Il presidente Usa Donald Trump annuncia: “Il cessate il fuoco con l’Iran è finito”
"Sono persone malate", ha detto l’inquilino della Casa bianca prima del vertice della Nato in corso ad Ankara, in Turchia. "Parlare con loro è una completa perdita di tempo”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato oggi che il cessate il fuoco con l’Iran è “finito”, definendo gli iraniani dei “bugiardi”. “Per me è finita. Non voglio più avere a che fare con loro”, ha detto l’inquilino della Casa bianca prima del vertice della Nato in corso nella capitale della Turchia, Ankara. “Sono spazzatura. Sono persone malate. Sono gestiti da persone malate”, ha aggiunto il presidente Usa in piedi accanto al segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte. “Per quanto mi riguarda, parlare con loro è una completa perdita di tempo”.
BREAKING: Trump says Iran ceasefire is over for him.
He adds that he doesn’t want to deal with the Iranians anymore. pic.twitter.com/mXyzbDJuJa
— Clash Report (@clashreport) July 8, 2026
“Sono bugiardi”, ha continuato Trump parlando della leadership iraniana. “Prima facciamo un accordo e tutti sono d’accordo. Niente arma nucleare. Poi escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo nemmeno parlato. C’è qualcosa che non va in loro. Sono matti”, ha proseguito, continuando ad attaccare i vertici della Repubblica islamica. “Sono bugiardi, sono imbroglioni, sono persone malate”, ha aggiunto Trump. “Hanno ferito il loro popolo. Hanno ucciso 54mila persone, ad oggi, che stavano protestando”, ha sottolineato, riportando cifre mai confermate. “Sapete, quando la gente dice perché (i dissidenti, ndr) non hanno preso il potere? Non possono prendere il potere perché sono morti”, ha continuato il presidente Usa, parlando delle manifestazioni anti-regime represse nel sangue da Teheran all’inizio dell’anno. “Li hanno uccisi. Nessuno prenderà il potere. Non hanno armi mentre l’altra parte (il regime, ndr) ha le mitragliatrici. E poi li uccidono. La stampa non lo riporta”, ha rimarcato l’inquilino della Casa bianca, lasciando comunque la porta aperta al negoziato con l’Iran. “Lascerò che i nostri meravigliosi negoziatori continuino a parlare se vogliono, ma io non vedo il senso”. “Penso che gli iraniani siano incompetenti”, ha poi concluso. “Se fossero competenti, avrebbero fatto un accordo 47 anni fa”.
L’escalation nella notte
Gli Stati Uniti hanno lanciato nella notte una nuova ondata di raid contro l’Iran, revocando la licenza che permetteva a Teheran di vendere petrolio sui mercati internazionali, una rappresaglia per gli attacchi compiuti negli ultimi giorni dalla Repubblica islamica contro almeno tre navi cisterna in transito nello Stretto di Hormuz. I contrattacchi dell’Iran, che ha accusato Washington di aver violato gli accordi, hanno invece colpito le basi statunitensi in Kuwait e Bahrein. Così la tregua in Medio Oriente vacilla sotto il peso di una nuova escalation, a poco meno di un mese dalla firma del memorandum d’intesa che il 17 giugno aveva garantito 60 giorni di cessate il fuoco per riprendere i negoziati e porre fine al conflitto scatenato lo scorso 28 febbraio dagli Usa e da Israele. Trattative che, prima a Lucerna, in Svizzera, e poi a Doha, in Qatar, non avevano ancora prodotto alcun accordo concreto.
Il 6 luglio, dallo Studio Ovale, lo stesso Trump aveva avvertito Teheran: “O troviamo un accordo, o finiamo il lavoro”, sostenendo che gli Stati Uniti sarebbero in grado di abbattere i ponti iraniani in un’ora e di mettere fuori uso le forniture energetiche del Paese. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi gli aveva risposto ieri per le rime affermando che, secondo i termini del memorandum, i negoziati sull’intesa finale non potranno cominciare finché continueranno le minacce statunitensi. Poi è arrivata l’escalation, con il presidente del Parlamento e capo negoziatore del Paese, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha accusato gli Stati Uniti di violazioni “gravi” del memorandum, elencando gli attacchi contro l’Iran, il ripristino delle sanzioni sul petrolio, le minacce di nuovi raid, il mancato rispetto degli “adeguamenti” iraniani nello Stretto di Hormuz e il proseguimento degli attacchi israeliani contro Hezbollah in Libano. “L’epoca delle prepotenze e dei ricatti è finita: non ci pieghiamo”, ha scritto Ghalibaf nella notte sui social. I colloqui, insomma, si allontanano, così come le prospettive di pace.