Groenlandia: la Danimarca aveva messo le truppe in stato di massima allerta prima del discorso di Trump a Davos
Copenaghen aveva anche chiesto l'aiuto della Svezia. Ma l’ordine è stato ritirato dopo l’incontro tra il presidente Usa e il segretario generale della Nato Mark Rutte
La Danimarca non è mai andata così vicina alla guerra con gli Stati Uniti per il controllo della Groenlandia. A pochi giorni dal discorso di Donald Trump al Forum di Davos, in cui per la prima volta ha esplicitamente escluso il ricorso alla forza per annettere l’isola artica, l’emittente pubblica danese DR ha fatto sapere oggi che il governo di Copenaghen aveva ordinato all’esercito di prepararsi con munizioni vere contro una potenziale mossa statunitense nel territorio autonomo.
Lo stato di massima allerta in Groenlandia, secondo fonti del governo centrale citate dall’emittente nazionale danese, è stato mantenuto fino all’incontro tra il presidente Usa e il segretario generale della Nato Mark Rutte, che hanno raggiunto un accordo quadro sulla questione, di cui però ancora non si conoscono i contenuti. Ai soldati di stanza a Nuuk, capitale dell’isola artica, era stato infatti ordinato di caricare le armi con munizioni vere per “dimostrare la volontà e la capacità di difendere la sovranità e l’integrità territoriale del regno”. L’ordine era stato impartito simbolicamente il 14 gennaio, lo stesso giorno dell’incontro tenuto a Washington DC tra il vicepresidente statunitense J.D. Vance, il segretario di Stato Usa Marco Rubio e i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia, Lars Lokke Rasmussen e Vivian Motzfeldt. Ma non solo: secondo l’emittente pubblica svedese SVT, la Danimarca aveva anche chiesto aiuto alla Svezia, trovando una sponda a Stoccolma. Malgrado il brevissimo preavviso e dopo una breve consultazione con il proprio governo, secondo l’emittente, i comandi delle forze armate svedesi hanno infatti scelto di partecipare all’operazione con un pugno di funzionari addetti alla pianificazione.
Tuttavia, secondo l’emittente danese DR, l’ordine è stato ritirato mercoledì 21 gennaio, quando il presidente Trump ha escluso l’uso della forza in Groenlandia (“Non ho bisogno di usare la forza, non devo usare la forza, non voglio usare la forza”) e ha fatto marcia indietro, revocando anche i dazi imposti contro le importazioni da otto Paesi (Danimarca, Regno Unito, Francia, Germania, Norvegia, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi), che avevano inviato truppe a Nuuk.
Malgrado la de-escalation dei toni, lo schieramento militare in Groenlandia resta consistente. “L’aumento della presenza militare in Groenlandia continuerà per il resto dell’anno”, si legge in una nota diramata oggi dal Comando di Difesa Danese nell’Artico, secondo cui questo incremento di truppe “si inserisce nel quadro dell’esercitazione militare Arctic Endurance, iniziata la scorsa settimana”. Queste manovre, ha spiegato il Comando danese, si svolgono in collaborazione con gli alleati della Nato che hanno inviato contingenti in Groenlandia per pianificare e condurre ricognizioni sull’isola: ad oggi Francia, Germania, Svezia, Norvegia, Finlandia, Paesi Bassi, Islanda e Belgio. “Il lavoro consiste inizialmente nell’esaminare le possibilità di supportare l’Arctic Endurance, che si svolgerà per tutto il 2026 in Groenlandia e nei suoi dintorni”, si legge nella nota. “Altre nazioni della Nato hanno mostrato interesse a inviare squadre di ricognizione in Groenlandia e si prevede che arriveranno nel corso dell’anno”.