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Home » Esteri

Flottilla, il racconto choc del deputato Carotenuto: “Gli israeliani ci hanno picchiato, alcuni hanno subito violenza sessuale”

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Il parlamentare del M5S è atterrato a Fiumicino: "Torture anche su donne e anziani. Quando ci hanno puntato contro i mitra, sono stati i secondi più lunghi della mia vita"

“A noi è andata anche bene: altri sono stati torturati, anche le donne e le persone anziane. Qualcuno ha riportato fratture, altri erano bendati per i colpi ricevuti in faccia. Uno è stato portato in infermeria con probabilmente con delle lesioni interne. Altri ancora hanno subito violenze sessuali”. Così il deputato italiano Dario Carotenuto, del Movimento 5 Stelle, racconta le ore trascorse nel carcere israeliano di Ktziot dopo essere stato fermato dalle autorità dello Stato ebraico insieme agli altri attivisti della seconda spedizione della Global Sumud Fottilla.

Carotenuto è rientrato in Italia nel mattino di oggi, giovedì 21 maggio, insieme all’inviato de Il Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani: ad accoglierli all’aeroporto di Fiumicino c’erano, tra gli altri, i colleghi parlamentari Arturo Scotto del Pd e Francesco Silvestri del M5S.

“Quando ci hanno portato sul container – riferisce il deputato – gli israeliani ci hanno detto ‘Welcome to Israel’ e almeno a me niente altro: ci hanno solo picchiato. A me hanno dato un pugno in un occhio e per un po’ non ci ho nemmeno visto. Molte persone sono state portate in infermeria”.

“Ci hanno messo un braccialetto: io avevo il numero 147 mentre Mantovani il 167”, continua Carotenuto. “Ci hanno chiamato per numero e ci hanno divisi: erano con i mitra spianati contro di noi, noi avevamo le mani alzate, ci hanno chiesto di avanzare e poi ci hanno chiesto di girarci. Sono stati forse i secondi più lunghi della mia vita, dopodiché ci hanno preso per il collo e ci hanno diviso e da quel momento in poi non so più niente dei miei compagni di viaggio”.

“In questi giorni ho sentito l’unità di crisi della Farnesina”, aggiunge l’onorevole: “Li voglio anche ringraziare perché hanno fatto tutto quello che potevano”. Ma, ha sottolineato, “la politica non fa abbastanza, i governi non fanno abbastanza: questi ragazzi sono lì perché i governi non fanno abbastanza, stanno rischiando la loro vita perché i governi non fanno abbastanza: questa è la verità”. “Io penso che tutti i governi, tutte le istituzioni dovrebbero cogliere questo messaggio di pace e di speranza per un futuro migliore – conclude – perché quello che stiamo offrendo è solo una prospettiva di guerra, invece questi ragazzi stanno veramente piantando semi di pace”.

Al suo fianco, il giornalista Mantovani ricostruisce così i momenti in cui gli israeliani hanno intercettato le barche della Flottilla: “Ci trovavamo sulla barca, a un certo punto ci hanno sparato addosso non so con quale tipo di proiettili per farci mettere tutti nella parte anteriore. Quindi hanno fatto sbarcare: abbiamo dovuto ammanettati e con le caviglie incatenate. Io sono stato anche spogliato sono rimasto in costume. Ci hanno anche preso a calci. Eravamo circa 180. A me hanno tolto gli occhiali”.

Intanto, dalla Farnesina fanno sapere che “tutti i partecipanti alla Flottilla sono in corso di trasferimento da Ketziot a Eilat per l’imbarco sui charter Turkish”: “I funzionari dell’Ambasciata a Tel Aviv – conclude la nota – hanno seguito le procedure per l’assistenza del caso presso la struttura di Ketziot e sono presenti in aeroporto”.

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