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Home » Esteri

Guerra in Ucraina, l’ex consigliere di Putin: “Contavamo nel sostegno dei militari ucraini, ma i piani sono saltati. Zelensky verrà ucciso”

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Guerra in Ucraina, l’ex consigliere di Putin: “Invasione decisa a settembre”

La guerra in Ucraina era stata programma già a settembre con la Russia che contava sull’appoggio dei militari di Kiev: è quanto rivela Serghej Markov, direttore dell’Istituto di Ricerche politiche di Mosca, già deputato e uomo di fiducia di Vladimir Putin dal 2011 al 2018.

Intervistato da La Repubblica, Putin ha deciso di invadere l’Ucraina perché “con la diplomazia non si riusciva a ottenere nulla”.

“Ogni primo gennaio i nazionalisti ucraini organizzano una marcia in memoria di Stepan Bandera che collaborò con Hitler. Kiev approvava leggi contro la lingua russa e mandava in galera e torturava migliaia di attivisti filorussi. Ma l’Occidente tutto questo non lo vedeva. Secondo: un anno fa è diventato chiaro che il piano degli Usa era armare gli ucraini così da lanciare un’offensiva prima nel Donbass e poi in Crimea con l’obiettivo di provocare un bagno di sangue e darne la colpa a Putin” aggiunge l’ex consigliere del presidente russo.

La decisione di invadere l’Ucraina, quindi, secondo Markov “è stata presa ed è stata condivisa con molti lo scorso settembre”. Il russo, però, ammette che Mosca ha sottovalutato la resistenza ucraina.

“All’inizio si pensava che si sarebbe fatto presto, ma ora è chiaro che non sarà così facile. Abbiamo sottostimato il ruolo della propaganda”.

“Militarmente l’operazione non sta procedendo secondo i piani. Ci si aspettava che finisse prima. Adesso si punta ad accerchiare il raggruppamento delle forze ucraine nel Donbass. In base al successo di questa manovra, si decideranno le prossime mosse. Ma l’esercito si era spinto fino a Kiev perché si pensava che il governo sarebbe scappato, si sarebbe creato un vuoto di potere e si sarebbe potuto insediare un esecutivo filo-russo. Nel 2014 il 78% dei militari ucraini in Crimea si associò all’esercito russo. Si presupponeva che almeno il 20% dell’esercito ucraino si sarebbe schierato con i russi e che almeno il 30% si sarebbe arreso, ma non è successo”.

Secondo Markov “Il piano iniziale era creare uno Stato neutrale nella forma di una Repubblica ucraina federale che avrebbe inglobato varie Repubbliche popolari come Donetsk, Lugansk, Kharkiv, etc… E che si sarebbe unita all’Unione Russia-Bielorussia. Ma la strategia sta cambiando”.

Ora, la nuova strategia di Mosca è quella di “annettere le regioni più russofone sul modello Crimea. Resterà un territorio ucraino, ma molto ridimensionato e accerchiato”.

Sul presidente ucraino Zelensky, invece, l’ex consigliere di Putin afferma: “È un criminale di guerra. C’è lui dietro alle fucilazioni di Bucha e all’attacco a Kramatorsk. Potrebbe restare come presidente di questo pezzettino di Ucraina filoamericana, ma credo che verrà ammazzato prima”.

Markov, infatti, è convinto che il presidente ucraino verrà ucciso “da un parente o amico delle vittime dei suoi crimini o dagli stessi nazisti di Azov che si sentono traditi”.

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