Perché l’Iran ha preso di mira il Bahrein
Il Bahrein è un piccolo regno situato su un’isola del Golfo Persico. È grande appena 787 chilometri quadrati, poco più della metà del comune di Roma, per intenderci. Nonostante questo, dall’inizio della guerra in Iran, è stato bersaglio di numerosi attacchi da parte di Teheran: al 15 marzo, 125 missili e 211 droni sono stati intercettati dal piccolo Paese in poco più di due settimane di conflitto, e diversi altri hanno colpito vari tipi di obiettivi, da basi americane a un impianto di desalinizzazione fino ad alberghi e altri luoghi. Ma come mai un Paese così piccolo è bersagliato in modo così accanito dell’Iran in questo conflitto?
Dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, Teheran ha risposto colpendo anche Paesi non direttamente coinvolti nelle ostilità senza limitarsi alle basi americane ospitate nei loro territori, nel tentativo anche di danneggiare la loro produzione petrolifera con ripercussioni sul mercato energetico globale. E, forse, anche nel tentativo di minacciare luoghi simbolici come Dubai, meta e residenza di persone provenienti da tutto il mondo, così da esercitare pressione sulle opinioni pubbliche di tutto il mondo.
I dati dei lanci di missili e droni iraniani sul Golfo è molto indicativo: fino al 17 marzo si sono registrati oltre duemila lanci contro gli Emirati Arabi Uniti (un numero addirittura superiore rispetto a quelli contro Israele), oltre 700 contro il Kuwait, poco meno di 500 verso l’Arabia Saudita e 362 contro il minuscolo Bahrein. Perché tale quantità di colpi contro uno stato così piccolo?
Per prima cosa, non dobbiamo dimenticare che il Bahrein è situato a poca distanza dalle coste iraniane, un bersaglio esposto più di altri ai missili e i droni di Teheran, ma questo discorso vale sicuramente anche per altri Paesi. Il piccolo Paese del Golfo, oltre a questo, ospita importanti basi e centri militari statunitensi, a partire dal comando della Quinta Flotta, oggetto degli attacchi iraniani fin dal primo giorno. Ma il fatto che i lanci di missili e droni non si siano limitati alle strutture militari, ma abbiano colpito anche uno dei cinque impianti di desalinizzazione che garantiscono la quasi totalità dell’acqua potabile del piccolo regno mostra che l’attacco non sembra limitarsi alle strutture militari americane, ma rivolto all’intero Paese e alla sua società. Il Bahrein, oltre a essere uno dei principali alleati non-NATO degli Stati Uniti, oltre a essere insieme agli Emirati Arabi Uniti (che siano i più colpiti anche per questo?) uno dei primi due Paesi arabi a sottoscrivere gli accordi di Abramo che hanno normalizzato le relazioni con Israele, ha una situazione interna particolare.
La popolazione dello stato, che come per molte delle monarchie del Golfo è composta per circa metà da immigrati provenienti da altri Paesi principalmente asiatici, è in maggioranza musulmana. Tuttavia, diversamente dai Paesi della penisola araba, è a maggioranza sciita e non sunnita, esattamente come l’Iran. La monarchia del Bahrein, però, è retta dalla famiglia Al Khalifa, di religione islamica sunnita. Questo fatto era stato tra gli elementi che nel 2011, in piena Primavera araba, condussero a una serie di proteste portate avanti principalmente dalla parte sciita della popolazione contro la monarchia regnante, con il sospetto avanzato da diverse parti che Teheran abbia sostenuto le proteste. L’Iran in precedenza aveva esercitato una storica rivendicazione territoriale sul Bahrein, formalmente conclusa nel 1970 dallo Scià Reza Pahlevi, ma dopo l’avvento di Khomeini e l’annuncio degli ayatollah di voler esportare la loro rivoluzione in tutto il mondo islamico, la piccola isola aveva iniziato a temere che l’intento potesse trovare terreno fertile tra la sua popolazione a maggioranza sciita. Non a caso, nel 1981 dovette fronteggiare un tentativo di golpe da parte di estremisti sciiti, anche in questo caso con il sospetto di alcune parti che vi fosse il sostegno di Teheran.
Nel 2024, l’attuale re del Bahrein Hamad Al Khalifa aveva dichiarato di voler normalizzare le relazioni storicamente complesse con l’Iran. Tuttavia, il corso degli eventi sembra aver portato in ben altra direzione, e forse se proprio la piccola isola è così bersagliata dai missili iraniani è anche per questa storia burrascosa e perché Teheran vede una possibilità di destabilizzare il regno, confidando nelle potenziali simpatie di parte della popolazione.