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Approvata una nuova legge in Honduras: “Fino a 60 anni di carcere per chi commette femminicidio”

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Manifestazione contro la violenza di genere a Rennes, in Francia, il 23 novembre 2024. Credit: Justin PICAUD/SIPA / AGF

La riforma del Codice penale è stata approvata all'unanimità dal Parlamento del Paese, dove le statistiche parlano di una donna uccisa ogni 32 ore

Il Parlamento in Honduras ha approvato ieri all’unanimità una riforma del Codice penale locale che aumenta fino a 60 anni di carcere la pena per chi commette un femminicidio. La notizia è stata confermata in una nota diramata oggi dal Congresso nazionale, l’organo legislativo monocamerale del Paese centroamericano, dove le statistiche parlano di una donna uccisa ogni 32 ore, il dato più alto dell’America Latina.

Cosa prevede la riforma
“La riforma prevede pene più severe per i reati commessi in contesti di violenza di genere ed estende le circostanze aggravanti”, si legge nel comunicato del Congresso Nacional, controllato dal partito di destra al governo. “In determinate circostanze o contesti aggravanti, le pene possono arrivare anche fino a 40 o a 60 anni di reclusione”.
Con la riforma in Honduras, il reato di femminicidio continuerà a essere punito con pene detentive comprese tra i 25 e i 30 anni. Tuttavia, in presenza di circostanze aggravanti, la pena potrà arrivare fino ai 30-40 anni. Tra queste, si legge nella nota, “vi è il fatto che il reato sia stato preceduto da reati sessuali, tortura, privazione della libertà o occultamento di un reato sessuale”. “Costituisce inoltre un’aggravante il fatto che il reo sia un agente statale che si serve della propria posizione, autorità, uniforme o arma di servizio per commettere il reato”, prosegue il comunicato. Inoltre, “in contesti di violenza di genere o sequestri di persona che culminano con la morte della vittima”, il cumulo della pena può arrivare fino a 60 anni di carcere.
Ma la nuova legge prevede anche una definizione più ampia disuguaglianza di genere, “stabilendo elementi che i tribunali possono prendere in considerazione per determinare l’esistenza di forme di violenza contro le donne”. “Tra questi rientrano precedenti di controllo sulla vittima, violenza psicologica o simbolica, comportamenti possessivi, sfruttamento di situazioni di vulnerabilità economica, fisica o sociale, nonché altri precedenti di violenza, denunciata o meno”, si legge nel comunicato del Congresso nazionale. “Riconosce inoltre particolari condizioni di vulnerabilità legate alla disabilità, alla dipendenza economica, all’età, all’appartenenza a popolazioni indigene o afrodiscendenti e ad altre circostanze che possono accrescere la condizione indifesa delle vittime”.
La riforma stabilisce inoltre la creazione, da parte della Corte Suprema di Giustizia, di organi giurisdizionali specializzati, con competenza nazionale, per esaminare i casi di femminicidio, i reati connessi e altre forme di violenza contro le donne. Entro 90 giorni, la Corte dovrà emanare i regolamenti che disciplinano il funzionamento di tali tribunali, nonché la nomina dei giudici e del personale ausiliario incaricato.

Unanimità politica
La riforma è stata approvata all’unanimità da tutto l’arco politico parlamentare dell’Honduras. Questo, secondo il comunicato del Congresso nazionale di Tegucigalpa, “riflette il consenso raggiunto tra le diverse forze politiche per rafforzare gli strumenti giuridici contro la violenza di genere e consolidare la tutela delle donne nel Paese”.
“Questo è l’inizio del percorso per sradicare i femminicidi. Dobbiamo anche aumentare il numero di rifugi per proteggere le donne che decidono di denunciare gli abusi”, ha commentato la deputata Ariana Banegas. I femminicidi, ha aggiunto la vicepresidente della Camera di Commercio e deputata nazionalista Lissi Matute Cano, rappresentano “una piaga” per la società honduregna. Questa riforma, ha spiegato, scaturisce dalle raccomandazioni presentate da una commissione multipartitica che ha analizzato il problema e ha concluso che era necessario inasprire le pene per chi uccide le donne. Dietro ogni caso di femminicidio, ha ricordato la deputata del blocco liberale Alejandra Vallecillo, ci sono parenti, bambini rimasti orfani e danni irreparabili alle famiglie. “La Commissione parlamentare per la parità di genere sta monitorando la violenza contro le donne e ha lanciato l’allarme sul numero di decessi registrati nei primi mesi dell’anno”, ha osservato la deputata del partito Libertà e Rifondazione (Libre) Doris Mendoza, che ha espresso il sostegno del suo partito al progetto e ha chiesto supporto per le misure volte a proteggere la vita delle donne honduregne.
“Qualsiasi criminale che commetta violenza contro una donna deve sapere chiaramente che, se le toglie la vita, dovrà affrontare tutta la forza della legge”, ha affermato il presidente del Parlamento, Tomás Zambrano.

Violenza quotidiana
In Honduras, secondo la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepalc), si verificano 4,3 casi di femminicidio ogni 100 mila abitanti, il tasso più alto tra i 17 Paesi della regione. Nella nazione centroamericana, secondo i dati del Parlamento locale, viene uccisa una donna ogni 32 ore.
Soltanto nel 2025, secondo l’Osservatorio sulla violenza dell’Università nazionale autonoma dell’Honduras, il Paese ha registrato 262 femminicidi. Tra il 2005 e il 2024, secondo i dati raccolti dal governo di Tegucigalpa, 7.736 donne sono state assassinate in Honduras, con una media annua di 386 femminicidi. Eppure, secondo la Plataforma 25 de Noviembre (che riunisce 54 organizzazioni femminili honduregne), oltre il 95% di questi crimini resta impunito.

LEGGI ANCHE: [L’Italia ha un problema con i femminicidi]
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