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Hong Kong rischia di essere un grande palcoscenico della guerra per procura tra Stati Uniti e Cina

Immagine di copertina
Le proteste a Hong Kong Credit: AFP

Sullo sfondo delle violente proteste c'è il più ampio contesto del conflitto bipolare tra Cina e Stati Uniti

Hong Kong rischia di essere un grande palcoscenico della guerra per procura tra Stati Uniti e Cina

La tensione è molto alta ad Hong Kong dopo il suo primo ferito grave con una pallottola vera. Il 1 ottobre la polizia ha sparato ad altezza d’uomo e ha colpito al petto uno studente. Le proteste sono arrivate alla violenza più estrema dopo 115 giorni, esattamente da quando il 31 marzo 2019 sono scese in strada migliaia di persone contro la legge sull’estrazione. Sullo sfondo delle proteste c’è il più ampio contesto del conflitto bi-polare tra Cina e Stati Uniti.

Una proxy-war figlia del bipolarismo

La crisi di Hong Kong, con conseguenti scontri, violenze e manifestazioni ormai quotidiane potrebbe essere letta come una sorta di guerra per procura fra la potenza emergente cinese e quella egemone (finora) americana.

I toni usati da Xi Jinping durante la parata militare per i 70 anni di anniversario della Repubblica Popolare cinese, il guanto di sfida lanciato attraverso l’esposizione di tutto l’arsenale militare a sua disposizione e la posa fiera e volutamente imperiale adottata sono tutti segnali di una Cina che non vuole limitarsi a tornare grande, ma spingersi al di là dei suoi limiti, con ambiziosi progetti per il ventunesimo secolo.

Cosa sono le guerre per procura

Le “proxy wars” o guerre per procura sono conflitti che vedono il sostegno di Paesi terzi a fianco delle parti in conflitto. I motivi di una guerra per procura sono simili a quelli che muovono gli altri conflitti: interessi economici, strategici, geopolitici.

Il supporto di truppe, armi, intelligence e rifornimenti a una parte in conflitto ha prodotto sempre, con cadenza quasi matematica, un inasprimento crescente degli scontri, che di conseguenza si sono dilatati anche nel tempo.

Le proxy wars rispecchiano anche più ampie lotte ideologiche perpetrate dalle superpotenze, ed è proprio il caso di Hong Kong.

Secondo la Cina c’è la mano nera degli Usa dietro le proteste di Hong Kong

La Cina è arrivata a sostenere che i manifestanti siano strumentalizzati da una potenza straniera. A inizio settembre, i mezzi di comunicazione benvoluti da Pechino sia nella Cina continentale sia ad Hong Kong hanno fatto circolare una foto di Julie Eadeh, capo dell’unità politica del Consolato generale degli Stati Uniti a Hong Kong, che incontra nella lobby di un hotel diversi membri di spicco dell’opposizione, tra cui Joshua Wong, 22 anni, figura chiave nelle proteste che avevano scosso Hong Kong cinque anni fa.

Gli articoli del China Daily e di altre testate del continente, indicano quell’incontro come la prova che dietro le proteste ci sia una “mano nera” statunitense.

L’emittente statale CCTV ha affermato che la Cia è nota per aver istigato “rivoluzioni a colori”, in riferimento alle dimostrazioni nate negli stati ex sovietici nel decennio precedente.

Hong Kong e la guerra per procura: la risposta degli Stati Uniti

Gli States smentiscono le notizie fatte circolare in Cina. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha affermato che la circolazione a Pechino delle informazioni personali della signora Eadeh è inaccettabile e dimostra che la Cina è un regime malvagio, usando due volte questo appellativo.

L’ufficio del Commissario del Ministero degli Esteri cinese di Hong Kong ha detto che le dichiarazioni degli Stati Uniti hanno rivelato ancora una volta il “lato oscuro e contorto della psicologia statunitense”.

Wong ha dichiarato che né lui né il suo gruppo ricevono alcun finanziamento dal National Endowment for Democracy, o dal governo degli Stati Uniti.

“È comune qui per gli stranieri e le persone provenienti da settori diversi chiedere e ottenere un aggiornamento sulla prospettiva dei manifestanti”, ha detto Wong in un’intervista.

Hong Kong come palcoscenico

Hong Kong si prepara all’anno 2047, data cruciale nella quale non godrà più delle concessioni di autonomia in ambito politico, economico ed istituzionali rispetto al resto della Cina. E questo spaventa i cittadini, soprattutto in considerazione della politica pro-cinese della governatrice Carrie Lam.

La regione amministrativa speciale rischia di diventare un grande palcoscenico di una contesa tra potenze. Dall’esito della prova di forza in atto dipenderanno sia le Presidenziali Usa 2020, sia gli equilibri geopolitici mondiali.

Leggi anche:

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