Crisi, corruzione e cocaina: la Guinea-Bissau è ancora un “narcostato”?

Dopo gli arresti e le sanzioni degli ultimi dieci anni che avevano fatto sperare le Nazioni Unite, le autorità del paese temono un aumento del traffico di cocaina sulla rotta dal Sud America all'Europa a causa della prolungata crisi politica e della corruzione in cui versa la nazione dell'Africa occidentale.

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 11 Dic. 2018 alle 16:31 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:48
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Immagine di copertina
Afp photo / Raul Arboleta

Le faide politiche e la corruzione rischiano di far tornare la Guinea-Bissau un “narco-stato”, un porto sicuro per organizzazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti. Il paese africano fu il primo del continente a essere definito tale già dieci anni fa, ma ora la situazione rischia di peggiorare.

Secondo la Banca mondiale, la repubblica della Guinea-Bissau, situata in Africa occidentale, è uno dei paesi più sottosviluppati al mondo. Con una popolazione di circa 1,8 milioni di persone e circondata da un arcipelago di oltre oltre 100 isole, i Bijagos, la sua economia dipende in gran parte dalla produzione di anacardi, il bene più esportato dal paese africano. Le fluttuazioni dei prezzi internazionali di questo prodotto hanno una forte influenza sulla Guinea-Bissau, la cui politica dipende però sempre più da traffici “informali”.

Guinea-Bissau, distretto Bolama, isole Bijagos
Nella foto: le isole Bijagos del distretto di Bolama (Credit: NASA)

Dopo aver ottenuto l’indipendenza dal Portogallo nel 1974, Bissau è infatti in preda a una cronica instabilità politica. Negli ultimi anni si sono succeduti almeno 16 tentati colpi di stato, non sempre falliti, e decine di omicidi politici, legati alle lotte di potere e al traffico di stupefacenti. In Guinea-Bissau nessun presidente eletto ha completato il proprio mandato. Gli ultimi 20 anni sono stati segnati da tre golpe, una guerra civile e l’assassinio a colpi di machete del presidente eletto João Bernardo “Nino” Vieira, avvenuto nel 2009 poche ore dopo la morte del comandante dell’esercito, Batista Tagme Na Wai, ucciso da un’autobomba. L’attuale presidente del paese africano, Jose Mario Vaz, coinvolto in un’aspra disputa politica all’interno del suo stesso partito PAIGC, ha licenziato sei primi ministri da quando ha preso il potere nel 2014.

Da due anni, la nazione dell’Africa occidentale è alle prese con una nuova profonda crisi politica, da quando Vaz ha licenziato l’ex premier Domingos Simoes Pereira, accusando il suo compagno di partito del PAIGC di aver bloccato l’attuazione di un accordo raggiunto a Conakry con la mediazione internazionale. La disputa ruotava attorno alla gestione degli aiuti giunti dall’estero, che secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) nel solo 2016 ammontavano a quasi 145 milioni di dollari.

Ad aprile di quest’anno, con il consenso di tutti i partiti, il presidente Vaz ha nominato un nuovo governo guidato dal primo ministro Aristides Gomes, che ha anche l’incarico di ministro dell’Economia, e la missione di organizzare le elezioni parlamentari entro la fine dell’anno. Lo scorso mese però, il presidente della Guinea-Bissau ha fatto sapere che le consultazioni, previste inizialmente per il 18 novembre, si terranno probabilmente a gennaio.

Nelle scorse settimane, le Nazioni Unite hanno protestato chiedendo al capo dello stato di fissare una data per le elezioni. “Le autorità devono fissare una data specifica per le legislative e non continuare a rinviarle ogni volta”, ha detto a fine novembre il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale e il Sahel, nonché capo dell’Ufficio UNOWAS, Mohamed Ibn Chambas, secondo cui  questi ritardi “creano un po’ di confusione, il che non è proprio incoraggiante”. “Mi sembra che questo sia quello che vogliono le autorità, ma nella situazione in cui il 70 per cento degli elettori è già registrato, non c’è alcun problema a tenere le elezioni quest’anno, prima della fine di dicembre”.

In una recente intervista, il presidente del parlamento di Bissau e potenziale candidato alla carica di capo dello stato, Cipriano Cassama’, ha detto che “un prolungamento della crisi limiterà sicuramente la capacità” del paese africano “di fermare i trafficanti”.

Lo stallo politico ha infatti spinto i donatori stranieri a sospendere l’invio di 1,2 miliardi di dollari in aiuti necessari allo sviluppo della nazione africana e il cui stanziamento era stato deciso nel marzo 2015 durante una conferenza internazionale tenuta a Bruxelles. Questo ha reso il paese costiero ancora più appetibile per i narcotrafficanti che più di un decennio fa hanno iniziato a usare la Guinea-Bissau come un hub per il trasporto della cocaina prodotta in Sud America e destinata al mercato europeo.

