Trump alza la posta con l’Iran: “Troppo tempo per un accordo. Ne pagheranno il prezzo”. Teheran: “Pronti a reagire a un attacco”
Gli Usa potrebbero lanciare altri raid contro le infrastrutture della Repubblica islamica, che promette una risposta “diretta e decisiva” a qualsiasi nuova offensiva. Intanto il Qatar prova a tenere aperto un canale di dialogo con Teheran
La tensione tra Stati Uniti e Iran torna a salire dopo una nuova serie di nuove dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha accusato Teheran di aver ritardato i negoziati per un accordo che, a suo dire, sarebbe stato “ottimo” per la Repubblica islamica, che dal canto suo promette di reagire a eventuali attacchi Usa.
Le minacce di Trump
Dopo l’ultima notte di rappresaglie incrociate, Trump ha affidato alla sua piattaforma social Truth un messaggio che suona come un vero e proprio ultimatum all’Iran. “Ci hanno messo troppo tempo a negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro”, ha scritto il presidente Usa. “Ora dovranno pagarne il prezzo!!!”.
Parole che arrivano all’indomani degli attacchi condotti dagli Stati Uniti contro obiettivi iraniani, effettuati in risposta all’abbattimento di un elicottero militare americano. Un’operazione che è stata seguita dalla reazione di Teheran, che ha lanciato raid con missili e droni contro diverse basi militari statunitensi nella regione, in particolare in Giordania, Bahrein e Kuwait, alimentando il timore di una nuova escalation.
Nonostante lo scambio di colpi però, Trump continua a descrivere l’Iran come un Paese profondamente indebolito sul piano militare. “L’esercito iraniano è un disastro totale”, ha scritto sul suo social. “Gran parte di esso, come la Marina e l’Aeronautica, non esiste nemmeno più: è stato completamente sconfitto”, ha aggiunto. “L’Iran è solo chiacchiere e niente fatti. Il bullo del Medio Oriente è MORTO!!!”.
Ma le dichiarazioni del presidente Usa non si sono fermate qui. Trump, in un’intervista telefonica riportata da Fox News, ha lasciato intendere che la campagna militare contro l’Iran potrebbe non essere affatto conclusa. “Potrei continuare” con i raid, ha confidato al corrispondente dell’emittente Trey Yingst, spiegando che l’Iran aveva avuto “l’opportunità di firmare un accordo e sopravvivere”. Tra gli obiettivi che potrebbero finire nel mirino di eventuali nuove operazioni militari Usa figurano centrali elettriche e ponti, infrastrutture considerate strategiche per il funzionamento del Paese, dopo che nella notte le forze americano hanno colpito due impianti idrici nel distretto di Bamani lasciando così senz’acqua oltre 20mila persone nella città di Kuhestak e nei dintorni.
La reazione di Teheran
Dall’Iran la risposta è arrivata con toni altrettanto netti. Il presidente del Parlamento iraniano nonché negoziatore capo della Repubblica islamica con gli Usa, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avvertito che qualsiasi nuova aggressione sarà accolta da una reazione immediata di Teheran. “Qualsiasi aggressione sarà affrontata con una risposta diretta e decisiva”, ha fatto sapere Ghalibaf, commentando sia le minacce di Trump sia l’ipotesi di nuovi bombardamenti contro infrastrutture iraniane. In un messaggio diramato sul suo Telegram, il presidente del Parlamento di Teheran ha inoltre insistito su come diplomazia e operazioni militari non si escludano a vicenda. In alcune circostanze, secondo Ghalibaf, la minaccia dell’uso della forza può influenzare il negoziato, mentre in altre l’azione militare può servire a dimostrare che l’Iran non teme l’interruzione dei colloqui. Una strategia che, nelle sue parole, dovrebbe portare gli avversari a fare un passo indietro e consentire a Teheran di affermare “i propri diritti”.
Spiragli di trattativa
Tuttavia, mentre il confronto verbale e militare si accende, resta comunque aperto uno spazio per i colloqui. Secondo una fonte informata citata dall’agenzia di stampa britannica Reuters, una squadra di negoziatori del Qatar è arrivata oggi a Teheran dopo una serie di consultazioni con alcuni rappresentanti degli Stati Uniti. L’obiettivo sarebbe quello di favorire la conclusione di un possibile accordo tra Washington e la Repubblica islamica.
La missione qatariota, che finora non è stata smentita da nessuna delle tre parti, evidenzia come, nonostante le minacce reciproche e il rapido deterioramento della situazione sul campo, esiste ancora un canale diplomatico parallelo, in un momento in cui il rischio di una nuova escalation appare più concreto che mai.