione” nei loro viaggi a Hong Kong, per “i rischi di violenze”. Il mese scorso anche Gran Bretagna, Irlanda e Giappone hanno emesso analoghi warning.