Nell’aprile 2008, la polizia del paese africano sequestrò 635 chilogrammi di cocaina, in un periodo in cui la Guinea-Bissau aveva solo 60 agenti addetti alla lotta al narco-traffico, con un solo veicolo in dotazione. Da allora, l’intervento internazionale tramite sanzioni ha portato al crollo del regime militare coinvolto nel traffico di stupefacenti e all’arresto di alcuni alti gradi delle forze armate. Emblematico resta il caso dell’ammiraglio Jose Americo Bubo Na Tchuto, ex comandante della Marina, arrestato nell’aprile 2013 al largo delle acque di Capo Verde in un’operazione condotta dalla Drug Enforcement Administration (DEA), l’agenzia anti-droga statunitense. L’uomo aveva concordato con alcuni narco-trafficanti colombiani una quota di 1 milione di dollari ogni 1.000 chilogrammi di cocaina introdotti in Africa lungo la rotta controllata dai suoi uomini.

ammiraglio Jose Americo Bubo Na Tchuto

Nella foto: l’ammiraglio Na Tchuto (Credit: Afp)

Il trasporto e la corruzione dei funzionari locali sono due dei pochi costi sostenuti dalle organizzazioni criminali nel traffico di stupefacenti. Queste somme risultano però trascurabili visti i profitti generati, in particolare nel contrabbando di cocaina. Secondo il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, in Sud America, la ‘ndrangheta, organizzazione leader nell’importazione di cocaina in Europa, riesce ad acquistare un chilogrammo di questa sostanza, con un principio attivo del 98 per cento, per soli 1.000 euro, il prezzo più basso praticato dai cartelli di Colombia, Bolivia e Perù, gli unici tre paesi al mondo dove cresce spontaneamente la pianta di coca. Considerato che la cocaina ha effetto stupefacente fino a una concentrazione di principio attivo del 23 o 24 per cento, da ogni chilo di sostanza “pura” acquistato se ne possono produrre fino a 4,3. Al prezzo di mercato di 50 euro al grammo praticato nelle maggiori piazze di spaccio d’Italia, questo comporta un ricavo di 215mila euro. Questo genere di profitti consente alle organizzazioni criminali una capacità di corruzione enorme, accentuata in un paese fortemente instabile come la Guinea-Bissau.

Nel 2016, l’ammiraglio Na Tchuto, che ha partecipato anche alla lotta per l’indipendenza contro il Portogallo e per questo gode di consensi tra la popolazione, è stato rilasciato dagli Stati Uniti dopo aver scontato la maggior parte della pena di 4 anni comminatagli dopo il suo arresto. La presenza di narco-trafficanti e corrotti all’interno delle istituzioni non è però l’unica preoccupazione di chi lotta contro l’illegalità nel paese africano.

Le autorità locali temono infatti che i miliziani jihadisti attivi nella regione possano finanziare le proprie attività tramite il traffico di stupefacenti. Domingos Correia, vice direttore della polizia giudiziaria nazionale del paese africano, ha rivelato di avere “le prove che alcuni jihadisti stranieri hanno cercato rifugio e reclutato membri in Guinea-Bissau”.

Secondo il funzionario della polizia del paese africano, “due anni fa, alcuni sospetti membri di una cellula locale di al-Qaeda per il Maghreb Islamico” (AQMI), uno dei maggiori gruppi terroristici attivo nel Sahel, tra il Mediterraneo e il Golfo di Guinea, “hanno rivelato sotto interrogatorio di aver scaricato carichi di cocaina da aerei provenienti dall’America del Sud in direzione del Mali”. “Le droghe che fluiscono da qui potrebbero anche finanziare questi gruppi”, ha detto Correia. Secondo il funzionario africano, “la minaccia è seria” perché sussistono “notevoli vulnerabilità politiche” in Guinea-Bissau.

L’instabilità cronica del paese ha infatti attirato i narco-trafficanti alla ricerca di nuove rotte per contrabbandare la cocaina in Europa. Secondo un rapporto del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, “le forze di sicurezza” della Guinea-Bissau “devono ancora affrontare la diffusa corruzione e la carenza di attrezzature, che ostacolano le capacità della polizia di un paese più grande del Belgio”.

Secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc), “l’intero bilancio del settore sicurezza e giustizia del 2018 è inferiore alla metà del valore medio di una tonnellata di cocaina venduta in Europa”. “Nonostante un calo della quantità di cocaina sequestrata negli ultimi anni, il flusso di droghe che attraversa il paese rimane probabilmente significativo, con i trafficanti che spostano le rotte e utilizzano metodi meno tracciabili per contrabbandare la polvere bianca”, ha detto Antero Lopes, direttore del dipartimento legge e sicurezza presso la missione delle Nazioni Unite a Bissau. “La Guinea-Bissau è vittima del narcotraffico a causa della vulnerabilità delle sue istituzioni. Qui, il crimine organizzato corrode anche la stabilità e la democrazia”.

Le Nazioni Unite stimano che “non meno di 30 tonnellate” di cocaina passino ogni anno attraverso la Guinea-Bissau. La maggior parte dei carichi di droga sono ancora paracadutati nelle isole al largo del paese. Alcuni sono trasportati a nord da pescherecci battenti bandiera di altri paesi, verso Senegal, Mauritania o Marocco, mentre il resto viene trasportato sulla costa da pescatori locali e poi trasportato da militari corrotti al di là dei confini. Il fenomeno è talmente grave che nel fine settimana, le autorità del Marocco hanno arrestato 7 persone collegate a una rete criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti tra l’America meridionale, l’Africa e l’Europa, sequestrando oltre 1 tonnellata di cocaina ad alto contenuto di principio attivo a bordo di una nave da pesca al largo della località costiera di El Jadida, nell’oceano Atlantico.

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