Israele torna a bombardare Gaza: “21 morti”. Netanyahu: “L’Anp non avrà alcun ruolo nel governo della Striscia”
Tel Aviv ha giustificato i raid in conseguenza di un attacco armato contro le proprie truppe. Tra le vittime figurano due minori di 16 e 12 anni e due neonati di 5 mesi e 10 giorni
Almeno 21 persone, compresi tre minori, sono rimaste uccise e 38 sono state ferite negli attacchi condotti oggi dalle forze armate di Israele (Idf) nella Striscia di Gaza, malgrado la tregua mediata nell’ottobre 2025 dagli Stati Uniti.
Tel Aviv ha giustificato i raid in conseguenza di un attacco armato registrato contro le proprie truppe, che ha ferito un riservista dell’Idf. Per tutta risposta l’esercito dello Stato ebraico ha lanciato una serie di raid aerei e a colpi di artiglieria, che hanno provocato 14 morti e decine di feriti nei quartieri di Tuffah e Zeitoun di Gaza City, nel nord della Striscia. Le altre 7 vittime invece, secondo la Difesa civile della Striscia, sono state registrate tra Khan Younis e il campo profughi di al-Mawasi, nella parte meridionale del territorio costiero palestinese. Tra le vittime figurano due minori di 16 e 12 anni e due neonati di 5 mesi e 10 giorni.
Nel fine settimana almeno 32 palestinesi erano stati uccisi dai bombardamenti di Israele. D’altronde, secondo il ministero della Salute del governo di Gaza controllato da Hamas, dall’inizio del cessate il fuoco almeno 556 persone e oltre 1.500 sono state ferite nella Striscia.
Sviluppi diplomatici
Intanto però continuano i negoziati per la fase 2 del piano Trump a Gaza. Durante il suo incontro di oggi in Israele con l’inviato Usa Steve Witkoff, arrivato a Gerusalemme, il premier dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’Autorità nazionale palestinese (Anp) non parteciperà “in nessuna circostanza” al governo della Striscia dopo la guerra. “Il Primo Ministro ha chiarito che l’Autorità Nazionale Palestinese non sarà in alcun modo coinvolta”, si legge in una nota diramata oggi dall’ufficio di Netanyahu dopo l’incontro. D’altra parte, nel piano Usa per Gaza, il ruolo dell’Anp, che ha governato il territorio costiero fino al golpe di Hamas nel 2007, rimaneva poco chiaro.
Il governo della Striscia, prevedeva l’iniziativa di Trump, sarà temporaneamente affidato a un Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, composto da 15 tecnocrati palestinesi e posto sotto l’autorità del “Consiglio di Pace” presieduto da Donald Trump, finché l’Anp non avrà attuato un programma di riforme.
La disputa sul ruolo dell’Autorità nazionale palestinese a Gaza era cominciata lunedì 2 febbraio, quando l’ufficio del premier israeliano aveva espresso il proprio rammarico per il fatto che il logo del nuovo Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza contenesse un simbolo rimandante all’Anp, suggerendo un possibile collegamento tra i due enti. “Israele non accetterà l’uso di un simbolo dell’Autorità Nazionale Palestinese”, aveva scritto allora in una nota l’ufficio di Netanyahu. “L’Autorità Nazionale Palestinese non avrà alcun ruolo nell’amministrazione di Gaza”. Per tutta risposta, il Comitato ha ribadito sui social che la sua priorità è “l’aiuto umanitario, l’amministrazione civile, la ricostruzione e un futuro sostenibile per Gaza” e che il logo in questione non è definitivo. Una questione che sembra di poco conto ma che in un contesto simile può avere conseguenze drammatiche.